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Vincent, sei bravo, ma lascia la Francia

02.09.2019

In questa immagine e nella successiva, Vincent Lacoste (nato a Parigi nel 1993) in “Mes jours de gloire”

In patria, il giovane Lacoste (tornato a Venezia con la commedia “Mes jours de gloire”) è uno degli attori più conosciuti e ricercati, ma quasi sempre per le solite parti leggere. È tempo di cambiare aria e temi

Chi non conosce Vincent Lacoste? Dicono sia il nuovo Louis Garrel. Per un breve periodo furono scritturati nello stesso film, Plaire, baiser et courir vite, di Christophe Honoré. Insieme sarebbero stati due amanti tra Rennes e Parigi, 1994, Garrel il più anziano e malato di Aids, Lacoste un ventenne pieno di energie. Il film esiste — è da vedere, mai uscito in Italia — ma fortunatamente Garrel non c’è: il suo ruolo è stato alla fine assegnato a Pierre Deladonchamps, sensuale e allo stesso tempo quasi protettivo, un po’ come l’Armie Hammer di Chiamami col tuo nome. Uomini che sorridono, e sono in contatto con il proprio universo emotivo — non un tratto garrelliano, non trovate? Ecco perché bisogna cominciare a seguire Vincent: non solo perché in Francia è uno degli attori più conosciuti e ricercati, ma anche perché offre simpatica alternativa a chi dei Garrell seriosi o dei Cassell compiaciuti non ne può più.

A Venezia numero 76 Vincent Lacoste è tornato nella sezione Orizzonti con Mes jours de gloire, opera prima di un’altro giovinastro classe 1990, Antoine De Bary. Insieme avevano già girato un corto su una specie di prematuro Tanguy, ve la ricordate? Quella commedia francese sul figlio mammone che i genitori faticano a buttare fuori di casa — intitolato caso vuole come il debutto di Brady Corbert, L’infanzia di un leader. Mes jours de gloire prosegue la storia del corto, e ci fa ritrovare Adrien a ventisette anni, con una casa propria da cui continua a chiudersi fuori. Per recuperare le chiavi non cerca di armeggiare con forcina e carta di credito, ma chiama i pompieri millantando una fuga di gas. La sinossi descrive Adrien come un Peter Pan, ma in realtà ricorda più Charlie Chaplin. Attore disoccupato, viene finalmente ingaggiato in un film su Charles de Gaulle. Quando, durante la prova costume, trucco e parrucco completano la trasformazione nel generale, due baffetti cubici gli spuntano sotto il naso. Lui suggerisce imbarazzato al coordinatore di produzione: «Sembro Hitler». «Non dire sciocchezze! Solo perché il regista è tedesco. Non è divertente!», sbotta quell’altro. Ma l’eredità slapstick di Chaplin c’è tutta: a metà tra Dennis la minaccia e Una pazza giornata di vacanza, Mes jours de gloire insegue Adrien tra marachelle sempre più spietate… contro se stesso. Un film sull’autosabotaggio in persona.

Questo non è il primo ruolo comico di Lacoste, che agli inizi della carriera (ha ventisei anni, ma oltre 20 lungometraggi all’attivo) — veniva perlopiù scelto per commedie leggere. Mes jours de gloire ammicca a questo suo elemento biografico assegnandogli un passato di bambino-celebrità nella hit Les Petit Bidule, aka Il cosino. Non proprio edificante, per il caro Adrien-Lacoste. Sarà contento di fare (quasi sempre) questa parte? Tra l’altro, proprio al festival di Venezia ha indossato per la prima volta le vesti del giovane viziatello e birbante. In Lolo di July Delpy — che in Italia era passato con il mortificante titolo Giù le mani da mia madre — s’ingegnava al massimo per intralciare la vita sentimentale della madre divorziata.

Guardandolo con occhio scetticamente lombrosiano, Lacoste — con le sue fossette agli zigomi e il labbrone superiore da francese snob — perde però quasi del tutto la specificità gallica quando abbandona la commedia. Nel recente Quel giorno d’estate di Mikhaël Hers, uscito quest’estate, la tragedia degli attentati parigini (rappresentati qui nella finzione in un primis cinematografico davvero tagliente) lo costringe, ventiquattrenne, ad adottare la piccola nipote. Pur essendo un piacere vederlo farci ridere, dopo questa e l’esperienza Plaire, baiser et courir vite, viene voglia di vederlo gareggiare con temi più importanti. Per il momento, ha in preparazione la trasposizione della Comédie Humaine, che farebbe ben sperare. Prossimo passo, si spera: girare fuori dalla Francia. Per dissociarsi definitivamente dai colleghi vetusti a cui lo paragonano.

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