Magazine / Storie

Come sono vecchi i giovani sturtupper

di Rossano Lo Mele
ha collaborato CRISTINA PIOTTI
IL 114 24.09.2019

Le icone / Richard Branson, 69 anni. Ha fondato Virgin Atlantic nel 1984, capostipite di un gruppo di aziende da quasi 20 miliardi di dollari di fatturato attive in diversi campi. Tra le sue ultime iniziative: la costruzione di un ristorante sottomarino a Portofino

Dimenticatevi l’iconografia del neolaureato tutto business & tecnologia. A New York un nuovo imprenditore su sei è over fifty, negli Stati Uniti uno su nove, e anche in Italia la percentuale cresce. Età e innovazione non sono più inversamente proporzionali

Identikit ideale dello startupper sessantenne: inizia una carriera lavorativa da giovane; costruisce, in termini di competenze professionali, un ponte tra il passato e il presente; tiene d’occhio e stabilizza le proprie finanze; si dedica a un tirocinio in età adulta che gli permetta di imparare cose nuove; è in grado affrontare i conflitti interni sul lavoro; si prende il tempo necessario senza avere l’ansia di sbagliare.

Secondo Mary Kane, giornalista economica di Washington D.C. e docente della John Hopkins University, sono queste le sei caratteristiche comuni ai nuovi imprenditori “maturi”. Un fenomeno, quello degli startupper agées, tanto appassionante quanto apparentemente contraddittorio, che sta prendendo sempre più piede nell’occidente capitalista. E che, come tanti dei fenomeni culturali ed economici che poi si riverberano ovunque, vede negli Stati Uniti la culla neonatale del fenomeno, benché “adulto”. Uno studio della Ewing Marion Kauffman Foundation di Kansas City ha sintetizzato l’innalzamento, nell’ultimo mezzo secolo, della percentuale statunitense di imprenditori “maturi”: dal magro 15 per cento di fine Anni 60 la cifra è quasi raddoppiata negli ultimi anni. La domanda da porsi è: si tratta di una spinta creativa legata alla longevità delle aspettative di vita, alla disponibilità finanziaria o alla necessità di ricollocarsi perché magari si è perso il lavoro? Tutte e tre le cose assieme, si direbbe.

Nessuno meglio di David Grupper poteva rispondere al quesito. Newyorkese, 64 anni, titolare di una storia e di una società esemplari. Licenziato qualche anno fa, non si è perso d’animo e con appena 2 mila dollari ha messo in piedi la Point Made Animation: «Sono stato art director per tutte le principali università di New York: NYU, Fordham, Pace e Long Island University», racconta a IL. «Qualche anno fa un vecchio collega e amico, David Klein, mi ha proposto di buttarci in una nuova impresa. Essendo lui un illustratore mi ha suggerito di lavorare sull’animazione. L’impiego della lavagna digitale stava cominciando a esplodere, specie nei video per il mondo del marketing. Così ci siamo tuffati in questo campo. Di fatto, più della metà del mio tempo lavorativo consiste ormai nello sviluppo del business, ossia cercare clienti e partnership», continua David. «Certo, la parte creativa rimane la più divertente, ma mi piace anche questo nuovo aspetto. Devo prendere lezioni sulla gestione aziendale, ma è una sfida stimolante. Mi spiego meglio: faccio fatica a descriverci come una startup, perché ormai abbiamo smesso di cercare soldi in giro, ci siamo consolidati. Il valore extra della nostra impresa sta nella mia esperienza, che cerco di trasferire ai giovani che qui operano sul processo creativo. Stiamo parlando di un mondo, il nostro, che ogni tre o quattro anni si reinventa a livello tecnologico. Quindi se da una parte ascolto le necessità dei clienti, dall’altra guido i neolaureati in questa professione: tutto ciò mi obbliga a tenermi aggiornato e giovane!».

Le icone / Bill Gates, 64 anni. Fondatore di Microsoft, per cui è rimasto technology advisor, si è dimesso da chairman dell’azienda nel 2014 per dedicarsi alla Bill & Melinda Gates Foundation

Le icone / Howard Schultz, 66 anni. È stato ceo di Starbucks dal 1986 al 2000 e dal 2008 al 2017. Ha annunciato di voler correre da indipendente per le presidenziali Usa

Gli indicatori che arrivano dagli Stati Uniti segnalano una tendenza inconfutabile nel rapporto tra nascita di nuove imprese e over 60. Secondo Chris Farrell – autore di Purpose and a Paycheck: Finding Meaning, Money and Happiness in the Second Half of Life (Harper Collins) – il 26 per cento delle persone che inaugura nuove imprese ha tra i 55 e 64 anni. Nel 1996 questa percentuale si attestava al 15 per cento. Scendendo nel dettaglio, il 39 per cento degli uomini statunitensi tra i 65 e i 69 anni che, per ragioni di anzianità o altro, chiude un’esperienza lavorativa, ne inaugura subito un’altra: nel 1995 lo faceva solo il 28 per cento. Balzo in avanti ancora più significativo se si guarda alle donne della medesima età. Negli Anni 90, le americane alla ricerca di una nuova carriera lavorativa erano il 17 per cento, oggi le nuove startupper esperte sono diventate il 30 per cento. Come spesso accade di fronte ai movimenti tellurici legati a mode, lavoro, consumi e costumi della società americana, New York è a capo di questa tendenza nazionale. Riassumendo la ricerca Starting Later: Realizing The Promise Of Older Entrepreneurs In New York City, finanziata dal fondo Capital One’s Future Edge, si scoprono alcuni dati interessanti. Se nel resto degli Stati Uniti uno startupper su nove ha più di 50 anni, a New York la percentuale lievita: uno su sei. In una metropoli dove perdere il lavoro è facile quasi quanto trovarlo, gli over 60 “intraprendenti” dal 2005 a oggi sono passati da 72mila a oltre 100mila unità. Curiosità: il fenomeno non lascia indietro nessuno dei cinque boroughs di New York. Tutti col segno più davanti, Queens (11 per cento), Manhattan (19), Staten Island (31), Brooklyn (20) e Bronx: quest’ultima area registra l’ascesa di startup “adulte” più vertiginosa, ben il 38 per cento.

