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L’esperienza va veloce

di GIULIA PAGANONI
IL 114 02.09.2019

Andrea Dovizioso

Photo courtesy Ducati

Prima giovane promettente, poi speranza non del tutto mantenuta, è con la maturità che Andrea Dovizioso (protagonista domenica scorsa con la sua Ducati di uno spaventoso incidente durante il gran premio di Silverstone) ha ricominciato a prendersi la scena nel Motomondiale. Merito del tempo che passa, ci ha spiegato: impari a dare importanza solo alle cose che contano davvero, in pista come nella vita

Può sembrare un luogo comune, ma se nasci in Emilia Romagna la passione per i motori è qualcosa che non puoi evitare: o la sposi, o la rifuggi. Andrea Dovizioso, classe 1986, ha decisamente scelto la prima opzione, tanto che, anziché a margine di una gara del Motomondiale – dove siamo abituati a vederlo da diciannove anni a questa parte –, lo incontriamo in occasione della tappa di Misano del Dtm, il campionato più importante per auto da turismo. Siamo sul circuito intitolato a Marco Simoncelli, altro grande pilota italiano che, con Andrea, ha condiviso più esperienze, incluso qualche stagione in MotoGP; per l’occasione il “Dovi” si è messo al volante di una Audi RS5 4 cilindri 2 litri turbo e ha sfidato – con risultati più che discreti – i campioni della categoria.

Andrea, come nasce il tuo rapporto con i motori?

«Terra natale a parte, mio padre ha sempre corso nel motocross, perciò avvicinarmi a questo sport è stato molto naturale. Non dimenticherò mai il momento in cui ho ricevuto la mia prima moto in regalo: era un Malaguti Grizzly 50cc, ed è stato uno dei giorni più belli della mia vita. Non l’ho mai venduta, la tengo ancora a casa. Ricordo quel momento con grande gioia».

Sei passato in MotoGP nel 2008, ma solo negli ultimi anni, in particolare dalla scorsa stagione, la tua carriera sembra esplosa. Che cosa è cambiato?

«In realtà, mi sono sempre sentito in grado di competere ad armi pari con tutti, ma a questi livelli sono piccolissimi dettagli a fare la differenza, e a consentirti di essere vincente. Nel 2017, con tutta la squadra, abbiamo fatto un passo avanti netto a livello di risultati, e questo mi ha dato grande fiducia e consapevolezza, ma non esiste mai un solo fattore determinante: dalla preparazione fisica e mentale alla serenità nella vita di tutti i giorni, sono tutti elementi fondamentali per competere ai massimi livelli».

Sei stato inizialmente frenato dalle aspettative che il tuo approdo alla MotoGP aveva suscitato? 

«Non direi. Credo piuttosto che si tratti di un normale percorso di maturazione. Non dimentichiamo che quasi tutti noi motociclisti iniziamo a gareggiare nel Mondiale ancora da ragazzini. Con il passare del tempo, impari a capire meglio le dinamiche della vita, sei più sereno, dai importanza solo alle cose che contano davvero e questo ti aiuta a gestirti meglio anche come pilota».

L’elettronica, sulle moto attuali, è presente in maniera massiccia. Quanto incide sulle performance globali?

«Tantissimo. È indispensabile conoscerla bene e adeguarsi per sfruttarla al massimo. Oltre a farti andare più veloce in gara ti aiuta anche a livello di sicurezza».

Come vivi e hai vissuto il rapporto con Valentino Rossi, termine di confronto inevitabile per qualsiasi motociclista, a maggior ragione italiano?

«Ho un atteggiamento molto analitico, sia come persona sia come pilota, perciò cerco sempre di imparare da chi è arrivato prima di me. Ho avuto tanti rivali forti da studiare per migliorarmi e questo l’ho sempre considerato un’opportunità. Valentino è stato un riferimento per molti anni, e tuttora compete ai massimi livelli, quindi è sempre stato un modello da imitare».

La longevità agonistica dei piloti, negli ultimi anni, sta aumentando. Sono migliorati gli allenamenti, l’alimentazione, oppure sono meno impegnative queste moto?

«Adesso si lavora a 360 gradi, curando con grande attenzione tutti i dettagli, non solo l’allenamento, ma anche, appunto, l’alimentazione e il recupero. Ho un gruppo di amici con cui mi alleno da tanto tempo, ma da quest’anno posso contare anche su Danilo (Petrucci, suo compagno nel team Ducati, ndr), che è diventato un amico con il quale ci stimoliamo a vicenda e possiamo confrontarci su tanti aspetti diversi. In questo modo, miglioriamo insieme come piloti».

Tu come ti alleni?

«Con gli anni ho imparato che è più importante la qualità degli allenamenti rispetto alla quantità, e soprattutto che non vanno trascurati in nessun modo i tempi di recupero. Anni fa, mi allenavo molte ore ogni giorno, adesso ho un programma più mirato e vario. Mi piace molto fare qualche digressione nel motocross, che per me è anche un divertimento, il che è un aspetto fondamentale per continuare a migliorarsi».

Com’è stata l’esperienza nel Dtm con Audi a Misano? Ti rivedremo prossimamente in altre gare, magari nel Monza Rally Show a fine stagione?

«Correre nel Dtm mi ha dato una particolare soddisfazione, prima di tutto perché si tratta di un campionato di alto livello e poi perché, in generale, con le auto me la sono sempre cavata piuttosto bene. Ma, anche in questo caso, è stata soprattutto un’occasione per imparare cose nuove in pista, sempre con il corollario indispensabile del divertimento. Poi in gara non è andata male, ma al momento la mia priorità resta la MotoGP».

Pilota italiano su moto italiana: è davvero diverso?

«È un’emozione bellissima. Riuscire a vincere con questo binomio è stata una soddisfazione indescrivibile».

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