Moda / Moda Uomo 2019

«Un uomo non può fare a meno dell’umorismo»

11.06.2019

Silvia Venturini Fendi

L'arte, Karl Lagerfeld, la Baguette e un film di Jacques de Bascher. Silvia Venturini Fendi, a Milano per la settimana della Moda Uomo, si racconta. E rivela come il senso dello humor sia, in fondo, un accessorio indispensabile

La nostra è un’epoca di esasperato individualismo. Eppure, lei è abituata a lavorare in coppia. E sostiene che il dualismo sia parte del Dna di Fendi. Che cos’è il dualismo? 

«Il dualismo è un tratto identitario di Fendi, fa parte del nostro Dna. Tutto si gioca su opposti e anagrammi. Pensiamo all’iconico logo creato da Karl Lagerfeld nel 1965 o alla recente collaborazione con l’artista Nico Vascellari con il quale abbiamo giocato con le parole Fendi/Fiend e Roma/Amor».

Un artista o un’opera che la ispira particolarmente.

«Non ne ho uno. Il mondo dell’arte ha sempre rappresentato un aspetto importante della nostra vita familiare. Sono cresciuta all’interno dei nostri atelier, luoghi di energia, di incontro, di discussione dove dopo il tramonto passavano attrici, registi e scrittori. Catherine Deneuve, Silvana Mangano, Sofia Loren, Monica Vitti, Grace Jones sono solo alcune delle donne che frequentavano i nostri atelier e che hanno ispirato Fendi. In particolare, la nostra famiglia è sempre stata molto legata al mondo del cinema e già nel 1977, per la prima collezione prêt-à-porter, mia madre e le mie zie, con Karl Lagerfeld preferirono un film a una sfilata. Si intitolava Histoire d’Eau e lo girò Jacques de Bascher, regista visionario a noi molto caro».

La sua definizione di eleganza.

«L’eleganza è qualcosa senza tempo, supera i confini generazionali e i trend».

Il miglior ricordo di Karl Lagerfeld.

«Sono cresciuta con la sua presenza, per me era un membro della nostra famiglia. Sin da piccola ero affascinata da Karl, vedevo mia madre e le cinque sorelle che passavano ore e ore ad aspettarlo. Ho sempre capito che c’era qualcosa di molto interessante che avveniva e lo percepivo dall’eccitazione che provocava l’arrivo di Karl da Parigi. Mi ha insegnato a guardare sempre avanti, a non voltarmi indietro. Lui ha fatto solo cose che non ha mai visto e non ha mai amato parlare di quello fatto in passato».

Backstage della sfilata Fendi uomo autunno-inverno 2019-2020

Alcune immagini della sfilata Fendi uomo autunno-inverno 2019-2020

Quest’anno ricorre il centenario del Bauhaus, il movimento che più ha evidenziato che “non v’è differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano”, entrambi fanno un mestiere. Si può sognare con le mani (un’immagine di artigianalità nella sua più alta espressione)?

«Certo, da Fendi l’artigiano è colui che traduce un disegno bidimensionale in un oggetto tridimensionale. Per me la collaborazione tra artigiano e designer rappresenta una contaminazione tra due mondi apparentemente opposti, patrimonio culturale e ricerca. Da un punto di vista tecnico la realizzazione di un prodotto artigianale ha un processo in un certo senso simile a quello di creazione di un’opera d’arte, dovendo gli artigiani da un lato attenersi alla tradizione e dall’altro riuscire a inventare continuamente nuove soluzioni tecniche. Quello dell’artigiano è un mestiere che va nobilitato, sono persone che non mettono solo le mani, ma il cervello. Sono creativi a tutti i livelli, mi consigliano cosa fare per ottenere il risultato che avevo in mente».

Lei dice che la creatività non si può mettere in gabbia. Che cosa significa rischiare nella moda?

«Sperimentando, uscendo fuori dal coro e creando pezzi unici e senza tempo. Perché questo accada uniamo il massimo della qualità, i materiali più lussuosi, a lavorazioni atemporali e innovative. Sono convinta che se le cose sono belle, sono belle anche tra 20 anni. Devono sostenere la sfida del tempo, regalare un’emozione. Il connubio tra passato e futuro è uno degli aspetti più importanti di Fendi. Da sempre diamo molta importanza alla tecnologia, sperimentando nuove tecniche e affiancandole alle lavorazioni artigianali, così facendo diamo vita a capi e accessori con lavorazioni uniche ed esclusive».

La cassetta di cose che più la ispira/l’ha ispirata.

«La mia più grande fonte di ispirazione è Roma. La Città Eterna si pone oggi come una città dove ogni creativo vorrebbe vivere. Un centro di avanguardie, di stimoli illimitati che non ha nulla da invidiare alle altre capitali europee. È come camminare in un museo all’aperto, ogni angolo è magico».

Schizzi per la sfilata Fendi uomo autunno-inverno 2019-2020

Immagine di backstage della stessa sfilata

Chi sono i Millennials. Un’immagine che ben rappresenta le “young generations” (magari tratta dalla vostra piattaforma).

«Sono giovani curiosi; studiano, si informano e apprezzano il passato. Hanno accesso agli archivi e alle immagini più facilmente rispetto a una volta e questo è sicuramente uno degli aspetti positivi della tecnologia. Questo li aiuta ad estendere il loro patrimonio culturale e ad attingere ispirazione da epoche passate. Sono convinta che la curiosità sia alla base di ogni cosa. Guardare il mondo con occhi sempre nuovi e con voglia la voglia di scoprire ciò che c’era prima e ciò che ci sta intorno è fondamentale per aprirci mentalmente e affrontare senza pregiudizi il mondo che ci circonda».

Un uomo non può mai uscire senza…

«Il senso dell’umorismo».

Il capo, l’accessorio che più di ogni altro la rappresenta.

«La Baguette! La Baguette è un oggetto senza tempo, ha più di 20 anni, ed esiste in infinite varianti. A gennaio, sulla passerella della sfilata uomo FW 19-20, per la prima volta abbiamo presentato la versione maschile che si può indossare sotto il braccio, come marsupio o a tracolla. Abbiamo anche collaborato con il brand Porter per la variante in nylon, creando sia la Baguette che la Peekaboo in una versione unica».

 

 

Chiudi