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Chiamate il 119, ho gli hacker a casa

IL 115 07.10.2019

Il Computer Emergency Response Center a Be’er Sheva (Israele).

Il pc o lo smartphone sono sotto attacco? In Israele è attivo un numero per le emergenze digitali, 24 ore su 24, dedicato ad aziende e privati

Aiuto, mi stanno hackerando il computer. Da qualche mese, per questo tipo di emergenze gli israeliani hanno a disposizione un numero telefonico, attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette. Chiunque, che sia un privato o un’azienda, può comporre il 119 – esatto, lo statunitense 911 al contrario – per qualsiasi tipo di minaccia o di sospetta attività malevola sul proprio pc o sullo smartphone. Al 119 risponde il Computer Emergency Response Center (Cert) del National Cyber Directorate, dove operano veterani delle unità dell’esercito nazionale che si occupano di nuove tecnologie, giovanissimi laureati, esperti in sicurezza dei dati e difesa informatica.

Presentando il numero d’emergenza al CyberTech di Tel Aviv a gennaio, il direttore generale del National Cyber Directorate, Yigal Unna, l’ha descritto come un «potente sensore» in grado di aiutare il centro a identificare e contrastare «epidemie», cioè attacchi su più larga scala. Si tratta, infatti, di una delle risposte di Israele, Paese frontiera e laboratorio delle tematiche tech, alle minacce che provengono dall’esterno e in particolare dall’Iran, con il quale lo scontro, negli ultimi anni, si è esteso alla guerra cibernetica. Basti pensare che l’intervento al CyberTech del primo ministro Benjamin Netanyahu aveva come grande obiettivo proprio il regime di Teheran, che «attacca la cybersfera israeliana ogni giorno».

Generare fiducia e aggiungere valore sono i due obiettivi del 119 nei confronti dei privati, spiega a IL il direttore del Cert, Lavy Shtokhamer, mentre alle sue spalle le mappe mostrano in tempo reale le minacce e la loro provenienza. «Il nostro lavoro si sviluppa su tre direttive: fermare gli attacchi, conoscerli e condividere le informazioni», racconta dal centro a Be’er Sheva, che da città quasi dimenticata nel deserto del Negev è diventata una delle capitali mondiali della sperimentazione informatica.

Al centro della stanza, una ventina di computer monitorati da giovani laureati, soprattutto in ingegneria e scienze informatiche, la maggior parte dei quali proveniente dalla poco distante Ben Gurion University. Anche in questo, il Cert rispecchia appieno lo spirito del quartiere cyber di Be’er Sheva: in Israele lo chiamano «ecosistema», ambiente e rete di relazioni che intrecciano il lavoro di multinazionali, start-up, università e agenzie governative. Una specificità di questo Paese, dove la vita è segnata dall’esperienza militare – e in particolare dalla riserva – che plasma le generazioni e rende possibile l’incontro tra nuove e vecchie leve, tra laureandi e laureati da una parte e militari e manager dall’altra.

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