Design

La serigrafia sopra tutto

IL 113 17.07.2019

L'interno dell'atelier di Fornasetti a Milano

Le tecniche di stampa sono al centro del lavoro dell’atelier di Milano dove nascono le creazioni di un marchio che ha contribuito a creare l’estetica del Novecento. E che alimenta ancora oggi il sogno di partenza: portare l’arte in ogni casa

«Quando c’era mio padre, non c’era praticamente separazione tra abitazione e atelier produttivo: erano in zone diverse dello stabile, ma tutto sotto lo stesso tetto. Da figlio unico e bambino abbastanza solitario quale ero, spesso giocavo tra le gambe degli artigiani e di nascosto mi facevo riverniciare le macchinine», racconta Barnaba Fornasetti, figlio di Piero ed erede del suo universo artistico e progettuale.

Oggi l’Atelier Fornasetti a Milano non è più attiguo all’abitazione della famiglia, ma continua a produrre i pezzi del marchio seguendo le stesse tecniche di allora, spesso per riedizioni come la sedia Moro, nata alla fine degli anni Cinquanta in cinquanta esemplari e diventata solo successivamente un best seller.

 

Ogni pezzo viene numerato

Tutto nasce da un bozzetto originale di Piero Fornasetti, proveniente dall’archivio come pure la matrice, in china su pergamena, che è il modello in scala 1:1 usato all’epoca per l’applicazione del decoro sulla sedia attraverso la stampa litografica. Oggi si utilizza la stampa serigrafica (un’evoluzione cominciata già ai tempi): la decorazione, colorata a mano, viene trasferita sulla scocca sagomata preparata con una laccatura e riceve poi altri due strati di lacca trasparente. La sedia finita, in legno multistrato curvato a caldo, viene numerata, datata e siglata dall’artigiano che ne ha eseguito la pittura. È questa la fase più lunga e complessa, perché immune a qualsiasi tipo di velocizzazione tecnologica.

«Per ogni pezzo si impiegano dai 2 ai 6 mesi», conferma Barnaba Fornasetti. Sull’origine della Moro, racconta come il modello rappresentò un’evoluzione dell’incursione del padre nel mondo dell’arredo: «In seguito alla collaborazione con Ponti, che gli commissionava decorazioni dell’imbottitura in tessuto o dell’intera struttura, passò alla progettazione di modelli che si prestavano appieno alla sua filosofia decorativa. Creò la sedia Boomerang, probabilmente influenzato dell’esperienza degli Eames con Herman Miller, e in seguito la sedia curva ritagliata in diverse sagome, a seconda del decoro. Il primo esempio è la Strumenti Musicali nel 1951, poi la Quattro Stagioni e infine la Moro, che incarna un tema che col tempo diventa “fornasettiano”: prima della sedia lo troviamo dipinto sulle porte realizzate per Casa Fornasetti e poi sul vaso Testa di Moro».

La sedia Moro, ultimata

Barnaba ricorda anche come le tecniche di stampa e di applicazione del decoro fossero il centro della ricerca e della sperimentazione del padre: «Con la sua Stamperia d’Arte collaborava con i più grandi artisti dell’epoca: Savinio, Clerici, De Chirico, Campigli, Fontana, Cascella, Berman, Manzù, Carrà, Sassu. Inventò un metodo di stampa che gli permise di ottenere singolari effetti grafici dapprima sui foulard in seta e, in seguito, sui mobili. Era mosso dal sogno, condiviso con Ponti, di portare l’arte nelle case di tutti».

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