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Arriviamo e diamo fuoco alla musica

03.07.2019

Progetto artistico a geometria variabile, la Fire! Orchestra conta oggi 14 componenti (era arrivata ad averne 28...)

Una formazione di 14 musicisti che remano tutti nella stessa direzione: la buona e libera ricerca tra i generi. Insomma: è tornata la Fire! Orchestra con “Arrival”, un album aulico e di matrice spiritual che lascia il segno

L’evoluzione della Fire! Orchestra è affare di rilievo da ormai dieci anni. Nel 2009 arrivava infatti la pubblicazione di un folgorante mini album, composto da quattro tracce ossessivamente visionarie, in cui si ritrovavano Mats Gustafsson, Johan Berthling e il batterista Andreas Werliin. Da queste tre figure decisamente distanti nascevano allora i Fire!, una band in cui vibrazioni jazz, accenti free e scarti noise si incrociavano con le derive sperimentali del contemporaneo. Da quel nucleo iniziale è poi scaturita un’esperienza collettiva che ha moltiplicato le collaborazioni in maniera esponenziale, ricostruendo l’identità della band e indirizzandola verso un’originale forma canzone arricchita dalle voci di grandi interpreti. «Il gruppo si formò su iniziativa del leggendario promoter di concerti Conny Charles Lindström, una vera forza della natura oltre che un uomo di pazza saggezza», racconta Mats Gustafsson a IL. «Lindström invitò i suoi tre musicisti preferiti a suonare nel suo bar di Stoccolma. Di lì tutto ebbe inizio, eravamo un infiammato ensemble di free jazz acustico! Ben presto, però, le cose sono cambiate e tutti coloro con cui abbiamo scelto di lavorare hanno contribuito a far evolvere il progetto Fire!. Ci piace lavorare con chiunque sia capace di sconvolgerci, questo è fondamentale».

L’evoluzione del 2013 portò la formazione a un totale di ben 28 membri, tutti provenienti dalla scena jazz, improv e avant rock svedese; si costituiva così la Fire! Orchestra, un collettivo d’eccezione durato tre album e che nel nuovo Arrival trova probabilmente una formalizzazione definitiva e più compatta. «È stata una decisione presa alle 3 del mattino», ricorda Gustafsson con emozione. «Stavamo parlando di roba creativa da fare assieme e decidemmo di invitare tutti i nostri amici a Stoccolma per una grande festa Fire!. Si trattò di un successo immediato e dovevamo assolutamente andare avanti, provando a spingerci più a fondo e sviluppare quelle intuizioni. Allora scegliemmo i membri dell’orchestra in base alle nostre idee musicali, perciò tutti i musicisti sono stati selezionati con estrema cura. Ora siamo davvero soddisfatti dell’attuale versione dell’ensemble e resteremo con questo team per molto tempo».

Sebbene il progetto Fire! sia ancora focalizzato sul trio come centro delle attività, la formazione allargata ha decisamente ampliato lo spettro sonoro delle pubblicazioni. Con una compagine di 14 elementi, il quarto capitolo della discografia orchestrale si orienta verso una formalizzazione meno “follemente” avventurosa, ma più focalizzata su un complesso intreccio di destrutturazione e forma canzone. Un determinante elemento di innovazione è la presenza di un irrequieto quartetto d’archi, protagonista fin dalle prime battute di (I Am a) Horizon, e introduttivo all’appassionata interpretazione delle due cantanti Mariam Wallentin e Sofia Jernberg. Ancora una volta è proprio il background dei singoli membri a svelare parte del fascino della Fire! Orchestra, dato che Andreas Werliin e Mariam Wallentin hanno inserito nell’ensemble l’anima mesmericamente soul e intimamente ancestrale del loro progetto Wildbirds & Peacedrums. «Mariam e Sofia sono le migliori cantanti con cui abbiamo lavorato», ci spiega Mats. «Il modo in cui collaborano assieme è eccezionale, ci rendono felici ogni volta che le ascoltiamo, a tutti i livelli possibili. Non c’è motivo neppure per pensare ad altre cantanti nell’orchestra, sebbene in passato abbiamo avuto vocalist straordinari come Thomas Öberg, Simon Olsson, Arno de Boer e altri».

“Arrival” è il quarto album della band, sempre capitanata da Mats Gustafsson, Johan Berthling e Andreas Werliin)

Arrival si sviluppa attraverso costruzioni dai tratti narrativi ma certamente non lineari, in cui l’ascoltatore viene sbalzato fra le molteplici combinazioni di voci e suoni in un viaggio ricchissimo di ossimori. Il lavoro procede spesso per contrasti e giustapposizioni, alternando movimenti lenti e oscuri a esplosioni di concitazione e brio. Mai come in precedenza, la Fire! Orchestra si muove libera nel raccogliere influenze folk-pop e ripensarle in ottica free-jazz, dapprima imprimendo sulle composizioni un marchio di carattere melodico e poi destabilizzandole con improvvisi cambi di ritmo. Il brano Silver Trees mette in mostra proprio questa doppia energia, partendo semplicemente con corde e fiati per poi esplodere in un incedere voluttuoso e lisergico dell’intero gruppo. In Arrival trovano spazio anche due cover trasfigurate come Blue Crystal Fire e At Last I Am Free. La prima, originariamente di Robbie Basho, diventa una natura morta perfetta per le produzioni di casa 4AD, mentre la seconda spinge all’estremo il senso di drammaticità che personaggi come Robert Wyatt ed Elizabeth Fraser avevano già impresso al brano degli Chic.

«L’attitudine è tutto», dice Joe McPhee. «Non so se al momento abbiamo davvero una “scena musicale di ricerca”, i tempi in cui viviamo sono piuttosto fottuti da molteplici prospettive: politiche, ideologiche, economiche e culturali. La manipolazione dei mass media e la riduzione dei valori etici necessitano di un contrappunto. Se potremo contribuire con qualcosa di buono, lo faremo, e continueremo a farlo fino alla fine».

Il risultato complessivo è quello di un album aulico e di matrice spiritual, ma con un’anima in perenne conflitto che crea aperture sperimentali decisamente oblique. Un disco di collisioni, punto di arrivo di una produzione decennale di altissimo livello. «Non sappiamo esattamente cosa significhi “spirituale”», conclude Gustafsson. «Ma crediamo nella bellezza poetica e in ciò che la musica e la cultura radicale possono fare, per le persone e per la società».

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