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Superyacht italiani con il vento in poppa

IL 114 13.09.2019

L’Azimut S6 in esposizione a Times Square

Dai nostri cantieri prende il largo il 45 per cento del totale mondiale delle barche di grandi dimensioni. Archiviata la crisi, l’industria nazionale cresce a doppia cifra. Alla vigilia dei saloni nautici di settembre, la fotografia del settore e le sfide che lo attendono, mentre all’orizzonte si delinea il profilo dei nuovi clienti: i Millennials

Un mercato che viaggia a gonfie vele. E questa volta la metafora è particolarmente azzeccata, visto che il comparto di cui si parla è quello della nautica. I clienti italiani amano ancora la forza del vento, con il 44 per cento delle unità da diporto immatricolate nel 2017, ma sono gli yacht a motore la tipologia che spinge la produzione nei nostri cantieri.

L’industria nazionale, dopo l’euforia d’inizio secolo e il crollo vertiginoso a seguito della crisi globale del 2008, ha rialzato la testa confermando soprattutto la leadership sul mercato mondiale delle barche di grandi dimensioni. Secondo la rivista specializzata SuperYacht Report, infatti, ben oltre il 40 per cento degli ordini globali di questa particolare tipologia è appannaggio dei cantieri italiani. Tra questi, i tre leader (Azimut-Benetti, Ferretti e Sanlorenzo) ne hanno nel proprio book circa la metà. Le rimanenti sono distribuite tra gli altri operatori: sono 16 in totale quelli che hanno ricevuto almeno un ordine, dal 2013, per questa tipologia di yacht.

La crescita dell’industria della cantieristica navale italiana è stata stimata a +10,4 per cento nel 2018. In attesa dei dati definitivi, il sentiment degli operatori mantiene alte le aspettative di risultati molto positivi anche quest’anno, trainati da una forte richiesta estera. Il fatturato ha superato i 2,5 miliardi di euro su un totale mondiale di oltre venti.

sanlorenzo

Sanlorenzo

Presenterà al Monaco Yacht Show il 64Steel Attila (64 m), ammiraglia della gamma Steel con scafi in metallo. In acciaio e alluminio, si sviluppa su 5 ponti ed è firmato da Officina Italiana Design / Ufficio stile Sanlorenzo (esterni) e Francesco Paszkowski Design (interni). Molte le soluzioni innovative, come il Beach Club sul Lower Deck con sauna, hammam, sala massaggi e palestra au fil de l’eau. (schede a cura di Bianca Ascenti)
sanlorenzoyacht.com

benetti

Benetti

Metis è un superyacht custom di 63 metri in acciaio e alluminio al debutto mondiale a Monaco. Linee esterne di Giorgio M. Cassetta, interni di Bannenberg & Rowell (con l’atelier Birgit Otte Interior). La palestra sul Fly Deck, la piattaforma touch and go per l’elicottero e l’appartamento armatoriale di oltre 160 mq con terrazza esterna lo rendono unico nel suo genere.
benettiyachts.it

riva50

Riva (Ferretti Group)

Fiore all’occhiello della Riva Superyachts Division, il nuovo flybridge di 50 m Argo incanterà Monaco. Frutto della collaborazione tra Officina Italiana Design, il team ingegneristico dei nuovi superyacht Riva e il Comitato strategico di prodotto Ferretti Group, si distingue per le avanzate soluzioni tecnologiche, il design inconfondibile, il comfort, i dettagli e la ricchezza dei materiali utilizzati.
riva-yacht.com

La domanda internazionale si sta orientando verso una maggiore dimensione delle unità. Nel 2018, per esempio, gli yacht consegnati avevano una lunghezza media di 46,7 metri, molto superiore ai 44,6 dell’anno precedente. Il motivo? Il varo di alcuni “giganti”, i cui ordini risalivano a qualche anno addietro.

Un punto su cui porre attenzione è la difficoltà attuale dell’industria nazionale a competere nell’ambito di megayacht e gigayacht, segmenti nei quali i leader mondiali si trovano rispettivamente nei Paesi Bassi e in Germania. I dati mostrano come su queste tipologie di prodotto, in prospettiva, vi sia la crescita più interessante in termini di valore.

Il trend dimensionale delle barche, però, è un fenomeno storico: facendo la media tra tutti i 1.660 superyacht prodotti in Italia dall’Unità a oggi – ben il 32 per cento del totale mondiale – la lunghezza non supera i 40 metri. Se li mettessimo tutti in fila, questi coprirebbero comunque una distanza complessiva di circa 63 chilometri.

La sfida del futuro ha a che fare con l’arrivo nel mercato dei Millennials, consumatori più attenti all’esperienza – per esempio con noleggi brevi – che al possesso, alla loro necessità di stare connessi anche durante la vita in mare e alla ricerca di prodotti sostenibili e green, magari con propulsori ibridi/elettrici sulla scia del mercato automobilistico. Barche che consumino di meno, di facile gestione e smart: per mantenere il vento in poppa, insomma, anche l’industria deve imparare a strambare nella giusta direzione.

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