Come si crea un pezzo senza tempo? Non c’è una formula predefinita. È un esercizio continuo che ha a che fare con la bellezza, con una buona storia e con la semplicità. In fondo, a volte, basta una singola linea per definire un mito

Qual è il segreto dietro a un pezzo iconico nell’era della riproducibilità tecnica? Se si spegne la luce nella stanza, lasciandone intuire solo la silhouette, si riesce a riconoscerlo lo stesso. O meglio ancora, se lo si schizza al tavolo della colazione una domenica mattina accanto al proprio figlio di due anni che gioca quieto, quando lui verrà a controllare cosa sta disegnando papà, la reazione sarà: «Ma è una Lamborghini». «Quella singola linea centrale», rimugina Mitja Borkert: è la linea Gandini. Marcello Gandini disegnò la Countach nel 1971. E quella linea è tutto ciò che basta. Il più povero dei segni raccoglie la storia, la velocità e tutto quello che ciascuno, appassionato o meno, riesce a caricare sul suo significato.

È anche una questione di emozione. «Magia», la chiama Borkert, pensando forse a suo figlio: «Un buon progetto di design nasconde una ricetta molto semplice». Ciò non vuol dire che non porti sulle spalle un’elevata complessità. È qualcosa che ha a che fare con la bellezza. Con il senso del sublime che abbiamo riciclato nel nostro “effetto wow”, ripulito da relazioni con l’assoluto che non hanno retto il passare dei secoli. «La bellezza è un mistero che nessuno può spiegare, né misurare. Possiamo pesare quanto alluminio usiamo per un progetto. Ma non la bontà del design. Per quello non esiste una formula». Come non esiste quella dell’eleganza. Un buon punto di partenza può essere una proporzione estrema, architettonica. O un universo di riferimenti che raccontino una storia. Metti la Aventador SVJ e il mondo degli F-35. O la Huracan Evo e le moto.

 

Una Lamborghini Huracan

In un futuro dove le grandi città vanno ripensate (magari chiudendo il centro al traffico «proprio come state facendo in Italia», riflette Borkert), dove la stampa 3D cambia la manifattura rendendo accessibile il su misura, e dove la sostenibilità è un’urgenza condivisa, il design ha una grande responsabilità. Può creare qualcosa che rimarrà sempre vivo, impossibile da buttare, perché «appartiene a tutti noi». Come una Lamborghini. Mitja Borkert è head of design del marchio bolognese del toro. Disegna auto per professione, prima che per passione. Eppure, alla fine della giornata, va a casa con il pensiero di aver fatto felici le persone. 

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