Magazine / Storie

«Il mio monopattino nasce da una salsiccia»

IL 112 13.06.2019

Wim Ouboter, fondatore dell'azienda di monopattini Micro

Wim Ouboter, quarantenne, svizzero: è stato lui a dare inizio alla rivoluzione della mobilità cittadina, dall’asilo all’ufficio. «Ho disegnato il primo prototipo per andare a mangiare il miglior “bratwurst” di Zurigo»

Sono colorati, hanno due ruote davanti, una dietro e fanno malissimo quando ti arrivano a tutta velocità sugli stinchi. Se avete bambini piccoli sapete già di che cosa stiamo parlando: i monopattini. Quelli piccoli, che corrono veloci e li trovi accatastati fuori dagli asili. Da quando sono diventati più alti, elettrici e disponibili in sharing nelle grandi metropoli internazionali sono diventati loro malgrado lo spirito dei tempi di questa nuova generazione, della lotta al climate change, persino di Greta Thunberg.

«Eh, eh, eh, certamente il mondo sta cambiando, ma ancora di più è cambiato il concetto di mobilità urbana e forse anche grazie ai nostri monopattini»: pochi sanno che il genio del male dietro a questo successo planetario – quello che ridacchia, per intenderci – è uno svizzero di Zurigo, molto svizzero nel suo modo di intendere l’ambiente e molto italiano nel suo essere un inventore inquieto. Wim Ouboter, 42 anni, è il fondatore di Micro Mobility Systems, meglio conosciuta come Micro. Più di 60 dipendenti (tra stabilimenti e centri di ricerca e sviluppo) e 1,7 milioni di monopattini venduti all’anno nel mondo. Non un colosso paragonabile nei numeri ai giganti cinesi che da poco si sono messi a produrre tavole con le ruote, ma certamente un leader culturale. I monopattini hanno 100 anni, sono nati negli Stati Uniti e venivano realizzati tutti in alluminio. Li usavano prevalentemente i bambini. Per trovare il vero precursore di quelli attuali tocca aspettare la fine degli anni Novanta e guardare, appunto, dalle parti della Svizzera. «E dire che tutto è iniziato con una salsiccia, il miglior bratwurst di Zurigo», ridacchia ancora mentre è in viva voce sulla sua auto.

L’idea del primo kickboard, cioè della prima tavola con le ruote, l’ha avuta fondamentalmente per una questione di pigrizia mentale. Lo Sternen Grill più vicino era secondo Wim troppo lontano per essere raggiunto a piedi e troppo vicino per scomodarsi a prendere una bicicletta. Così decise di realizzare una via di mezzo. Come spesso accade a molti grandi inventori, il primo prototipo non fu compreso. Quantomeno dagli adulti dell’età del giovane imprenditore elvetico. I bambini invece intuirono subito il senso di quella tavola particolarmente leggera, veloce e con due ruote davanti. Fu la moglie Janine a riconoscere il potenziale di questa innovazione e a spingere il marito a metterlo in produzione. Il prodotto esplose sul mercato quasi subito, nel 2000. «Da allora», spiega Ouboter, «la società è cambiata moltissimo. E noi con loro. La nostra idea di mobilità si è evoluta ed è diventata proprio quella di introdurre nuove opportunità nelle città».

L’inquietudine di Wim Ouboter si intuisce proprio guardando ai prodotti che sono nati nelle fabbriche di Zurigo. Si va dal Micro Luggage, una custodia con un kickboard pieghevole (approvato come bagaglio a mano), pensato per i frequent flyers, all’emicro one, probabilmente l’e-scooter più compatto e leggero al mondo. Come ricorda Wim con orgoglio, si arriva a Micro-Lino, un quadriciclo pesante, un’auto elettrica ispirata alla nostra Isetta, microvettura prodotta tra il 1953 e il 1962 dalla casa automobilistica italiana Iso di Bresso (Milano).

Visti dall’alto, per varietà delle forme (e senso), questi prodotti compongono un ecosistema pulsante e vivo, anni Settanta nell’anima e condannato al mutamento. «Ci sono i cinesi», chiarisce subito Wim, «e sono diventati dei veri concorrenti». Come dire, occorre essere più creativi di loro. E più veloci.

Chiudi