Magazine / Design

Modernismo all’ultima curvatura

IL 115 10.10.2019

Alcune fasi della lavorazione artigianale della sedia a dondolo Rio. Progettata da oscar Niemeyer insieme alla figlia Anna Maria nel 1977, è prodotta nell’atelier di Etel nella zona di San Paolo, Brasile

Un pezzo disegnato da Oscar Niemeyer insieme alla figlia Anna Maria e un processo artigianale basato sul lavoro di vapore e pressa. È l’immagine del Brasile, un Paese che nella storia del design ha vissuto grandezza e oblio

«Oscar Niemeyer cominciò a disegnare i mobili per le proprie architetture formaliste con la figlia Anna Maria negli anni 70, insoddisfatto dalla produzione dell’epoca. Voleva che fossero in nero, per far emergere la linea, la forma pura. Nacquero allora la sedia a dondolo Rio, la panca Marquesa, la poltrona Alta, che si trova anche nella sede del partito comunista francese di Parigi e all’interno del Memorial da América Latina di San Paolo». A parlare è Lissa Carmona, proprietaria di Etel, azienda fondata dalla madre nel 1985 che oggi riedita i tre pezzi iconici del maestro brasiliano, più altri scovati tra gli archivi della Fundação Oscar Niemeyer.

Per Lissa Carmona di Etel «la Rio è il pezzo di Niemeyer più difficile, a causa della curva molto accentuata. una struttura arcuata che deve allo stesso tempo essere stabile». In legno brasiliano dipinto di nero e compensato, ha finiture in cuoio, lacca e canna. È In edizione numerata

Impossibile districare la storia dell’atelier, che produce artigianalmente arredi a un’ora di macchina da San Paolo, da quella dell’architettura del Brasile. Un Paese che, a partire dal Dopoguerra e dagli esperimenti (anche) di Lina Bo Bardi, Oswaldo Bratke, Sergio Rodrigues, trova la sua esplosione modernista nella costruzione di Brasilia, la capitale utopica inaugurata nel 1960 e innalzata sui princìpi urbanistici di Le Corbusier tradotti da Lúcio Costa. Su questi Niemeyer innesta il suo genio. «A metà degli anni 60 cominciò la dittatura. Il Brasile si chiuse e quella cultura del design costruita negli anni 50 venne persa. Tutto era americano», continua a raccontare Carmona. La cesura dura il tempo del governo dei militari. «Negli anni 80 mia madre Etel restaurava mobili vintage. Rimase affascinata dalle tecniche di costruzione, ormai scomparse, e decise di recuperarle. È l’inizio delle riedizioni: Branco & Preto, Jorge Zalszupin, gli stessi Bo Bardi, Bratke, Rodrigues, fino a Niemeyer, attraverso la fondazione».

Il bozzetto originale del progetto conservato negli archivi della Fundação Oscar Niemeyer di Rio de Janeiro

La metodologia sviluppata da Etel è rigorosa: recupero della memoria, fedeltà al design originale, alta qualità, edizioni numerate: «Il nostro numero dice tutto: artigiano, cliente, data, legno. È il dna di un pezzo. Per quanto riguarda quelli di Niemeyer, sono autorizzati, certificati e a loro volta numerati dalla fondazione», continua Carmona. «La Rio è la più difficile da realizzare a causa della curvatura molto accentuata». Uno dei marchi di fabbrica dell’architetto di Rio de Janeiro (1907-2012), che così spiegava: «Non è l’angolo retto che mi attrae, né la linea retta, dura, inflessibile, creata dall’uomo. Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale, la curva che trovo nelle montagne del mio Paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle onde del mare, nel corpo della donna prediletta».

Chiudi