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Una nube esplosiva sotto il lago Kivu

IL 113 27.06.2019

Il lago Kivu ha una profondità massima di 475 metri e occupa una superficie pari a 2.700 chilometri quadrati

Anidride carbonica e metano imprigionati nei fondali: tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo si rischia un’eruzione limnica

Il 21 agosto 1986 lungo le coste del lago Nyos, in Camerun, 1.746 persone persero la vita nel giro di un minuto. La causa? Un’esplosione limnica, ovvero una repentina emissione di anidride carbonica dal fondale del lago, asfissiante per animali e esseri umani. Furono rilasciate tra le 100 e le 300mila tonnellate di CO2, proveniente da emissioni di gas vulcanici sotterranei e dalla decomposizione di materiale organico. Come per una bibita gassata, quando si aumenta la pressione agitando la bottiglia e il tappo salta. Per anni la CO2 si è accumulata sul fondale trattenuta dalla pressione dell’acqua. Aumentando la concentrazione, a un certo punto si è superata la soglia critica e la nube è risalita dalle profondità del lago.

Di esplosioni limniche ne sono state registrate a oggi soltanto due. Tuttavia, un simile destino incombe sul grande lago Kivu, al confine tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, una delle aree più densamente abitate del continente africano e fonte d’acqua per agricoltura e settore minerario. Nella regione, che è stata per anni teatro del conflitto più sanguinoso dell’ultimo lustro – oltre cinque milioni di persone hanno perso la vita nei massacri tra hutu e tutsi – si continua a temere per un potenziale, immenso disastro ambientale e umano.

Le coste del lago Kivu sono densamente popolate

È opinione dei geologi che a centinaia di metri sotto il fondale del lago Kivu si celino ben 250 miliardi di metri cubi di CO2, una quantità mille volte superiore rispetto al lago Nyos. A preoccupare, però, è anche la presenza di metano: ben 60 miliardi di metri cubi. In caso di un’eruzione, infatti, il metano potrebbe liberarsi nell’atmosfera e, a contatto con una fonte di energia, deflagrare.

«Il metano non causerebbe spontaneamente un’esplosione sulla superficie, ma ci sono numerose fonti d’ignizione sopra e attorno al lago», sostiene il professor Robert Hecky dell’Osservatorio dei Grandi Laghi africani dell’Università del Minnesota. Per evitare il disastro, una soluzione sarebbe quella di estrarre i gas dal fondale del lago Kivu. A questo scopo, il Ruanda ha realizzato Kivuwatt, un impianto galleggiante pilota da 26 megawatt per estrarre il metano e impiegarlo come fonte energetica. Il successo ha portato a un accordo da 400 milioni di dollari per la produzione di metano con Gasmeth Energy, di proprietà di imprenditori statunitensi e nigeriani e ruandesi. Per la CO2, al momento, non ci sono invece soluzioni – giacché quella estratta insieme al gas viene ri-pompata nel sottosuolo per evitare le emissioni in atmosfera. La speranza è che la riduzione della pressione dovuta all’estrazione del metano, ridimensioni, per il momento, l’eventualità di una catastrofe.

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