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New York è nuova anche sotto la “K”

di Paola Stringa
fotografie di FRANCESCA MAGNANI per IL
IL 116 31.10.2019

Il Kosciuszko Bridge, da poco terminato sul Newtown Creek

Parte da Kosciuszko Bridge la riqualificazione che trasformerà l’area a Nord di Brooklyn nel laboratorio urbano più innovativo della città

Il network di spazi verdi che nascerà lungo il Newtown Creek sarà il simbolo di quel grande progetto di riqualificazione post-industriale diffusa che trasformerà Greenpoint e Long Island City nei laboratori urbani più innovativi di New York. Rigenerazione ambientale, pedonalizzazione, integrazione tra aree manifatturiere e insediamenti abitativi sono alla base dell’articolato piano che ha come oggetto il Nord di Brooklyn e che è iniziato con l’apertura al traffico del nuovo ponte Kosciuszko, a sostituzione di quello costruito nel 1939. Al di sotto e attorno all’infrastruttura si svilupperà il parco “Under the K”, che si configura come un intervento di rinnovamento simile alla High Line, sulla ferrovia sopraelevata dismessa di Manhattan.

Il primo lotto dell’ultimo acronimo urbanistico newyorkese dopo SoHo (Sud di Houston), NoLita (Nord di Little Italy), TriBeCa (Triangolo a Sud di Canal Street) e DUMBO (Sotto il ponte di Manhattan), sarà fruibile dall’estate 2020 e restituirà ai cittadini un’altra area dismessa, connettendola con una passeggiata sul fiume che, già oggi, si snoda tra edifici post-industriali e sentieri naturali. Il parco, all’intersezione di quattro quartieri (Greenpoint, Long Island City, East Williamsburg e Queens), sarà un hub ecologico e culturale capace di rappresentarne le diverse anime.La trasformazione del lungofiume è riconoscibile anche dal recente, iconico impianto di depurazione, realizzato sotto forma di centro multiservizi destinato a eventi, percorsi formativi per le scuole e persino matrimoni. «Infrastrutture necessarie che al contempo fungono da contenitori per funzioni sociali di vario tipo, diventando destinazioni popolari all’interno del tessuto urbano»: così le definisce Stefan Knust, architetto dello studio newyorkese Ennead, che ha partecipato al progetto.

Grattacieli di Manhattan visti da Brooklyn

Operai al lavoro nel cantiere sotto il ponte Kosciuszko, dove sorgerà l’area con parco “Under the K”

Il paradigma di Stefan è alla base della riqualificazione che interesserà la vasta area circostante, rivitalizzando vecchi siti produttivi, in un continuum che stravolge la separazione tra casa e lavoro che ha caratterizzato la vita urbana dell’ultimo secolo. Un ritorno al futuro che affonda le radici nella città pre-industriale reinventando, in chiave contemporanea, le comunità artigiane: come MakerHoods dove si vive, si crea, si produce e si consuma localmente.

La riconversione delle ex aree industriali e dei quartieri dormitorio è parte di quel processo di gentrificazione che ha accompagnato la vita di Brooklyn e che oggi è diventata una priorità alla luce delle previsioni di crescita dei prossimi dieci anni, durante i quali New York accoglierà fino a un milione di persone. «Siamo lieti che la città si prepari a ospitare nuovi residenti, perché la sua vocazione è di essere aperta allo sviluppo, però c’è il rischio di stravolgere gli equilibri dei quartieri, di cambiarne i connotati e favorire, ancora una volta, le speculazioni e le diseguaglianze. Ho visto tanti amici abbandonare i loro studi e le loro case per ripiegare su città più piccole e a buon mercato.  La maggior parte dei processi di gentrificazione a New York ha lasciato poco spazio alla creatività e molto alla finanza», racconta a IL Iva Kravitz, Real Estate PR manager e membro dell’AIA (American Institute of Architects).

L’incrocio tra Manhattan Avenue e Greenpoint Avenue a Brooklyn

La fermata di Greenpoint sulla linea G della subway newyorkese

Ogni quartiere di Brooklyn è un microcosmo di storie, rumori e odori, e una culla di molteplici identità. «Ho seguito da vicino il processo di rigenerazione di Williamsburg e quello più recente in corso a Gowanus. Quando sono venuta a vivere a Brooklyn», ricorda Iva, «Greenpoint era una sorta di ghetto polacco mal servito dal trasporto pubblico e con pochi negozi di vicinato. Il cambiamento qui è stato più graduale: la riconversione in Parco Domino dell’ex zuccherificio dismesso lungo il fiume, realizzato dagli stessi progettisti della High Line, è il primo esempio in questo senso». Ci racconta la pittrice newyorkese Jane McNichol: «Avevamo uno studio incredibile, insieme ad altri artisti, all’interno di un edificio sull’East River, in South 4th Street, nel sito che ora chiamano Domino. Era il 1998 e la scena creativa attorno a noi stava veramente decollando. Poi quel palazzo è stato convertito in appartamenti di lusso e ce ne siamo dovuti andare. Del resto, mi ricordo che Michael Bloomberg, quando diventò sindaco, assicurò che avrebbe creato 160mila nuovi appartamenti nel nord di Brooklyn, anche se non sono sicura che abbia raggiunto l’obiettivo». Stefan Knust, dal canto suo, sostiene che le trasformazioni siano necessarie: «La crescita della popolazione e il riscaldamento globale ci pongono di fronte a sfide nuove, ma occorre affrontarle insieme perché è della vita delle persone che stiamo parlando. Mi ha colpito la storia di un gruppo di residenti di un quartiere disagiato che ha avviato una mobilitazione contro la piantumazione di alcuni alberi da parte degli ambientalisti, perché anche in quel piccolo miglioramento del proprio spazio urbano coglieva un segnale della gentrificazione che avrebbe reso più attrattiva l’area per nuovi e più facoltosi acquirenti».

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