Elezioni Europee 2019

Giovani imprenditori in Erasmus

17.05.2019

Milano, Piazza Gae Aulenti

Compie 10 anni Erasmus for Young Entrepreneurs, programma di scambio europeo per rafforzare il proprio modello di business

Erasmus per imprenditori. Sembra una novità, invece quest’anno ha già festeggiato i dieci anni di attività. L’iniziativa, che vede protagonista come organizzazione intermediaria in Italia la Fondazione Politecnico di Milano, è nata nel 2009 su finanziamento della Commissione Europea. L’obiettivo è favorire lo scambio all’interno dell’Unione Europea tra i giovani imprenditori, o gli aspiranti tali, e le imprese consolidate.

«Per poter accedere a questo progetto bisogna avere alle spalle tre anni di esperienza nel mondo dell’imprenditoria, nel caso si sia già avviata un’impresa in Italia. Oppure bisogna avere un progetto di business che si vorrebbe sviluppare in proprio», spiega Domenico Pannofino, startup advisor e 5G project leader del Polihub, l’acceleratore di impresa del Politecnico di Milano. «Quindi, a livello teorico, anche una persona di 60 anni può farlo. L’età media, comunque, è tra i 25 e i 40 anni». Erasmus for Young Entrepreneurs, che in dieci ha realizzato 7mila scambi in tutta Europa, funziona in maniera piuttosto semplice: la Fondazione Politecnico, o la controparte in un altro Paese europeo, da un lato fa scouting tra i giovani, dall’altro seleziona le aziende, per poi mettere in contatto le due parti. Le spese di viaggio e alloggio sono finanziate dalla Commissione Europea. Lo scambio dura da uno a sei mesi. «L’elemento forte di questo progetto è la relazione uno-a-uno che si crea tra il giovane imprenditore e l’amministratore delegato, il socio fondatore, dell’azienda. Nel nostro database non abbiamo iscritte le imprese, ma i proprietari, i top manager di queste imprese. Sono le persone che scelgono di mettersi in gioco, creando così un rapporto di mentorship», sottolinea Pannofino.

Domenico Pannofino

A differenza di un Erasmus universitario, questo scambio mira a trasmettere competenze gestionali e organizzative, non tecniche, e a creare progetti di collaborazione nel medio e lungo periodo. «Prendiamo il caso di un giovane architetto. Si presuppone che abbia già tutte le nozioni e le capacità per svolgere questa professione. Quello che magari gli manca è sapere come avviare uno studio in proprio. Ecco che allora avere un modello a cui rifarsi può essere l’elemento vincente. Ci sono stati casi di studi europei che hanno aiutato concretamente degli architetti italiani ad aprire la loro attività. Altri, in cui i giovani imprenditori, mettendo alla prova il loro modello di business, si sono resi conto che non poteva stare in piedi e che l’imprenditoria non faceva per loro».

A livello di nazionalità, l’Erasmus for Young Entrepreneurs è stato ben accolto soprattutto in Italia e Spagna, dove, anche a causa della disoccupazione, tanti ragazzi cercano la loro realizzazione professionale nell’auto-imprenditorialità. La meta preferita sinora è stata la Gran Bretagna, ma, a causa della Brexit, ora ci si rivolge più a Francia, Germania, Svezia e Olanda. Dal lato aziendale, l’Italia fa la sua parte grazie alle tante piccole medie imprese che rappresentano un terreno fertile per testare le proprie capacità manageriali. Non si registrano particolari disparità di genere, «anche se in alcuni settori, come l’hi-tech, la presenza maschile è più elevata», specifica Pannofino.

Proprio a sostegno delle giovani donne, a settembre partirà un nuovo progetto finanziato da un fondo dell’Unione Europea, composto da Norvegia, Islanda e Liechtenstein. L’obiettivo è fornire competenze imprenditoriali e digitali alle mamme sotto i 30 anni, che dopo la maternità non sono riuscite a tornare nel mondo del lavoro. La limitazione dell’età, per un Paese come l’Italia dove si fanno figli in tarda età, non facilita la realizzazione del progetto. Ma il Polihub ci crede lo stesso e pensa di riuscire a formare 150 giovani mamme nei prossimi due anni.

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