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Dalla parte di noi ragazze

01.05.2019

Stella Donnelly è nata nel 1992 a Perth, in Australia

Le canzoni di Stella Donnelly dimostrano che la giovane cantautrice ha un naturale talento pop. Ma anche una lingua tagliente per testi che non passano inosservati

C’è qualcosa di genuinamente seducente nel sorriso di Stella Donnelly, perché quando intervalla un concerto con un aneddoto sulla sua vita sembra che lo stia raccontando proprio a te durante una sessione di prove casalinga. La sua naturalezza e spontaneità sono quelle della ragazza della porta accanto, eppure a 26 anni e con appena un EP e un album all’attivo è già diventata la “next big thing” del cantautorato anglofono. Australiana di nascita (ma ha trascorso parte dell’infanzia nel Galles), nella sua musica Stella Donnelly riesce a mostrare due lati complementari e contrastanti della sua personalità: «Penso che nella mia vita ci sia molta dolcezza, forse perché nelle mie canzoni lascio emergere la mia indole più tagliente».

Partita alle superiori con la classica rock band, ha completato i suoi studi all’accademia di Performing Arts e ha fatto parte di varie formazioni di Perth e Fremantle dall’attitudine indie rock e post-punk. Ma è con la scrittura per chitarra e voce che ha raccolto il vero consenso di pubblico, raggiungendo in poco più di un anno quasi 6 milioni di stream su Spotify e tournée che l’hanno portata in giro per il mondo. «Nella mia città è normale suonare in molte band e stanno tutte andando davvero bene! Quel che è successo in così poco tempo è allo stesso tempo eccitante e spaventoso. Spesso ho bisogno di prendere un momento per respirare e capire di aver imboccato la strada giusta per me stessa».

Nell’aprile 2017 esce Thrush Metal per il mercato australiano, un primo EP di sei brani che verrà poi lanciato a livello internazionale dalla Secretly Canadian meno di un anno dopo. Quell’attitudine fuori dal tempo, fatta di melodie nostalgiche e autunnali, convince fin dal primo ascolto soprattutto grazie alle liriche incalzanti e decisamente prive di filtri. In quella collection di canzoni c’è anche Boys Will Be Boys, che si ritaglia uno spazio fra le rivelazioni dell’anno anche per il tema trattato. Stella racconta infatti di un’aggressione sessuale da lei subita e lascia trasparire la rabbia e l’amarezza nei confronti di quell’amico che ha tradito la sua fiducia. Di lì a poco il brano si trasforma in un caso e per certi versi anticipa Old Man, l’opening track del suo debutto su lunga distanza.

La canzone diventa anche il primo singolo estratto per lanciare Beware of the Dogs e prende spunto dal periodo in cui Woody Allen definì il movimento #metoo «una caccia alle streghe». «È stato strano per me guardare il mondo cambiare e vedere questi uomini che avevano esercitato il loro potere per tanto tempo essere effettivamente ritenuti responsabili delle loro azioni. Mi ha fatto pensare alle mie esperienze come giovane donna che fa musica e a certi uomini di potere che hanno tentato di manipolarmi e sfruttare altre ragazze».

L’album si regge sulla voce cristallina e suadente di Stella, che sembra incrociare l’attitudine dei primi Belle And Sebastian con l’indie pop di Alvvays e Zoey Van Goey, ma nel caso dell’artista australiana è la dimensione da songwriting domestico a creare un inaspettato sortilegio musicale. Quello della Donnelly è un talento puro e per questo spiazzante, naturale come il suo viso struccato sulla copertina dell’album. Nelle tredici tracce c’è spazio per dinamici fraseggi di chitarra, vocalizzi sognanti, ritmiche dall’incedere popular e ballate appassionate, ma a trionfare è senza dubbio il talento di una scrittura semplice eppure non banale, coinvolgente ma mai sopra le righe. Un approccio che è senza dubbio parte del successo ottenuto in così poco tempo e che la cantautrice non sembra intenzionata ad abbandonare tanto presto: «Non sono sicura di che cosa farò in futuro, ma sono sempre felice di esplorare la musica in tutti i suoi possibili percorsi. Non penso, però, che il mio focus sui testi cambierà così presto».

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