Ai Giardini del tè di Dazhangshan, nella contea di Wuyuan, nella Cina meridionale, viene assegnato il Premio Carlo Scarpa 2019. Un riconoscimento che va sempre a difesa del territorio e dell’equilibrio tra uomo e natura

Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton assegna il Premio Carlo Scarpa 2019 ai Giardini del tè di Dazhangshan, nella contea di Wuyuan, nella parte Nord-orientale della provincia del Jiangxi, nella Cina meridionale. A ritirarlo, sabato 11 maggio nella cornice del Teatro Comunale di Treviso, sarà Hong Peng, figura responsabile dell’Associazione dei coltivatori di tè biologico di Dazhangshan. Una scelta che tradisce la ricaduta sociale dell’operazione, prima che estetica: si premia una cooperativa, un’azienda, che non solo si prende cura del territorio avendo deciso di votarsi al biologico dal 2001, in tempi non ancora amputabili di green washing, ma trattiene anche gli utili per la comunità, come dimostra la costruzione della scuola di Tuochuan, nel villaggio di Hexi, sempre nella contea di Wuyuan.

«La cura dell’uomo e le modalità attuali di conduzione agricola fanno sì che questo paesaggio si riveli con una particolare qualità estetica e manifesti connessioni profonde con tradizioni culturali antiche e insieme una significativa e puntuale adesione ai criteri agroecologici delle coltivazioni biologiche più attente», scrive il Comitato nella motivazione della scelta.

Dal 1990 il Premio internazionale Carlo Scarpa per il giardino viene assegnato a luoghi di tutto il mondo in cui i valori estetici e sociali di cura della terra si fondono in modo peculiare, epicentri di resistenza dell’umano nel globo sviluppato. In una geografia di piccole gemme nascoste nelle pieghe della storia locale trovano posto i Céide Fields di Ballycastle, nella contea di Mayo in Irlanda, un paesaggio rurale del Neolitico riemerso dalla torbiera (premiato nel 2018), il Jardín de Cactus di César Manrique, la cava di Guatiza e altri luoghi coltivati nel suolo vulcanico di Lanzarote (2017), le foreste dei meli selvatici del Tien Shan, sulle Montagne Celesti del Kazakistan (2016).

Ma anche lo spazio Maredolce-La Favara a Palermo (2015), testimone dell’incontro tra civiltà araba e normanna o il Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo in Abruzzo (2012), che «offre una preziosa occasione di conoscere meglio, attraverso l’intensità della sua speciale vicenda, la storia più generale dei boschi, le diverse fasi della loro evoluzione, le aggressioni subite, i cicli di degrado e di rinascita», come recita la motivazione dell’assegnazione, che prevede sempre lo studio scientifico di prima mano del caso. A volte rasenta la presa di posizione. Sempre a difesa del territorio e dell’equilibrio tra uomo e natura.

Quello cinese è «una regione collinare-montuosa, ricca di fiumi, alberi e piantagioni di tè, chiusa tra i rilievi di Dazhangshan, Huang-shan (la Montagna Gialla), sito patrimonio dell’umanità, e Sanqingshan, monte sacro al daoismo, anch’esso annoverato tra i patrimoni mondiali», scrive Anna-Paola Pola in I giardini del tè di Dazhangshan. Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2019, a cura di Patrizia Boschiero, Luigi Latini, Maurizio Paolillo (Fondazione Benetton Studi Ricerche-Antiga, Treviso, maggio 2019).

Qui nel 2001 alcuni coltivatori di tè si sono costituiti in un’organizzazione che prende il nome dal territorio delle coltivazioni. Si tratta del cuore del “triangolo d’oro cinese” della produzione di foglie di tè verde, con una storia antichissima della quale vi è traccia, ad esempio, nel Canone del tè di Lu Yu (703-804), che parla di quello prodotto «nelle vallate montane di Wuyuan». Le coltivazioni si estendono attualmente su un’area di 9.300 ettari, articolate in una dozzina di fattorie. I campi che seguono i principi dell’agricoltura biologica coprono 416 ettari per 250 famiglie di agricoltori. Il tè così coltivato arriva anche in Italia, commercializzato da La finestra sul cielo.

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