Magazine / Storie

Viaggio dentro la scuola del futuro (che c’è già)

di Elisabetta Tola
fotografie di ROCCO RORANDELLI
IL 114 05.09.2019

La palestra della scuola primaria Salvo D’Acquisto di Campobasso

Robot e realtà virtuale. Ingressi guidati da totem interattivi. Illuminazione a Led. Le cose che non vanno ci sono e fanno notizia, ma non mancano in Italia classi all’avanguardia, esempi da prendere a modello. Il nostro resoconto, nell'attesa della prima campanella dell'anno

Occhialoni per la realtà virtuale sul naso, chiacchiere con robot umanoidi nei corridoi e in aula, coding in laboratorio, ma anche lezione di scienze con il classico scheletro appeso in aula e i modellini di dna sui banconi di fronte a grandi vetrate da cui si intuiscono le montagne circostanti. Gli studenti del Liceo Steam International di Rovereto, in provincia di Trento, non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi delle scuole più all’avanguardia del mondo. Oltre alle solite materie, studiano robotica, meccatronica e sviluppano prototipi e progetti multimediali d’avanguardia. E, a giudicare dalle foto e dai video che postano in Rete, si divertono molto a farlo in aule attrezzate con banchi mobili e strumenti digitali come i quasi sempre onnipresenti computer. Il Liceo Steam (dall’acronimo Science, Technologies, Engineering, Arts, Mathematics) è stato voluto dalle aziende trentine ed è ospitato nel locale polo della Meccatronica. È una scuola paritaria con un percorso di studi di 4 anni – Confindustria Emilia l’ha esportata ora a Bologna: a settembre partono le lezioni (retta da 6mila euro all’anno con diverse borse di studio).

La sfida di questo esperimento, dove metà delle lezioni sono in inglese e sono previste molte ore di alternanza scuola-lavoro, è quella di mettere al centro di tutta la formazione lo human centered design applicato dalle aziende digitali più innovative. Molto peso a scienze e tecnologia, dunque, ma anche alle arti, come la musica. Recentemente i ragazzi di Rovereto hanno pubblicato online il video di un pezzo rap contro il bullismo, Resterà di te, scritto e girato da loro con il supporto di uno studio professionale e con un grande tocco classico: la band che canta sul tetto.

La musica è anche al centro di un istituto completamente diverso, il liceo artistico musicale e coreutico Augusto Passaglia di Lucca, che ha una sede nuova dal 2017 dentro a un convento trecentesco in pieno centro città. Ma chi si immagina una struttura vecchia e austera sbaglia di grosso. Il convento è stato completamente trasformato, pur con grande attenzione a mantenerne i dettagli storici e artistici di valore, in una scuola in linea con le esigenze contemporanee. E così, che si tratti di musica da camera, di una manifestazione dedicata al jazz come quella tutta al femminile dello scorso ottobre o del concerto di fine anno, gli studenti oggi suonano in un auditorium con i pavimenti in legno e un bellissimo soffitto con travi a vista da cui pendono tanti sottili tubi luminosi a Led. Ma il fiore all’occhiello, oltre alla messa in sicurezza, all’abbattimento delle barriere architettoniche e al netto miglioramento dell’efficienza energetica, è il lavoro fatto sull’acustica. Per essere certi di non disturbare i vicini, soprattutto una casa di cura adiacente, la scuola ha coinvolto lo studio tedesco di Gerhard Müller, specializzato in ingegneria sonora, che ha lavorato con pannelli e tende fonoassorbenti per limitare la diffusione di suono all’esterno. Un perfetto esempio di integrazione di alta tecnologia e senso civico, completamento di un percorso partecipato dove perfino gli studenti hanno lavorato con i progettisti, dando le proprie indicazioni e suggerimenti per arrivare al risultato finale.

