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Il destino Usa nelle mani di Texas e California

IL 114 05.09.2019

Lungo la cosa di San Diego, California

Gli Stati più popolosi e con le economie più grandi dell’Unione incarnano due opposti modelli di sviluppo. Chi prevarrà?

Le proiezioni dell’agenzia governativa U.S. Census Bureau – l’ufficio del censimento – dicono che, entro il 2050, i bianchi non costituiranno più la maggioranza assoluta negli Stati Uniti e verranno superati dall’insieme delle minoranze etniche: neri, asiatici e soprattutto latinos. La svolta demografica agita gli analisti di geopolitica, che si chiedono se e in che modo avverrà l’assimilazione degli ispanici, e preoccupa quasi la metà dei whites, che temono il declino dell’identità americana. Ma l’America che verrà è già il presente in due Stati, la California e il Texas, dove gli ispanici sono circa il 40 per cento della popolazione, oltre il doppio della quota nazionale.

È evidente che il futuro degli Stati Uniti si giocherà qui, e non solo per ragioni demografiche. California e Texas sono, infatti, nell’ordine, i due Stati americani più popolosi e quelli con le economie più grandi. Se fossero indipendenti, avrebbero il quinto e il decimo Pil più alto al mondo: la California dopo la Germania, il Texas prima del Canada.

Resta però da capire quale prevarrà, perché Texas e California incarnano due modelli praticamente opposti. Poche regole, poche tasse e poco welfare nel primo; tante regole, tante tasse e tanto welfare nella seconda. La California è saldamente controllata dai Democratici e si propone come araldo del progressismo e dell’inclusione. Il Texas è territorio del Partito Repubblicano, oltre che tradizionale bastione del conservatorismo sociale.

La linea ideologica che separa lo Stato dell’Oro da quello della Stella solitaria sembra nettissima, ma in realtà le sfumature non mancano. California e Texas condividono un pezzo di storia – facevano parte del Messico – e, fino a non molti anni fa, votavano in maniera opposta: alle elezioni presidenziali del 1960, 1968 e 1976, per esempio, la California ha preferito il candidato repubblicano e il Texas quello democratico. Oggi, la polarizzazione politica è maggiore, ma il Texas sta cambiando: le città crescono, la demografia e la cultura mutano, nuovi ideali avanzano, e i democratici guadagnano terreno.

C’è chi già dipinge il Texas come la nuova California, ma è una conclusione forse prematura. Ci sono comunque elementi che rafforzano questa narrazione, come l’aumento della popolazione ispanica o il fatto che molte persone – e molte aziende – stiano lasciando la California per trasferirsi qui. Dal 2007 al 2016, un milione di residenti hanno abbandonato il Golden State, dove le case sono troppo care, le tasse alte e il quadro normativo è percepito come soffocante sia dagli imprenditori sia dalla classe media. Mentre in Texas il costo della vita è più accessibile, le opportunità abbondano e l’ambiente è business-friendly.

Messa così, il Texas sembrerebbe in vantaggio sulla rivale, che però resta una formidabile fucina di talenti e di innovazione tecnologica. Anche se il paesaggio cambia, se si guarda in profondità, oltre il mito della Bay Area: i tassi di disuguaglianza e di povertà che si registrano in California sono tra i più alti di tutti gli Stati Uniti.

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