La Brexit ridisegna la geografia europea dell’economia e dei servizi. E quella olandese è la metropoli che ne trae maggiore beneficio

Non ci sono solo il caso dell’Agenzia europea del farmaco, quello degli uffici europei della statunitense Food and drug administration e quello di diverse altre multinazionali. Con l’avvicinarsi della Brexit, Amsterdam sta prendendo il posto di Londra per molti aspetti che non riguardano soltanto il mondo degli affari.

Certo, le due città offrono grandi e simili opportunità per fare impresa. Ma c’è di più. Perché la maggioranza dei dipendenti dell’European Medicines Agency faceva il tifo per la metropoli olandese anziché per Milano? Oltre alla distanza (un’ora di volo, tale da permettere di tenere legami quotidiani con il Regno Unito), ci sono altre affinità e punti di forza. Nei Paesi Bassi l’inglese lo conoscono quasi tutti, e proprio come nel Regno Unito ci sono ottime scuole internazionali e alti standard in tutti i campi dell’innovazione e della finanza. Amsterdam è un centro nevralgico del commercio internazionale, con infrastrutture marittime, uno dei principali aeroporti d’Europa, treni che la collegano in due ore a Bruxelles.

La città olandese rappresenta un osso duro, nella partita dell’Europa continentale post-Brexit, perfino per Parigi. La fuga delle grandi società dall’Inghilterra ha provocato un aumento della domanda di abitazioni e, di conseguenza, un aumento delle vendite e dei prezzi di affitto. Secondo il gigante degli immobili Knight Frank, i prezzi delle case ad Amsterdam sono aumentati di oltre il 60 per cento negli ultimi cinque anni. Così, a causa della carenza di alloggi, l’amministrazione è decisa a vietare l’acquisto di case nuove per investimento, il cosiddetto buy-to-let. Per le difficoltà legate ai visti e alla Brexit, lasciano Londra per Amsterdam anche le donne irlandesi che vogliono abortire oltre la dodicesima settimana dal concepimento (oltre, cioè, i limiti della recente legalizzazione), come denunciato da Abortion Support Network.

Femke Halsema – 53 anni, prima donna sindaco di Amsterdam dall’estate scorsa – pare decisa a far sembrare anche le strade della città più “londinesi”. Ha da poco annunciato una rivoluzione: la chiusura dello storico quartiere a luci rosse della capitale per trasferire la prostituzione nelle aree periferiche. Il dibattito si è già infiammato: va bene essere internazionali, ma non si può chiedere agli olandesi di cambiare tradizioni e simboli.

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