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In vacanza ad Acapulco tra bikini e mitragliatori

IL 113 01.07.2019

La polizia messicana

Alberghi, spiagge e turisti sono sempre lì. Ma la città non è più la stessa e in periferia regna la violenza

«Down to Acapulco Bay / It is perfect for a flying honeymoon, they say», cantava Frank Sinatra nel 1957 in Come Fly with Me. Ed era davvero così: anche John e Jacqueline Kennedy erano volati ad Acapulco, in Messico, per la luna di miele. Negli anni Cinquanta e Sessanta, non c’era del resto meta turistica più alla moda. Oggi, però, le grandi star, da Cara Delevingne a Leonardo DiCaprio, preferiscono Tulum, sulla costa caraibica. Mentre ogni marzo migliaia di giovani americani scelgono Cancún per festeggiare lo “spring break”.

L’anno scorso, quasi 37 milioni di statunitensi sono andati in vacanza in Messico, oltre il doppio di quelli che sono volati in Canada o in tutta l’Europa. Anche se Acapulco ha perso lo smalto dei tempi di Elvis Presley e Brigitte Bardot, e resta una località popolare solo tra i messicani. Il fatto è che la città è cambiata: i resort di lusso e le spiagge sabbiose sono sempre lì, ma tutto intorno è impossibile non notare soldati e poliziotti che girano armati di fucili d’assalto. Nell’ultimo decennio, Acapulco è diventata una delle città più violente (la più violenta, in diversi casi) del Messico e del mondo: nel 2018 si è classificata al secondo posto con 111 omicidi per centomila abitanti, un tasso più alto perfino di quello registrato a Caracas. La causa scatenante: la frammentazione del sistema criminale per effetto della guerra al narcotraffico, lanciata nel 2006, che ha portato al collasso di quasi tutte le grandi organizzazioni (i “cartelli”) che operavano in Messico. Approfittando del vuoto di potere che si era creato, ad Acapulco – come altrove – sono sorte tante gang, ciascuna intenzionata a prevalere sulle altre.

Qui la violenza interessa soprattutto le zone periferiche, lontane dalle playas, e non tocca quasi mai i visitatori. Sono piuttosto i locali – tassisti, ristoratori e negozianti vari – ad essere vittime di estorsioni e ricatti. Cadaveri riversi sul bagnasciuga (è successo) e militari per le strade non sono comunque un bel biglietto da visita per una città che era la vetrina del Messico e che non possiede altra industria al di fuori di quella turistica. Ma l’insicurezza è un costo per l’intera nazione, visto che il turismo rappresenta quasi il 9% del Pil. E proprio la percezione di insicurezza ha contribuito a far scendere il Messico dal sesto al settimo posto nella lista dei Paesi più visitati nel 2018, stilata dall’Organizzazione mondiale del turismo.

Il caso di Acapulco, peraltro, non è isolato, ma quello più visibile. Molti altri paradisi turistici messicani, a partire da Cancún e Playa del Carmen, stanno attraversando la stessa situazione di crisi: gli omicidi aumentano perché ci sono dei gruppi criminali in lotta per il monopolio dell’estorsione. I turisti stranieri non hanno però (ancora?) lasciato la Riviera Maya. Anzi: da un paio d’anni i Dead & Company, revival degli americanissimi Grateful Dead, hanno scelto proprio questa striscia di costa per il loro festival musicale.

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