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Gonne di fiori, danze e profumi tropicali

IL 112 25.06.2019

Il festival Heiva I Tahiti quest’anno è in calendario dal 4 al 20 luglio

La Polinesia francese si tiene stretta l’Unione Europea, ma riscopre la propria identità culturale. Celebrata in un grande festival estivo

Le voci del canto himene accompagnano la danza ote’a, mentre una quarantina di vahine (ballerine) danzano furiosamente, ricoperte da gonne fatte di corteccia di cocco e fiori d’ibisco, con finiture di madreperla e conchiglie. I movimenti del bacino sprigionano profumi tropicali, mentre i lunghi capelli, considerati un elemento sacro, sono acconciati per coprire spalle e seni, come un lungo manto nero. Il vortice viene interrotto da una ballerina solista – Gaugain era riduttivo nel dipingere la bellezza delle donne di Tahiti – che con movenze sinuose delle mani e delle anche, facendo vibrare le foglie della gonnella, racconta la storia di una principessa dimenticata. Un incanto interrotto dall’irruzione di danzatori muscolosi, tutti tatuatissimi, che formano cerchi concentrici intorno a lei, in un ipnotico frullare di corpi.

L’Heiva non è un festival qualsiasi; certo, non una trovata per turisti. «Questo è il simbolo dell’identità polinesiana e della sua cultura, nato per proteggere le nostre tradizioni», spiega Miriama Bono, direttrice del Museé Tahiti, da pochi mesi rinnovato. La Polinesia rimane territorio francese, quindi parte dell’Unione Europea. In pochi sognano l’indipendenza. Sarebbe troppo difficile essere soli. Ma sull’identità c’è una nuova riscoperta. «Il patrimonio culturale è unico e va difeso. Occorre preservare i costumi tradizionali, i canti, la lingua».

Ogni anno, a luglio, dal 1985, quando il festival tradizionale Tiurai, in seguito all’autonomia polinesiana, fu trasformato in Heiva I Tahiti, gruppi di canto e danza da tutto l’arcipelago si esibiscono, in gara l’uno con l’altro, facendo rivivere le antiche leggende grazie ai loro canti polifonici. Il tutto con coreografie e canti mitologici che ripercorrono le storie di Ta’aroa, il dio creatore, Pele la dea del fuoco, Maui, l’imbroglione reso famoso dal film Disney, e le storie degli antenati. Ogni parola, ogni movenza, ogni costume, realizzato con i materiali iconici dell’arcipelago, è dedicato a una vicenda precisa. In questo mese di festività si praticano anche sport come la regata Va’a Taie con le canoe, il lancio del giavellotto, la corsa con i caschi di banane, il wrestling polinesiano.

Per secoli, l’Heiva è stata proibita dai missionari francesi, in particolare le danze, considerate peccaminose. «Oggi invece sta diventando un momento che unisce la comunità», aggiunge Bono. «Sono numerose le scuole che insegnano la lingua, i canti, le usanze tradizionali; c’è una riscoperta profonda delle origini, che ci distanzia del mondo globalizzato». Anche solo per la durata di una danza.

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