Magazine / Cover Story

Quanto corre il PIB

di Pierangelo Soldavini
fotografie di ALICE FIORILLI per IL
IL 116 28.10.2019

Sensibilità eco, salute, traffico urbano e soprattutto scelta di vita. Quando la passione tira la volata al Prodotto Interno Bici

Chi mi conosce sa che ho un carattere sufficientemente mite. Eppure mi piace il rischio. La sfida, davvero pericolosa, la combatto tutti i giorni per le strade di Milano. Ebbene sì, lo confesso: sono un ciclista urbano, di quelli che cercano di farsi strada tra le mille insidie di una città che, come quasi tutte, è stata progettata e modellata sulle esigenze di una mobilità fatta a quattro ruote. Più o meno dalla metà del secolo scorso, sulla spinta del boom economico – confesso anche questo: sono un baby boomer, quindi mi posso considerare diversamente giovane – gli spazi delle metropoli, ma anche quelli delle città di media grandezza, sono stati tutti ripensati in funzione delle automobili, di un mezzo di trasporto che avrebbe dovuto garantire velocità e che invece ha prodotto ingorghi e lentezza. Anch’io mi spostavo fino a oltre vent’anni fa prevalentemente in auto o con una vecchia Vespa. Poi il regalo di laurea mi ha cambiato la vita: una bici da uomo, vecchio stile con freni a bacchetta, che ormai di anni ne ha compiuti 35 (e li dimostra tutti…).

Entrata con discrezione nelle mie abitudini, ha finito per avere la meglio sulla Vespa. Che cosa mi ha convinto a cambiare due ruote? Senz’altro ha contribuito la messa al bando dei motori a due tempi, quelli alimentati a miscela, che a Milano hanno iniziato a non poter funzionare nei mesi invernali. Avrei potuto far passare la mia Vespa Px come moto d’epoca e quindi viaggiare come prima. Ma il divieto ha risvegliato la mia coscienza ecologica: ho deciso di prendermi le mie responsabilità.

D’altra parte si stima che passare da un’automobile a una bicicletta risparmia in media 150 grammi di CO2 al chilometro, qualcosa in più probabilmente con la mia Vespa a due tempi. Facendo il calcolo di quasi trent’anni di spostamenti in città, a un ritmo di almeno 5-6 chilometri al giorno, posso dire di aver dato anch’io il mio contributo alla riduzione delle emissioni in città. La riduzione di emissioni e inquinamento è una delle voci più difficili da valutare: secondo le più recenti stime della European Cyclist Federation (Ecf), il risparmio varia da un minimo annuo attorno al miliardo di euro fino a sei miliardi nell’Europa intera, un valore a cui si possono anche aggiungere 6,8 miliardi derivanti dall’eliminazione della congestione di traffico sulle strade urbane. Tenendo conto che si stima che il costo degli ingorghi automobilistici sia pari a 240 miliardi di euro l’anno, è facile comprendere il margine di crescita di questi benefici reali. Tutto questo alla fine significa miglior qualità della vita: considerando che già oggi a livello globale la popolazione nelle città supera quella extraurbana, si può immaginare che la bicicletta in prospettiva sia un mezzo di trasporto che fa parte della soluzione piuttosto che dei problemi!

Meglio ragionare su numeri reali. La Ecf nel 2016 aveva stimato un valore complessivo di oltre 500 miliardi di euro l’anno come benefici positivi derivanti dalla bicicletta. Poi, tre anni dopo, ha preferito ridurre le aspettative limitandosi a calcolare solo le ricadute verificabili e quantificabili. Quella che oggi va sotto il nome di Bikeconomy si è ridimensionata, ma vale comunque oltre 150 miliardi di euro l’anno “reali”, più del Pil di un Paese come l’Ungheria. Per una buona metà si tratta di ricadute in termini di salute e benessere. Andare in bicicletta previene oltre 18mila morti premature e patologie croniche come malattie cardiovascolari e diabete: si arriva così a un totale di 73 miliardi di euro, più di quanto la Spagna spende nel sistema sanitario nazionale. Il movimento e il benessere sono in effetti la maggior motivazione che mi ha spinto a spostarmi progressivamente verso la bicicletta. Pedalare anche in mezzo a strade trafficate mi ha sempre dato un senso di libertà e di gratificazione: che soddisfazione superare file e file di macchine ferme in colonna…

Non ho dato un grande contributo al mercato diretto della bicicletta, che in Italia si aggira sui cinque miliardi: continuo ad andare in giro con la mia vecchia bici con freni a bacchetta, un po’ perché compagna di una vita, un po’ perché spero che la sua anzianità possa tenere alla larga i malintenzionati. Oggi l’Italia è il secondo produttore europeo, dietro la Germania, e il primo esportatore. Il potenziale potrebbe essere ben superiore, se solo si riuscisse a ridurre il mercato nero dell’usato che spesso alimenta direttamente quello dei furti.

A dir la verità una spesa me la sono concessa per una bici americana da turismo. Non sono un maniaco agonistico, ma invidio le decine di migliaia di atleti che si cimentano con salite che per me sono muri irraggiungibili o con chilometri macinati ogni fine settimana. Da giovane di vacanze a due ruote ne ho fatta più d’una, adesso ci sono fior di agenzie specializzate che offrono vacanze a pedali organizzate fin nei minimi dettagli. Oggi il valore del turismo è stimato in 44 miliardi in Europa: in Italia siamo fermi a 7,6 miliardi di euro, ma è evidente il potenziale di Paese con un’offerta infinita di storia e arte diffuse senza eguali, che ben si adatta a un turismo lento che permette di scoprire territori oggi estranei ai grandi flussi turistici.

Qualche difetto la bici ce l’ha, a partire dalla fatica che in una città come Milano spesso si trasforma in camicie o magliette con ampie macchie di sudore. Per questo arriva in soccorso la bicicletta elettrica con la sua pedalata assistita che evita carichi di fatica eccessivi: l’e-bike, anche Made in Italy, è il segmento a più alta crescita.

Ma al di là delle fredde cifre la bicicletta è una macchina perfetta che ancora oggi, a due secoli dalla nascita, rappresenta il modo più efficiente ed economico per spostarsi in città e per scoprire posti altrimenti invisibili. Perché la bici è soprattutto fatta di valori immateriali come la libertà, la connessione tra luoghi e tra persone, l’inclusione, la cultura. Ed è per questo che ne sono ancora innamorato e ho scelto di raccontarne le economie. Perché dalle due ruote possano nascere nuove ispirazioni.

Gianluca Santilli e Pierangelo Soldavini

Bikeconomy
(Egea 2019, 166 pp., 18 euro).
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