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Costa Rica, il primo Paese a zero emissioni

12.06.2019

Costa Rica, una spiaggia del Parco Nazionale Marino Las Baulas. Nel 1996 è stato introdotto il programma Bandera Azul per promuovere il turismo nel pieno rispetto dell'ambiente

Addio ai combustibili fossili entro il 2050, è l'obiettivo del presidente Carlos Alvarado Quesada. Non sarà facile, ma la rivoluzione verde è cominciata

A Nord ci sono gli Stati Uniti, con Donald Trump che ha fatto carta straccia dell’accordo di Parigi, e il Messico, il cui nuovo presidente vuole rilanciare le centrali a carbone. A Sud c’è il Brasile di Jair Bolsonaro, dove circola l’idea che il cambiamento climatico sia tutto un complotto marxista. Al centro, nel ponte di terra che collega i due subcontinenti, c’è la Costa Rica. Ha appena cinque milioni di abitanti, poco meno della metropoli di Roma e niente in confronto ai tre giganti demografici d’America. Nonostante le dimensioni, la Costa Rica ha però un’ambizione grande: essere d’ispirazione per il resto del mondo, liberandosi dei combustibili fossili entro il 2050.

L’ambizione in realtà è del suo presidente, Carlos Alvarado Quesada, 39 anni e un passato da scrittore di romanzi. Può sembrare un particolare irrilevante, ma non lo è: per spiegare il suo piano di azzeramento delle emissioni Alvarado ha insistito proprio sull’importanza della narrazione. Alcuni biologi dicono che la modalità narrativa è fondamentale per la nostra specie e che ci serve per orientare l’azione sul mondo. La lotta al riscaldamento globale è la più grande sfida dell’umanità, eppure, secondo Alvarado, ci manca una storia da seguire. La Costa Rica vuole essere quella storia, per ispirare tutti gli altri. Concretamente, gli sforzi della Costa Rica non intaccheranno il quadro generale: i livelli di emissioni inquinanti della piccola repubblica centroamericana non sono paragonabili a quelli di Cina e Stati Uniti. Alvarado, comunque, prende la questione molto seriamente. La gran parte dell’elettricità generata in Costa Rica già proviene da fonti rinnovabili, soprattutto dall’acqua dei fiumi. L’obiettivo, quindi, è de-carbonizzare il settore dei trasporti e traghettarlo verso l’energia elettrica: i bus, i taxi, le automobili e i treni dovranno essere alimentati a elettricità entro i prossimi trent’anni. Poi bisognerà rivedere il sistema di gestione dei rifiuti, sostituendo le discariche e introducendo nuovi impianti di compostaggio e di riciclo, e capire come contenere i gas serra prodotti dall’agricoltura e dall’allevamento.

Non sarà facile. Il governo dovrà innanzitutto trovare nuove fonti di reddito, perché il 20 per cento delle entrate pubbliche della Costa Rica proviene dalle tasse sui combustibili fossili e sulle automobili. E dovrà anche pensare a riconvertire la Recope, la compagnia petrolifera statale e la più grande azienda dell’America centrale. Qualcosa sta già facendo: la Recope sostituirà la benzina super con una nuova miscela a base di etanolo. Alvarado promette un cambiamento radicale, ma dovrà gestirlo con attenzione: vuole scrivere una bella storia, e non può permettersi che i costaricani ne diventino gli antagonisti.

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