Dal 20 al 22 settembre la Lake Como Design Fair, alla seconda edizione, accanto alla selezione di oggetti funzionali presenta una nuova sezione dedicata all’architettura, con manufatti provenienti dagli studi più interessanti

Oggetti e listino prezzi protagonisti. E poi manufatti d’architettura in vendita come pezzi d’arte. Il tutto dentro una cornice di mostra vera e propria, con una curatela attenta e una vocazione territoriale dichiarata – e i contributi di nomi “locali” come il duo Draga & Aurel di base a Como o Marco Balzarotti e la sua esperienza di industrial design radicale comasco Numeri, nato negli anni 80. La Lake Como Design Fair, dal 20 al 22 settembre al ridotto del Teatro sociale e al Palazzo del Broletto della città lariana, si presenta così: pensata, rigorosa, onesta.

Sotto boiserie e stucchi del foyer di proprietà dei palchettisti comaschi, aperto per l’occasione, e gli affreschi medievali di quello che fu il palazzo del potere civile cittadino, i 200 oggetti di design e di architettura, organizzati per assonanze e dissonanze, parlano al pubblico accomunati dalla ricerca sul colore, tema di questa edizione, la seconda, dopo il buon riscontro della prima lo scorso anno, come conferma la fondatrice e curatrice della fiera Margherita Ratti. Sono 75 gli espositori: designer, studi gallerie, aziende. Che scompaiono nell’allestimento e riappaiono, in ordine, nel catalogo.

In primo piano, uno sgabello fatto col sistema modulare Numeri di Marco Balzarotti

Mutant Series di Claudio Colucci

Lake Como Design Fair, sezione design

Se un anno fa le presenze sono state 3mila, oggi si punta a 5mila. Una bella scommessa, corroborata dal debutto della sezione dedicata all’architettura: «Ci sono tante gallerie specializzate, ma nessuna fiera, per questo abbiamo pensato che fosse una buona idea», spiega Ratti. Curata con Andreas Kofler, curatore del Museo svizzero di architettura di Basilea, raccoglie i pezzi di 25 espositori: nati negli studi, molti poi “dimenticati” negli archivi e rispolverati per l’occasione come le tre maquette di Abinal & Ropars corrispondenti ad altrettanti progetti perduti, concorsi persi, opere mai realizzate. Il modellino di The Giant’s Causeway visitor facilities, pensato per un parco americano, è in palline per l’albero di Natale blu, mentre il loro progetto di un bowling ad Algeri è una gigante tavoletta di cioccolato in legno e foglia d’oro.

Ci sono anche i disegni di Ettore Sottsass come Una torre in California (1994) della galleria Ecleticó Studio di Bucarest o Casa Mediterranea non finita per mancanza (1999) presentata da Edizioni Lithos di Como. 5.270 euro la prima, prezzo su richiesta la seconda: qui si paga il nome. Con 1.500 euro circa ci si può portare a casa un modello di casetta per uccelli a grandezza reale in schiuma e altri materiali del progetto Migrant Garden che ha coinvolto 40 architetti, da Rudy Ricciotti a Franco Purini ad Atelier Branco. Bellissimi i ritratti del cielo di Parigi di Berger&Berger, realizzati con cianometri che mutano a seconda del giorno: Les couleurs du ciel (parisien et par temps découvert le 3 février 2016). E anche le 17 coppette di vetro colorato che cambia per sottrazione di pigmento Le souffle, realizzate nel Centro internazionale di arte vetraria di Meisenthal in Francia.

Uno modellino di “Migrant Garden” nella sezione architettu

Pop di Zaven per Galleria Luisa delle Piane

La maquellte “Solar Form (warm cinema) di Marc Leschelier

Pop di Zaven per Galleria Luisa delle Piane

Molte foto, due tappeti: tutti oggetti non funzionali. La selezione di architettura si conclude con un’immagine della panca in resina rosa di Inessa Hansch, disegnata per un progetto alla Facoltà di scienze dell’Università del Lussemburgo. Per vedere l’originale, bisogna tornare al Teatro Sociale: fa bella mostra nella zona bar. Nelle quattro stanze adiacenti, un concentrato di ricerca sulla funzione e sui materiali. C’è la parete divisoria da che cambia colore Mirage di Juliette Le Goff proveniente dal laboratorio di idee fondato dalla stessa Ratti It’s Great Design, o la lampada di Pietro Russo La fabbrica della luce a (mini) pannelli solari. C’è tanto marmo: colorato, vivisezionato, reso “morbido” in forme sinuose come nei pezzi di Bloc Studios, Michele Seppia della Nero Gallery di Arezzo, di Marimar. Twins è una seduta doppia in terracotta semplice e smaltata molto difficile da realizzare per le dimensioni ampie delle superfici. È un progetto di Millim Studio realizzato quest’estate: la call per i nuovi progetti è stata a giugno perché il 20 per cento dei pezzi esposti è pensato per l’occasione, ex novo o come elaborazione del colore. Un esempio: le sedie industriali in plastica dai colori sfumati rese uniche per un “errore” pilotato del processo industriale di Colos con il designer Alban Le Henry.

La sezione architettura della Lake Como Design Fair nel Palazzo del Broletto di Como

Le cose interessanti non mancano: i Bento Clocks di Claudio Colucci, lo specchio in acciaio Le Rayon Vert di Editions du Coté e il vetro luminoso e morbido di Solasta disegnato da Kaja Upelj per Officine Saffi, il tavolo Qua Marwoolus in polvere di marmo, lana e resina di Marco Guazzini per Galleria Luisa delle Piane. Seppur per pochi giorni, Como diventa la “galleria” di Margherita Ratti e Andreas Kofler. Tutti sono invitati a partecipare (si paga un biglietto intero di 10 euro). Magari l’indotto turistico che gravita intorno al lago, anche senza arrivare a George Clooney, è pure pronto a comprare. Lake Como Design Fair è una bella vetrina, un’idea, un palcoscenico con una identità precisa, tanto più forte con lo spostamento verso l’architettura. In tempi in cui le fiere per il design da collezione spuntano come funghi, dal debutto di Nomad a Venezia ai primi di settembre a Edit Napoli a giugno per citare le ultime, non sembra una mossa troppo azzardata.

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