Appendice

Mi faccio un trip con Ulisse

30.07.2019

Il viaggio dell'eroe greco trasformato in una conturbante avventura psichedelica. Nelle tavole di “Ulysse”, tornato ora in libreria, Jacques Lob e Georges Pichard rileggono il mito alla luce della controcultura degli Anni 60 e 70, regalandoci una storia in cui convivono classicità, fantascienza ed erotismo

Fra gli inesauribili simboli della scena psichedelica, quello del “viaggio” rimane senza dubbio il più coerente e allo stesso tempo affascinante. Euforico, ossessivo, ammaliante, devastante, fra gli anni 60 e 70 dello scorso secolo il “trip” ha oltrepassato le traiettorie dello spostamento fisico per divenire concetto di un superamento cognitivo e percettivo. Dalla musica alle arti visive, passando per il gonzo journalism e la letteratura escapista, dilatazioni e dimensioni frattali hanno modellato una nuova tipologia di fruizione, a cui nemmeno l’epica di Omero è rimasta immune. Il forte intreccio fra psichedelia e mondo panottico è principio creativo dell’Ulysse di Jacques Lob e Georges Pichard, autori visionari che non si limitano a tracciare nuove rotte per l’eroe di Itaca, bensì sovvertono pensiero e immaginario dell’epica classica. A riconsegnarci dopo quarant’anni quest’opera a fumetti di conturbante potenza visiva è Rizzoli Lizard, che ha raccolto la storia di Odisseo in un bellissimo volume di oltre 150 pagine.

L’innesco narrativo arriva dagli dei dell’Olimpo, pletora annoiata in abbigliamento avveniristico che non trova miglior diletto se non turbare il viaggio di ritorno dell’eroe di guerra. Fin dalle prime tavole, l’opera dei due francesi crea una deflagrazione fra classicità e fantascienza, accostando l’imbarcazione biremi di Ulisse al vascello spaziale delle divinità, le vesti arcaiche ai tessuti tecnici fascianti, ma soprattutto contrapponendo il viaggio verso l’ignoto dei marinai al controllo spietato di Zeus. Il peregrinare dei vincitori di Troia viene infatti monitorato su un telettroscopio, un maxi-schermo a grandezza cinematografica davanti al quale gli abitanti dell’Olimpo si comportano come il fandom di una serie tv, capace però di interagire sui nodi della storia. Le avventure di Ulisse diventano dunque una sorta di Bandersnatch, l’episodio interattivo di Black Mirror per Netflix, mentre il destino dell’eroe segue percorsi di inusitata originalità.

Anche il completamento di Ulysse subì mutazioni e cambi di programma, divenendo un riadattamento a fumetti decisamente di culto. Apparsa serializzata nel 1968 sulle pagine italiane di Linus, l’opera fu poi interrotta a causa di un diverbio tra i due autori. Ripubblicata in Francia in due volumi fra il 1974 e il 1975 per l’editore Dargaud, vide la sua versione definitiva nel 1981 per Glènat. A creare particolare attenzione fu certamente l’erotismo per nulla celato delle tavole, su cui campeggiano le procaci figure delle protagoniste dell’Odissea. Come evidenziano Boris Battaglia e Paolo Interdonato nella postfazione del volume, le donne di Pichard non sono perfette. «Non lo sono per niente. La carne mostra pieghe, la pelle è coperta di efelidi, nei e imperfezioni, i peli non sono un crimine. E poi gli umori: il sudore e le lacrime. I corpi di Pichard emanano odori così intensi da far girar la testa al lettore». È dunque il corpo (e anche la psiche) femminile a trionfare in Ulysse. Attraverso le sue peripezie – spesso causate da una divorante curiosità che si imporrà più forte del padre degli dei – l’ideatore del cavallo di Troia incontrerà le leggiadre figlie di Eolo e le ambigue sirene, per poi farsi avvincere dalle droghe della maga Circe e dall’infinita passione di Calypso. Concentrati in queste pagine ci sono tutti gli impulsi della controcultura degli Anni 60 e 70, mescolati superbamente in una storia dai tratti erotic sci-fi.

Questa Odissea di Lob e Pichard è dunque un viaggio nell’universo femminile in cui donzelle leziose ammaliano e seducono la ciurma di Ulysse. I loro corpi, quasi sempre discinti, si impongono con malizia all’interno delle pagine, ponendosi fieri e impudichi davanti agli occhi dei protagonisti e del lettore. I loro strumenti di fascinazione, però, non si limitano a lombi e labbra turgide, ma si completano con la modulazione della voce, la macchinazione degli inganni, la spietatezza delle minacce, il tormento delle droghe. Ma mentre Circe abbindola Ulysse in una notte psicotropa che dura un intero anno, solo Calypso si innamora del re di Itaca per poi decidere di lasciarlo libero di tornare a casa. «Se tu provassi per me anche solo un quarto del mio amore, allora avrei sfidato Zeus», dice la notte prima della partenza, «ma per vivere così bisogna essere in due». E con queste parole si propone come donna fieramente autonoma e moderna, creando uno scarto fra sé e le altre figure femminili del volume, prima fra tutte Penelope. La moglie di Ulysse, infatti, si rivela il personaggio più accondiscendente e allo stesso tempo più sottomesso del libro, comprensiva fino ad assolvere il marito non solo dall’aver conosciuto altre donne ma perfino dalla sua necessità di ripartire.

Il viaggio di Ulysse, fatto di un errare fisico e psicoattivo, lo rende alfine estraneo al suo mondo e a sé stesso, costringendolo a rimettersi in mare per non rimpiangere ciò che ha conosciuto. E il suo viaggiare, in effetti, assume l’aura di una dipendenza psicologica, quasi fosse ormai assuefatto a quel brivido dell’avventura che l’ha tenuto lontano da casa per tanti anni. «Chissà dove l’avranno portato i suoi sogni» si domanda l’alter ego disegnato di Omero, che Lob e Pichard hanno inserito nell’equipaggio di Ulysse nelle vesti di corrispondente di guerra. Senza dubbio, l’eroe dai mille volti veleggia libero, a costo di scontare una solitudine eterna.

Jacques Lob e Georges Pichard

ULYSSE
Rizzoli lizard
Cartonato, 21×27 cm
Pagine 160
euro 22
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