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Allarme blu, il Nilo è in brutte acque

IL 114 10.09.2019

Le rive del Nilo a Il Cairo

Aumento della popolazione, sfruttamento intensivo in agricoltura, cambiamenti climatici: il grande fiume a rischio prosciugamento

Dove oggi ci sono la fede in Allah e le burocrazie dei ministeri del Cairo, nell’Antico Egitto c’era Anuqet, dea del Nilo, venerata per la sua capacità di trasformare – con le sue piene d’estate – le zone desertiche limitrofe in un terreno particolarmente fertile grazie a un sedimento chiamato limo. È quello che ci hanno raccontano i maestri alle scuole elementari – e che racconteranno anche ai nostri figli e alle future generazioni come hanno fatto con quelle passate – iniziando a insegnarci la storia delle civiltà.

La storia del Nilo e del suo limo si intreccia con quella delle divinità egizie, ma soprattutto con la crescita e il progresso del grande Paese egiziano, cresciuto grazie a quello che, con i suoi oltre 6.800 chilometri, è il fiume più lungo al mondo dopo il Rio delle Amazzoni. Il Nilo soddisfa ancora oggi il 90 per cento del fabbisogno idrico del Paese. Il resto è rappresentato da falde acquifere, acque reflue trattate e acqua dissalata. Tuttavia, la popolazione lungo le sponde del fiume continua a crescere, l’impatto delle attività umane è sempre più marcato e i cambiamenti climatici fanno il resto, facendo temere un prosciugamento del fiume e il disastro ambientale. L’Egitto è in deficit idrico di oltre 20 miliardi di metri cubi ogni anno. Le conseguenze della crisi può essere devastante per l’economia egiziana (il settore agricolo genera 28 miliardi di dollari ogni anno, cioè il 12 per cento del Prodotto interno lordo) e per la sicurezza alimentare. Quello che un tempo era il granaio dell’Impero Romano ora è tra i primi importatori di grano al mondo. I dati forniti dal dipartimento dell’Agricoltura statunitense, che monitora la situazione, sono impietosi: da aprile 2018 ad aprile 2019, l’Egitto ha importato 13,8 milioni di tonnellate di grano e farina, cioè il 50 per cento in più di quanto ha prodotto nello stesso arco di tempo.

Il governo egiziano lavora per prendere provvedimenti, incoraggiando l’uso di sistemi di irrigazione a goccia e ordinando la riduzione di colture che richiedono molta acqua, come per esempio il riso. Le ricadute di un’emergenza idrica rischiano di colpire anche le città e il turismo, il grande pilastro dell’economia egiziana, a causa del conseguente peggiormento delle condizioni igieniche.

Il quadro critico è noto da tempo, e già nel 2010 il governo aveva trasferito all’intelligence, dai ministeri degli Esteri e dell’Acqua,  i dossier delle contese sul grande fiume con gli Stati vicini. In palio c’è il futuro dell’Egitto, che può cambiare per sempre dopo cinquemila anni di storia.

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