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L’ambiente della radio

IL 114 10.09.2019

Il SeaBin, il cestello patrocinato da LifeGate che raccoglie i rifiuti galleggianti sull’acqua

LifeGate è sempre stata un’emittente diversa da tutte le altre, ma sull’attenzione alla sostenibilità, all’impatto zero e alle energie rinnovabili ha fatto scuola

«LifeGate ha iniziato facendo l’esatto opposto delle tre regole base della radio commerciale», racconta Giacomo De Poli, direttore artistico dell’emittente. Era il 2001: il mondo della radiofonia era sicuramente molto diverso e più “aperto” rispetto a oggi, ma quello di LifeGate fu comunque un azzardo anche per i parametri di allora. «Niente pezzi di successo, niente dj che chiacchieravano tra un disco e l’altro, niente pubblicità».

L’eccezionalità del formato iniziava dal manico: LifeGate nasce infatti – con una visione molto moderna che, per certi versi, anticipava di vent’anni la stagione del branded content – come “voce” delle Fattorie Scaldasole, azienda (fondata dall’imprenditore milanese Marco Roveda) pioniera in Italia nel campo dell’agricoltura biologica. Il successo è stato da subito molto grande: proprio per la sua diversità, quasi da vecchia “radio libera”, e nonostante una presenza tutt’altro che capillare sull’FM nazionale (frequenze solo su Milano e Lombardia; poi Roma, Torino, e parte del Piemonte).

Vent’anni dopo, la presenza in FM di LifeGate continua a essere sporadica, quasi più un vezzo: nel frattempo, sono arrivati il web (dove risiede il grosso del bacino di ascolto), il digitale terrestre, le app. Soprattutto, si è fatta una profonda riflessione sul costo del trasmettere in FM (si parla di 100mila euro all’anno solo di costi di energia elettrica per ogni singola frequenza!), anche in termini di impatto ambientale. E qui entra in gioco quella che è la natura profonda di LifeGate: che è sì una radio, ma inserita in un ecosistema molto più ampio legato alle tematiche dell’ambiente. «Da subito, già dal 2001», spiega Tommaso Perrone, direttore responsabile della radio (e conduttore del seguitissimo notiziario quotidiano Sostenibilità in 1 minuto), «LifeGate forniva servizi di consulenza per aziende in materia energetica, per esempio sviluppando “impatto zero”, uno strumento allora pionieristico per calcolare le emissioni di CO2 della propria attività, e le pratiche necessarie per compensarne l’impatto». Anni dopo è stata la volta di “LifeGate Energy”, dove la radio si è in pratica reinventata operatore del mercato libero distribuendo ad aziende e privati energia elettrica rinnovabile a impatto zero. E poi ancora “PlasticLess”, progetto che ha portato in Europa il SeaBin: un “cestello” che, installato nella marina dei porti, è in grado di risucchiare fino a 100 chili di plastica al giorno. LifeGate ne ha già installati 37 in Italia, più altri in giro per l’Europa, con il supporto economico di grosse aziende e brand.

In un momento storico di quotidiano scontro rispetto alle questioni dell’ambiente e del climate change, è ovvio che LifeGate sia a pieno titolo al centro del dibattito. Eppure, ancor più apprezzabile è che lo faccia in maniera molto sobria, senza “noi ve l’avevamo detto” (che peraltro spetterebbero loro di diritto). «Non ci interessa creare ulteriori divisioni, ci interessa provare a individuare delle soluzioni praticabili per tutti», conclude Perrone. Sempre suonando la musica che le altre radio non suonano, ovviamente.

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