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Le strategie dell’Oman per sedurre il pianeta

IL 113 17.07.2019

La Grande Moschea del Sultano Qaboos, a Muscat, capitale dell'Oman

Zone economiche speciali e investimenti immobiliari, promozione culturale e sviluppo turistico sostenibile: operazione “nation branding”, il Sultanato fa sul serio

Il Sultanato dell’Oman compirà il prossimo anno 50 anni di vita: pochi per una nazione, tanti per un regno guidato dallo stesso sovrano. Il Paese del cardamomo, dei datteri e delle rose ha il volto sobrio e lo stile moderato di Qabus Bin Said Al Said, il monarca “socialista” che ha trasformato un eterogeneo gruppo di tribù in uno Stato moderno che scala classifiche economiche e sociali al ritmo di crescita del suo Pil. Una crescita lenta, ma inesorabile, all’ombra dello sviluppo tumultuoso dei grattacieli dei vicini Emirati. Oggi, per rendersi più attrattivo verso investitori e turisti globali, l’Oman sta mutuando nuove strategie di “nation branding” dagli altri Paesi del Golfo.

Diversi i tentativi di emulazione: gli sviluppi immobiliari che tendono a imitare il Dubai Palm Development; il sontuoso National Museum, aperto a Muscat nel 2016, che fa il verso al Museo Nazionale del Qatar; il Festival dell’Inverno (Muscat Festival), concepito, sulla falsariga del Dubai Shopping Festival, come un grande palinsesto di eventi sportivi, pirotecnici e culturali. La creazione di nuovi simboli identitari è tra le prime voci in agenda, insieme allo sviluppo infrastrutturale, all’incremento di attività di promozione turistica e agli investimenti nella diversificazione industriale per ridurre il contributo del petrolio al Pil, come prevede il piano Oman Vision 2040. Vanno in questa direzione le iniziative di Duqm (attiva dal 2011 tra Muscat e Salalah) e Khazaen Economic City, vicino a Sohar (il cui masterplan è stato appena presentato) e le zone economiche speciali a vocazione commerciale e industriale, che porteranno l’Oman a divenire hub logistico regionale e porta dei mercati asiatici con piattaforme e collegamenti integrati senza eguali nel Golfo.

Il piano governativo National Tourism Strategy (da 650 milioni di dollari l’anno) prevede tra l’altro un aumento significativo di stanze d’albergo: 5.600 entro il 2020, 15.400 entro il 2030. «La principale sfida che siamo chiamati ad affrontare nel settore del turismo e dell’accoglienza è oggi la sostenibilità», spiega Gerald Lawless, ex presidente del World Travel and Tourism Council, «e l’Oman è un portabandiera della sostenibilità nella regione». Con hotel che investono, attraverso modelli charity, su riserve di tartarughe, aree marine protette e scuole locali, l’Arabness omanita, tradizionalmente tollerante e poliglotta, con lo sguardo più rivolto all’Oceano Indiano che al Golfo Persico, potrebbe ora virare al green.

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