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Il miraggio della laurea sotto il sole dell’equatore

IL 115 22.10.2019

University Science di Kisangani in Repubblica del Congo

Cresce il numero di studenti nei Paesi subsahariani, ma le debolezze del sistema universitario creano clamorose disparità

C’è un dato che sembra fotografare piuttosto bene il boom dell’educazione terziaria nell’Africa subsahariana: tra il 1990 e il 2014 il numero di università pubbliche è balzato da 100 a 500. Eppure si tratta di un’illusione ottica, perché la realtà è molto più esplosiva: nel quarto di secolo in questione, il numero di atenei privati è schizzato da 30 a più di mille. Un incremento sorprendente che racconta molte cose, alcune positive, altre meno.

Innanzitutto ci dice come il crescente accesso all’educazione primaria e secondaria – unito alla crescita di alcuni Paesi e alla progressiva riconversione delle economie africane dall’agricoltura all’industria e i servizi – stia trasformando le ambizioni dei giovani africani e il volto delle loro società. Ma la sproporzione nella crescita del settore privato rispetto a quello pubblico evidenzia anche una delle criticità di questo boom: l’incapacità dei governi africani di rispondere in maniera tempestiva alla domanda di educazione terziaria. Una lentezza che non solo limita l’accesso, ma crea distorsioni clamorose. Dato che la grande maggioranza degli studenti universitari proviene da famiglie benestanti, e siccome uno studente universitario può costare 25 volte di più di un alunno delle elementari, il risultato è un sistema che finisce per premiare in maniera sproporzionata proprio chi ha meno bisogno di aiuto. In Ghana, per esempio, i fondi governativi spesi per l’educazione universitaria del 10 per cento più ricco della popolazione sono 135 volte più grandi di quelli destinati al 10 per cento più povero.

Il paradosso è che non basta. Il rapporto tra docenti e studenti continua a restare lontano dagli standard europei: se a Oxford è 1 a 11 e al Politenico di Milano 1 a 24, alla University of South Africa è 1 a 107. Ma, dati gli elevati livelli di povertà della popolazione, ancora per un po’ aggiungere posti non farà che sovvenzionare i figli di altre famiglie piuttosto benestanti. La soluzione probabilmente ha a che fare con prestiti e borse di studio. I primi andrebbero incoraggiati perché il gap di retribuzione tra laureati e diplomati è più elevato che altrove. Le seconde andrebbero ricalibrate per tener conto, oltre che del merito, anche delle condizioni economiche dei candidati.

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