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Rinascono le portinerie e conquistano il quartiere

06.06.2019

Parigi, la conciergerie di quartiere “Lulu dans ma rue”.

Offrono servizi ai cittadini, aiutano a risolvere le incombenze quotidiane, diventano punti di incontro. E a Milano sbarcano nei mercati coperti

Madame Michel, la portinaia di Rue de Grenelle uscita dalla penna di Muriel Barbery, che leggeva Marx con «l’eleganza di un riccio», avrebbe il phisique du rôle per diventare una “Lulu”. I collaboratori di “Lulu dans ma rue”, il primo portierato di quartiere, fondato a Parigi da Charles Edouard Vincent con il sostegno del Comune, sono come lei: fidati, discreti e preziosi. I sette chioschi pionieri sono nati per rivitalizzare l’economia locale e le relazioni di vicinato, così come si prefigge ora il progetto pilota varato dal Comune di Milano: portare le portinerie di quartiere nei mercati coperti per riconnettere anonimi punti vendita con il territorio, trasformandoli in contenitori di idee e servizi a disposizione dei cittadini.

Parigi ha cominciato dal centro cittadino (con il Kiosque Saint Paul nel Marais), Milano dalle periferie. La prima sperimentazione, in partenza a giugno, sarà infatti “Made in Corvetto”, presso il Mercato di Piazza Ferrara, dove due stalli vuoti già assegnati verranno attrezzati per ospitare la portineria, il book crossing e la bacheca di quartiere. Gli stalli liberi, in altri nove mercati, saranno aggiudicati entro ottobre con un bando per operatori del commercio, associazioni e startup sociali.

Se nelle residenze di lusso le conciergerie sono spesso sostituite dalle delivery room e i portinai da maggiordomi multitasking, nella maggior parte dei condomini esse costituiscono una spesa sempre meno sostenibile (a Milano i custodi sono passati in 30 anni da 16mila a seimila). In Europa si stanno sviluppando esperienze differenti con un obiettivo comune: risolvere incombenze quotidiane a costi modici. Non solo ritirare pacchi o bagnare le piante quando i proprietari sono in vacanza, ma anche consegnare la spesa a domicilio, far compagnia a un anziano, custodire chiavi, dar da mangiare al gatto. A Tolosa la Conciergerie Allô Bernard ha modulato i suoi servizi per target: abitanti, imprese e pensionati.

Casi analoghi si diffondono anche nel nostro Paese, da Sud a Nord. A Bari e a Milano, Caffè Portineria, Portineria 21, Portineria 14 e Hug hanno scelto la formula bar, mentre la scommessa di Cocodé a Novara è stata di inserire l’iniziativa all’interno di un centro commerciale, un tempo “non luogo” e oggi luogo di aggregazione. Infine, ci sono i contenitori creati sui social network, come Il Portiere di Quartiere di Roma: «Un vero portierato a cui le persone possono rivolgersi per risolvere i problemi pratici di ogni giorno», si legge sulla pagina Facebook. «Sono tutti centri di servizio e di raccolta con un valore sociale», racconta a IL Marta Maineri, esperta di sharing economy e fondatrice di Collaboriamo. «Possono mischiare più aspetti, dal coworking ad alimenti e bevande, ma in genere favoriscono l’ibridazione di spazi commerciali intorno a cui nascono piccole comunità».

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