Migliora la condizione femminile, nel Consiglio federale vige la parità di genere. Ma in tanti ambiti la discriminazione è ancora tangibile

Le donne emiratine ambiscono a contare sempre di più a tutti i livelli e a competere con i colleghi maschi nell’esercizio della leadership. A seguito della direttiva del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Khalifa bin Zayed Al Nahyan, da quest’anno raggiungeranno il 50 per cento dei seggi nel Consiglio federale nazionale, ossia 20 su 40. Dopo l’ingresso nell’esecutivo di due nuove giovani ministre, con deleghe alla Gioventù e alla Felicità, si concretizza così il raggiungimento dell’obiettivo della parità di genere nell’istituzione che guida i sette Emirati. Una misura più formale che sostanziale? È ancora presto per dirlo. Secondo la presidente dell’Unione Generale delle Donne, Fatima bint Mubarak, le quote sono l’unica strategia valida per accelerare questi processi.

In una società globalmente interconnessa, ruoli, attitudini e stili di vita si stanno rapidamente evolvendo. Due terzi dei giovani pensa che il peso della religione nelle scelte quotidiane sia eccessivo. E le ragazze del Golfo, che indossino il tradizionale niqab o l’abaya a viso scoperto, vogliono poterlo scegliere autonomamente, acquistandolo online con la propria carta di credito o facendo shopping con le amiche. «Le donne giocano un ruolo di primo piano nello sviluppo degli Emirati Arabi», ha twittato il vicepresidente Mohammed bin Rashid Al Maktoum. «Si assiste ad uno sviluppo costante del lavoro femminile e pertanto anche alla crescita di un nuovo bacino di utenti con un potere d’acquisto promettente», racconta a IL Patrick Chalhoub, ceo del Gruppo Chalhoub, leader nel settore del lusso, impegnato a diventare un modello a supporto dell’empowerment femminile nella regione. Eppure, dietro ai tweet, alle dichiarazioni d’intenti e al pinkwashing istituzionale, continuano a nascondersi forme di maschilismo e stereotipi patriarcali.

Abu Dhabi, la Grande Moschea Sheikh Zayed

Le emiratine al lavoro oggi sono circa 140mila contro il migliaio del 1975, ma la maggior parte continua a operare soltanto nel settore pubblico. Sebbene gli Emirati Arabi – in base al Report sul divario di genere del World Economic Forum – registrino miglioramenti per uguaglianza retributiva, le pratiche di discriminazione latente sono ancora diverse in ambito legale, sociale e culturale. Per esempio, gli uomini godono di privilegi in materia di matrimonio, divorzio e custodia dei figli: alle donne spetta l’affido delle figlie femmine solo fino ai 13 anni di età e dei figli maschi finché non hanno compiuto l’undicesimo anno, ma la priorità della custodia legale resta paterna. Solo se un tribunale decide che è nell’interesse di un figlio restare con la madre sino a 18 anni o di una figlia finché non sarà sposata, le spetterà l’effettiva custodia.

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