Moda / Moda Uomo 2019

Pantaloni, ode alla pluralità

13.06.2019

Berwich

L’indumento mai singolare si presta a interpretazioni molteplici, in una girandola di materiali, colori, tagli e dettagli

I pantaloni sono un capo del guardaroba che è anche una piccola lezione di grammatica. Un comune dizionario definisce “pantalone” «ciascuna delle due parti di cui si compone l’indumento» e ne segnala prontamente l’uso «specie al plurale». La Treccani e i vari libri scolastici si spingono più in là, elencandolo al primo posto tra i nomi difettivi, ovvero «usati soltanto o prevalentemente al plurale (dunque difettivi del singolare)». Ecco quindi i pantaloni, i calzoni, gli occhiali, le forbici, le redini, le manette, le bretelle, le cesoie, tra i nomi che indicano oggetti formati da due o più elementi. Una nicchia della lingua italiana popolata anche da quei termini che indicano una pluralità come «le stoviglie, i dintorni, le vicinanze, le spezie, le vettovaglie, le masserizie, le viscere, i viveri, le percosse, i bronchi, le assise».

Nati plurali, i pantaloni non potevano che crescere molteplici, variegati come le interpretazioni che la storia della moda ne ha fatto nei secoli, dal loro debutto medievale. E anche nell’accezione contemporanea del capo, le proposte sono tra le più diverse. Tra le anteprime viste a Firenze a Pitti Immagine Uomo 2019, di cui vi proponiamo una selezione, spiccano capi attenti alla sostenibilità, impreziositi da materiali ricercati come il lyocell giapponese (una fibra organica ricavata dalla lavorazione della cellulosa di eucalipto), ognuno con la sua codificazione di colori, tagli e dettagli.

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