La biblioteca della scuola di Sassetta (Livorno)

Ragazzi al centro della sperimentazione e pienamente protagonisti, anche se più giovani e ancora nel percorso dell’obbligo, sono anche quelli della scuola secondaria di I grado Piersanti Mattarella dell’Istituto comprensivo 3 di Modena, aperta nel 2016 a quattro anni dal terremoto dell’Emilia. Qui entrano registrando la propria presenza con un badge su un totem interattivo a Led, e invece di andare in aula si dirigono verso gli armadietti disposti in lunghe file gialle e arancioni, come fanno i loro coetanei americani, dove tengono i materiali per le diverse attività. Poi, a seconda delle lezioni, si incamminano da una parte o dall’altra della scuola. Non ci sono aule fisse, ma sezioni dedicate alle diverse materie, individuabili con un codice colore. Così sono gli insegnanti ad attendere e accogliere i ragazzi nelle aule di lettere, scienze, tecnologia e non il contrario. E gli spazi, grazie a questo rovesciamento, sono allestiti e organizzati in modo più funzionale alle diverse discipline. Gli interni del Mattarella sembrano più un museo di arte contemporanea e design che una scuola tradizionale, con luci circolari basse colorate a Led, enormi vetrate e una grande scala a vista.

Ma questa scuola non è solo bella, è anche ricca di strumenti scientifici e digitali: ha addirittura le stampanti 3D. Come se non bastasse, a maggio è stato inaugurato lo Spazio Leo (acronimo di Learning Expression On the job, ma anche riferimento a Leonardo Da Vinci): luogo di formazione e sperimentazione. Su quattro grandi piattaforme mobili sono montati diversi laboratori: uno dedicato al biofood, con microscopi e strumenti-sonda per l’analisi degli alimenti, altri per fare la webradio e la webtv, altri ancora con dispositivi audio e video per il cinema e strumentazione robotica.

L’Istituto Comprensivo Sciascia di Palermo

Meno futuristica, ma con un focus maggiore sulla sicurezza dei suoi alunni è la scuola primaria Felice Socciarelli di Ancona, aperta nel 2016 dopo soli 4 mesi di lavoro. È una costruzione di tre piani che sembra fatta con grandi blocchi di Lego a incastro bianchi e verdi, con le fondamenta in cemento e l’intera struttura in legno, più un impianto fotovoltaico sul tetto che copre i due terzi del consumo di energia, come si può vedere anche dal pannello a Led, piantato nel cortile, che dà in tempo reale i numeri della produzione di energia e del risparmio di CO2. Questa scuola ha un doppio record: è classe A4, il massimo dell’efficienza energetica, e classe IV, la più antisismica possibile oggi. Nel giorno dell’inaugurazione genitori, insegnanti e autorità locali hanno espresso grande soddisfazione per un risultato che è frutto di un percorso condiviso, dove diverse ipotesi sono state discusse e quella definitiva scelta insieme. I lavori poi sono stati appaltati a una ditta locale, con evidente beneficio anche economico. Ma non solo.

Un’esperienza simile è quella dell’Istituto comprensivo Santa Croce di Sapri, in provincia di Salerno, ricostruito dopo la demolizione del vecchio edificio degli anni 60: la dirigente scolastica e i genitori hanno sottolineato la maggiore fiducia data da lavori condotti da persone del posto, senza risparmi sulla sicurezza, per esempio. Nel caso di Sapri, poi, l’orgoglio è rafforzato dal fatto che questo è il primo esempio di riqualificazione realizzato nel Sud grazie al piano Scuole sicure del 2015, l’anno spartiacque, con gli stanziamenti per l’edilizia scolastica voluti dal governo Renzi.  Un finanziamento proseguito nel tempo, e che a luglio ha visto lo sblocco di altri 1,5 miliardi di euro.

Le scuole migliori, e i casi citati lo dimostrano, sono quelle che nascono dalla collaborazione tra istituzioni, genitori, insegnanti e protagonisti dell’economia locale. Certo, i cantieri aperti sono ancora pochi, alcune migliaia nelle oltre 42mila scuole italiane, metà delle quali ad alto rischio sismico. C’è molto da fare, ma è una grande opportunità, non solo educativa, ma economica e imprenditoriale, che sarebbe un peccato non cogliere.

Chiudi