Elezioni Europee 2019

«Perché tanta disparità tra i Paesi dell’Unione?»

22.05.2019

Gastdozentenhaus, Università di Stoccarda

L’Europa di chi ha meno di 30 anni. Intervista a Marco Todescato, ingegnere di ricerca al Bosch Center for Artificial Intelligence di Stoccarda, in Germania. Ha 30 anni ed è di Vicenza

È la nazione preferita dagli italiani che scelgono di studiare e lavorare all’estero, ma è anche il Paese che, in Italia, è spesso superficialmente additato come la causa di tutti i mali dell’ultimo decennio. La Germania, da anni, attrae e respinge. È la casa di migliaia di studenti e lavoratori (20.007 nuovi arrivi nel 2018), ma è anche la terra che sostiene le politiche di austerità, i commissariamenti e che determina la relazione tra i nostri titoli di Stato e i loro. Lo spread, insomma. Se fosse un derby calcistico, l’Italia avrebbe già vinto per 15 a 8 (risultato degli scontri diretti in competizioni ufficiali e amichevoli, ndr). A livello occupazionale la realtà è ben diversa. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 33 per cento in Italia, in Germania si attesta ben sotto il dieci per cento. Questo, insieme alla possibilità di svolgere l’attività di ricerca che desiderava, è uno dei fattori che hanno spinto Marco Todescato, trentenne vicentino con un post doc in ingegneria informatica all’università di Padova, a mettere radici a Stoccarda. L’inizio della sua esperienza fuori dall’Italia risale al liceo, quando frequentò per sei mesi, tra il terzo e il quarto anno, una scuola superiore in Australia. Poi, durante il dottorato a Padova, trascorse due mesi in Germania presso un istituto di ricerca, quindi dieci mesi negli Stati Uniti in diverse università e, poi, di nuovo, due mesi a Zurigo. Alla vigilia delle Europee del 26 maggio, Marco non è ancora sicuro di andare a votare, «più che altro, per disinformazione».

Ti senti un cittadino europeo?
«Sì e no: trovo sia una questione di prospettiva. In un contesto globale, sì. Le nazioni europee condividono, ovviamente, tanti tratti culturali, sociali e storici che le rendono simili, e che mi fanno sentire parte di uno Stato europeo. Purtroppo, però, in un contesto più ristretto, come quello dell’Unione, non mi sento altrettanto europeo. Credo che le barriere burocratiche siano ancora un grosso ostacolo all’integrazione reale».

Che cosa rappresenta per te, quindi, l’Europa? Cosa pensi della realtà di oggi?
«Sinceramente, allo stato attuale, niente di particolare. Ho avuto la fortuna di viaggiare parecchio, sia per lavoro sia per piacere, e sono sempre più convinto che “tutto il mondo è paese”. Non ho la sensazione che l’Europa rappresenti veramente qualcosa di speciale per noi europei. È innegabile che i Paesi, e conseguentemente le culture europee, siano più affini tra loro. Ed è altrettanto innegabile ci sia qualche vantaggio, per noi europei, nel vivere qui piuttosto che nel resto del mondo. Credo anche, però, che la situazione attuale sia ben diversa dall’Europa che vorremmo avere, dall’idea che ci prefiguriamo nella nostra testa. L’assenza di frontiere geopolitiche e la presenza di una moneta unica hanno sicuramente migliorato le cose. Allo stesso tempo, però, hanno anche ingannato molte persone, illudendole di far parte di qualcosa di unitario, di una nazione condivisa».

Marco Todescato, Ingegnere di ricerca al Bosch Center for Artificial Intelligence - 30 anni di Vicenza

Per i giovani professionisti, c’è qualcosa che vorresti migliorare di questa Unione Europea?
«Il mercato del lavoro dei dipendenti e dei liberi professionisti. In primis, comprendo, ma non condivido, l’enorme disparità socio-economica tra Paesi che dovrebbero far parte di un contesto unico, unito e paritario. Certo, i costi della vita cambiano ed è giusto che il mercato lavorativo si adegui. Ma spesso passiamo da situazioni in cui trovare lavoro (o almeno un lavoro specializzato) sembra impossibile, a situazioni dove i soldi sono quasi regalati. In secondo luogo, lavorare in Europa non è facile come sembra. O, per meglio dire, è facile, ma a discapito di tempo e denaro. Basti pensare ai diversi regimi fiscali, per esempio, nonché ai rapporti bilaterali che regolano tali regimi, e conseguentemente la contribuzione pensionistica, tra Paese e Paese. L’unica cosa chiara è che ogni Stato, parlo specialmente dell’Italia, vuole la sua parte quando invece, in un contesto europeo, dovrebbe essere naturale poter lavorare nel pieno della libertà geografica».

Nel frattempo, stai per sposarti. Come pensi di organizzare la tua vita lavorativa e personale tra la Germania e l’Italia?
«Questa è un ottima domanda a cui non ho una risposta certa. Purtroppo credo che uno di noi due dovrà sacrificarsi più dell’altro. La nostra fortuna è che l’attuale forma contrattuale della mia fidanzata le permette di lavorare liberamente anche lontano dall’Italia. Allo stesso tempo, il mio lavoro mi garantisce flessibilità oraria quotidiana. Questi due fattori facilitano le cose, ma per molte coppie, che stanno in Paesi diversi, non è così semplice. Sicuramente, la situazione si complicherà ancora di più se avremo dei figli. Altro tema, tra l’altro, sicuramente da migliorare in una nazione europa unita».

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