Agenda

Vieni anche tu al festival a impatto minimo?

IL 113 04.07.2019

Terraforma non punta solo sulla riciclabilità dei materiali e delle strutture: si impegna anche nella riqualificazione del parco che lo ospita. Quest'anno verrà inaugurato il nuovo labirinto verde basato sui disegni originali e le planimetrie del 1743

Per gli spazi che le ospitano, le rassegne estive sono state a lungo (in termini ecologici) un disastro. Una tendenza che si sta ora ribaltando grazie al nuovo verbo “zero waste policy” e al contributo di associazioni ambientaliste. L'esempio di Terraforma, a Villa Arconati di Bollate dal 5 luglio

Mentalità green, approccio ecosostenibile, sguardo al futuro. Il mondo dei festival musicali estivi sta cambiando forma per adattarsi alle esigenze del suo pubblico e punta sempre più spesso a offrire un’esperienza immersiva, ispirata a un eden verde comunitario tutt’altro che utopico. Una politica ecosostenibile non è più un semplice gancio da comunicato stampa, ma un dovere di ogni organizzatore, nonché una scelta di campo sempre più ricercata da chi frequenta i festival.

Per troppo tempo l’attenzione al pianeta non è stata una priorità. Powerful Thinking ha stimato che, nel Regno Unito, i festival musicali generino ancora circa 23.500 tonnellate di rifiuti l’anno, di cui solo un terzo viene riciclato, lasciando i restanti due a contaminare il territorio. Le stime di uno dei principali festival inglesi, Glastonbury, sono terrificanti: la presenza di 135mila partecipanti ha generato un milione e trecentomila bottiglie di plastica per l’acqua nella sola edizione del 2017. Una massa di rifiuti critica che ha condotto il festival ad abbandonare la vendita delle bottigliette, scegliendo la via del plastic free. Su questa scia si stanno muovendo i principali eventi europei, seguendo gli esempi illustri del Flow Festival di Helsinki, ormai completamente ecosostenibile, del Fuji Rock Festival in Giappone, basato sulle tre regole d’oro “Do It Yourself, Help Each Other & Respect Nature”, del Green Man in Galles, uno dei primi a eliminare le cannucce risparmiandone 250mila unità in dodici anni, e del Burning Man negli Stati Uniti, il festival che annualmente costruisce – da zero – un’utopica città nel deserto Black Rock del Nevada, il cui motto è “Leaving No Trace”. Un’onda verde che sta contagiando anche l’Italia, come dimostrano casi quali Balla coi Cinghiali, che ha introdotto l’uso dei bicchieri in PET riutilizzabili, raccolta differenziata, promozione della mobilità sostenibile e compensazione della CO2 emessa, e Woodoo Fest che, in collaborazione con CrowdForest e Legambiente, contribuirà alla pulizia pre-festival del bosco per salvaguardare lo scenario naturale che ospiterà la sua cinque giorni.

Situato nei giardini di Villa Arconati a Bollate, alle porte di Milano, Terraforma è l’esempio più illustre, unico festival italiano premiato per la sostenibilità da A Greener Festival, l’associazione inglese non profit più attiva nella ricerca, nel monitoraggio e nel sostegno per integrare soluzioni green negli eventi musicali. «Abbiamo deciso di inserire il nostro festival in un luogo che avremmo potuto valorizzare», ci spiega Leone Manfredini, marketing and sustainability manager di Terraforma.

Infatti, il rapporto che lega Terraforma a Villa Arconati non si ferma esclusivamente all’evento in sé, ma è parte di un più ampio programma di riqualifica, bonifica e riabilitazione del giardino all’italiana della villa. In questa edizione, per esempio, verrà presentato il nuovo labirinto verde basato sulle planimetrie storiche e sul disegno originale del 1743 di Marc’Antonio Dal Re. «È stato un lavoro lungo tre anni, in collaborazione con Borotalco, che ha garantito la piantagione di oltre 500 esemplari di Carpinus Betulus, proprio nell’ottica di riqualificare lo spazio comune come era accaduto, per esempio, con il drenaggio di una zona paludosa e con il recupero di altre parti da noi bonificate». Questo è solo uno degli impegni a lungo termine di rivalutazione del territorio poiché, per Terraforma, l’obiettivo è rigenerare uno spazio da lasciare a disposizione di tutti i visitatori della villa anche dopo il festival.

