Elezioni Europee 2019

Il Vecchio Continente non è “lost in translation”

IL 101 15.05.2019

L’Europa creativa sembra essere più in forma di quella politica. Ma spesso è proprio l’Europa politica a fornire a quella creativa i fondi per svilupparsi: ad esempio con gli aiuti alle traduzioni dei libri

L’Europa unita, si dice spesso a ragione, non ha costruito un’epica all’altezza del suo formidabile progetto. Per questo appare fragile: quando si uniscono comunità gelose della propria identità è necessario fornirle di un attraente orizzonte culturale comune. La parola “narrazione” è ormai impronunciabile, ma il senso è proprio quello. Basti pensare all’America o alla Svizzera: perfino Guglielmo Tell potrebbe bastare. Ma i pur nobili ecisti dell’Ue, che sono sempre elencati in un mantra ormai sfiatato («schuman-monnet-spinelli-adenauer…») e che ogni 9 maggio sono pigramente celebrati, come ogni anno, in occasione della Festa dell’Europa – sono privi di spessore romanzesco. Eppure, la Commissione europea offre un contributo prezioso proprio alla fiction comune.

Il progetto Europa Creativa, che promuove nel suo complesso la cultura con un budget di un miliardo e mezzo di euro per il periodo 2014-2020, prevede un fondo, con bandi annuali, per le traduzioni fra le lingue dell’Ue e di alcuni Stati vicini: con l’adesione dell’Armenia e del Kosovo, il programma coinvolge ora più di quaranta Paesi. Tra il 2014 e il 2018 l’Ue ha contribuito alle spese di traduzione di circa 2.000 opere di narrativa (la non-fiction non è ammessa) in più di 30 lingue diverse e nel 2019 distribuirà più di tre milioni e mezzo di euro.

Il programma, che adotta criteri simili a quelli che molti Paesi, Italia compresa, applicano in proprio per erogare incentivi a chi ne diffonda la letteratura, aiuta a costruire un panorama editoriale comune a tutto il continente. Le lingue minori ne traggono il maggiore beneficio sia “in entrata” sia “in uscita”: grazie all’aiuto economico di Europa Creativa, Iperborea ha pubblicato in italiano Le Api dell’estone Meelis Friedenthal e Come tessere di un domino del lettone Zigmunds Skujinš. E, all’inverso, sono stati tradotti in albanese Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini, in croato La Folie Baudelaire di Roberto Calasso e in macedone Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi. A volte gli intrecci sono ancora più acrobatici ed esotici (ad esempio, La legge di natura del finlandese Kari Hotakainen tradotto in sloveno), ma Europa Creativa non è una riserva per specie linguistiche protette. Il progetto sostiene anche l’attività di traduzione tra Paesi con letterature più conosciute. E grazie ai suoi fondi, o a quelli del precedente Programma cultura, sono arrivati in Italia i libri di due giganti della letteratura europea contemporanea, Georgi Gospodinov (La fisica della malinconia, Voland) e Annie Ernaux (Gli anni, L’Orma), ed è stata tradotta in bulgaro L’amica geniale di Elena Ferrante.

Certo, l’Europa creativa sembra essere molto più in forma di quella politica. Ma spesso è proprio l’Europa politica a fornire a quella creativa i fondi per svilupparsi. Pensiamo anche a questo in vista del 26 maggio.

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