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Dare leggerezza al metallo

IL 112 13.06.2019

Il processo di fresatura nel laboratorio di Fucina a Desio (Monza Brianza)

Delfino Sisto Legnani

Gambe sagomate, orientabili a proprio piacimento, all’interno delle quali sono nascosti tiranti e bulloni. I segreti di un tavolo in ferro e alluminio caratterizzato da una pulizia e un rigore quasi scandinavi. Anche se siamo in Brianza

«Verso nasce dall’idea di alleggerire la percezione visiva di un tavolo in metallo. “Affettando” il cilindro della gamba siamo riusciti a inserire la possibilità di più facce, cioè di diverse riflessioni del colore, che cambia a seconda della superficie tonda o piatta e inoltre ha un effetto brillante, perché abbiamo usato vernici ad acqua simili a quelle delle carrozzerie». Maddalena Casadei spiega il tavolo che ha disegnato per Fucina partendo dall’idea di base: la leggerezza. Un ossimoro se si pensa al materiale di base: il metallo. Un accostamento tra contrari voluto e pensato: «Il ferro ci ha permesso di realizzare un top dallo spessore molto ridotto, a differenza del legno, per esempio. Il progetto si basa proprio sul contrasto tra il piano molto sottile e la gamba», cioè il particolare che dà il nome al progetto. Il tavolo cambia infatti a seconda del verso in cui viene montata: «Girandola verso l’esterno otteniamo un piano ottagonale, verso l’interno invece raggiato», continua la designer che spiega anche come, in corso d’opera, abbia deciso di cambiare il tipo di lavorazione per realizzarla. Un processo possibile anche grazie al lavoro manuale che caratterizza le produzioni di Fucina. «Inizialmente era un cilindro in alluminio vuoto e poi saldato. Alla fine abbiamo optato per una gamba quasi piena che viene tagliata per erosione con un filo sottile. È un tubo dello spessore di 4 centimetri con la parte centrale vuota in cui passano i tiranti che la collegano al piano», conclude.

Materiali per la lavorazione

Delfino Sisto Legnani

Operazione di sabbiatura prima della verniciatura finale

Delfino Sisto Legnani

Il tavolo Verso di Maddalena Casadei per Fucina

Miro Zagnoli

Eccolo, l’altro punto di svolta. I tiranti, i giunti, le imbullonature, le saldature, le viti: sono tutti nascosti. Gli arredi in metallo di Fucina si scrollano di dosso la polvere del cliché dell’immaginario legato al lavoro del fabbro e alla pesantezza del materiale, ma anche di un certo “industrial style” che gioca a mettere in vista proprio meccanismi e strutture. Le due collezioni presentate dal marchio creato all’interno di Lidi – azienda di Desio (Monza Brianza) che da oltre 50 anni lavora su facciate, scale, infissi in ferro, acciaio, alluminio e affini – nascono sotto il segno di una leggerezza e di una pulizia quasi scandinava o giapponese.

È la stessa Maddalena Casadei la direttrice artistica di questo nuovo corso, chiamata a sperimentare nell’arredamento le competenze tecniche dell’azienda e del distretto del metallo che si è creato intorno a essa. Se la Digest Collection del 2018 aveva il compito di lanciare il progetto e comunicare, anche nel nome, la semplificazione della materia metallica, la Symposia, portata all’ultimo Salone del Mobile di Milano, fa un passo ulteriore e cresce attorno all’idea di convivialità: un tavolo grande, da pranzo o da lavoro, con i tratti distintivi di Fucina. «Abbiamo lavorato molto sulla pulizia dei punti di congiunzione», conferma Casadei «e poi tutti i designer che ho coinvolto, con i quali mi sento affine, hanno una certa pacatezza», osserva. Oltre a Jun Yasumoto, già presente con i suoi pezzi nella Digest, quest’anno Maddalena Casadei è riuscita a chiamare anche la campionessa danese di funzionalità e minimalismo Cecilie Manz, alla sua prima collaborazione con un’azienda italiana.

«Le reazioni che abbiamo avuto al Salone sono state buone: la collezione è piaciuta molto, anche se c’è ancora una certa difficoltà a immaginare gli arredi in metallo nel proprio spazio», riflette Casadei. «In realtà è sempre difficile, quando si ha a che fare con pezzi monomaterici: sono monolitici. Eppure penso sia una buona nicchia. In fondo, il marmo è tornato una decina di anni fa. E i nostri tavoli non hanno certo pesi superiori a quelli del marmo. Ora aspettiamo l’affermazione dei metalli».

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