Valicando l’Atlantico e venendo in Italia: se parliamo d’imprenditori ormai maturi abilissimi nel rapporto con la generazione successiva, emblematica è la storia di Marco Tosini, 59enne torinese, come da manuale figlio di papà operaio Fiat e mamma casalinga. Marco è a capo per il Nord-Ovest dei consulenti finanziari BNL-Bnp-Paribas e siede nel consiglio della Fondazione DeStefanis. Poco più di un anno fa, tramite un crowdfunding, ha dato vita a DropTo, app che consente alle persone di geolocalizzare i propri post nei luoghi in cui ci si trova e di visualizzarli attraverso la realtà aumentata. I post vengono racchiusi dentro gocce di condivisione virtuale e prendono il nome di “drop”. Di fronte alla domanda sul rapporto tra età e imprenditoria, Tosini ha le idee chiare: «Molti vecchi sono, “dentro”, uguali ai giovani. Io ho la stessa voglia di innovare, di giocare e di sfide che avevo a 20 anni. Forse solo più cicatrici chiamate esperienze. L’imprenditore non è giovane o vecchio: è imprenditore, punto». Cambia l’iconografia dello startupper post universitario, emerge la centralità del rapporto con la generazione successiva. Se uno come David Grupper gestisce il rapporto quotidianamente in ufficio, Marco Tosini ha deciso di partire direttamente da casa: dopo un approfondimento sui temi in questione nella Silicon Valley, il figlio Stefano è divenuto ceo della startup gestita con il padre.

Le carriere più longeve / Warren Buffett, 88 anni. Chairman e ceo di Berkshire Hathaway, società di investimento di cui ha cominciato a comprare azioni nel 1962, quando era un’azienda tessile in crisi

Le carriere più longeve / Leonardo Del Vecchio 84 anni. Presidente esecutivo di EssilorLuxottica, azienda nata nel 2017 dalla fusione della francese Essilor con Luxottica, fondata nel 1961 da Del Vecchio stesso ad Agordo (Belluno)

Le carriere più longeve / Rupert Murdoch, 88 anni. Executive chairman di News Corp, gruppo evoluzione di quello che fondò ad Adelaide, in Australia, nel 1980

Le carriere più longeve / Bernard Arnault, 70 anni. Chairman, ceo e proprietario del gruppo del lusso Lvmh con oltre 70 marchi in portafoglio. Comincia l’avventura nel mondo della moda con l’acquisizione di Christian Dior nel 1984

Il passo successivo di Tosini si chiama CatchApp, applicazione che invita a uscire dai social network per incontrarsi davanti a un bicchiere o al ristorante. Una sorta di dating basato sulla passione per il food & beverage e appena partito sotto forma di esperimento a Milano e Torino. CatchApp fornisce l’assist per un’ultima domanda generazionale: come si trova un imprenditore sessantenne di fronte alla vorticosità effimera dei social media? «CatchApp è uno strumento pensato per la vita reale. In questo siamo differenti dalle altre app social, andiamo oltre. Ma essere sospettosi verso i social è come immaginarsi i miei genitori sospettosi del telecomando della tv: non ha senso».

Anche se non è l’unico ambito, su tecnologia e digitale si concentrano molte carriere che ricominciano dopo i 60 anni. È il caso, per esempio, del 63enne Pietro Jarre. «Ho costruito da Torino la Golder Associates, con quasi mille dipendenti in trenta uffici, gestendo, in tutto il mondo, per sei anni l’innovazione tecnica e lo sviluppo commerciale», racconta. Nel 2015 Jarre lascia la vicepresidenza, vende le sue partecipazioni e, nel 2016, fonda eMemory, piattaforma per la costruzione e gestione del patrimonio digitale. Nel 2018, sempre insieme al gruppo di giovani sviluppatori suoi soci, nasce eLegacy, «una piattaforma che serve a conoscere e gestire la propria presenza digitale per aumentare la cybersicurezza personale e aziendale, ridurre l’impatto ambientale, predisporre la successione o il passaggio di consegne». Anche Maurizio Solca, 69 anni, ha iniziato il suo nuovo lavoro dopo la pensione. Prima era primario di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio (Milano). Adesso è consulente della InterSystems, leader globale nell’IT in sanità. «Da medico so come il prodotto va adattato, per l’edizione italiana, e posso migliorare l’esperienza di fruizione dei clinici che lo useranno». Ancora una volta esperienza e innovazione si sono trovate d’accordo.

Chiudi