Il festival Terraforma (dal 4 al 7 luglio a Villa Arconati, Bollate, alle porte di Milano) è un manifesto di sostenibilità L'area food, per esempio, prevede stoviglie biodegradabili, zero cannucce né plastiche monouso

È nei piccoli dettagli della routine quotidiana che Terraforma si distingue: raccolta differenziata, controllo sull’acqua utilizzata nel campeggio (che ospita circa 1.500 persone), luci a basso consumo, utilizzo di veicoli elettrici per lo staff, stoviglie biodegradabili, niente cannucce né plastica monouso. La sfida rimane nella zona bar: «Saremo 99 per cento plastic free e diminuiremo lo spreco organico. Il vetro e le lattine sostituiranno la plastica, ma rimane ancora difficile eliminarla definitivamente dagli imballaggi di trasporto». Le strutture progettate e costruite appositamente per il festival (palchi, bar, docce) sono frutto del lavoro di architetti come Studio Petrucci, Fosbury Architecture e Studio Zarcola e sono pensate per garantire costruzioni a basso impatto ambientale, prediligendo materiali sostenibili come legno e ferro. Il main stage del festival (che quest’anno ospiterà, nell’interessante e ricercata lineup, un’esibizione unica di Laurie Anderson) è l’esempio più lampante: un palco triangolare con struttura in legno e ferro, iconico quanto ecosostenibile, in utilizzo dal 2017. Anche qui vige la zero waste policy: «I materiali in eccesso vengono adoperati per la fabbricazione di sedute, docce, tavoli; tutto viene riutilizzato per limitare gli sprechi». La riciclabilità all’interno del festival, per il 2018, è stata stimata al 55 per cento, 11 punti in più rispetto al 2016.

L’approccio etico di Terraforma si manifesta anche nella collaborazione con Ong (come Ellepikappa), per dare lavoro a rifugiati e formarli al fianco di artigiani e falegnami competenti affinché possano imparare un lavoro utile da poter spendere per costruirsi un futuro.

Perché un festival ecosostenibile non è solo attento a sprechi e consumi, ma deve immedesimarsi nell’ambiente in cui è inserito, diventando parte integrante del contesto umano, storico, ambientale. «Utilizzare un festival per riqualificare uno spazio importante per Milano e l’Italia e recuperare un patrimonio storico finora non valorizzato attraverso la musica e l’aggregazione è possibile e doveroso», conclude Manfredini. «Soprattutto di questi tempi». Terraforma è il modello su cui si baseranno altri festival in futuro. E il suo pregio maggiore è di essere già qui. Ora.

DUE MESI DI APPUNTAMENTI CONSAPEVOLI

 

Terraforma
5/7 luglio, Bollate (Milano), Italia
Il modello italiano

Woodoo Fest
17/21 luglio, Cassano Magnano (Varese), Italia
Primi passi nella green era

Fuji Rock Festival
26/28 luglio, Naeba, Giappone
L’esempio nipponico di riferimento

Flow Festival
8/11 agosto, Helsinki, Finlandia
Il paradigma europeo da seguire

Green Man Festival
15/18 agosto, Crickhowell, Galles
Una dichiarazione verde

Balla coi Cinghiali
22/24 agosto, Forte di Vinadio (Cuneo), Italia
Il cambiamento che arriva

Burning Man
25 agosto/2 settembre, Deserto Black Rock, Nevada, Stati Uniti
Costruire e demolire una città senza lasciar tracce

Chiudi