Agenda

Tante storie e un’informazione fatta bene

di Fabio De Luca
fotografie di SERGIO LUCCHESI
IL 115 03.10.2019

Sebastiano Barisoni, vicedirettore esecutivo di Radio 24, nata 20 anni fa

Questa volta parliamo un po’ di noi: con tante novità, ma con uno stile consolidato, Radio 24 compie vent’anni

Con tutta la discrezione e l’equilibrio di cui questa pagina e questo magazine sono capaci, stavolta ci occupiamo di noi. Cioè, di Radio 24: la radio del Sole 24 ORE. Che iniziava le trasmissioni giusto vent’anni fa, il 4 ottobre 1999: in un etere ancor più di oggi diffidente verso format che osassero discostarsi dal rassicurante binomio “musica & chiacchiere”, figurarsi una radio che metteva in primo piano l’informazione e le parole. Ok: c’era Radio Radicale (che però era più una specie di cinema d’essai per fan delle cronache parlamentari), c’era l’imponente testata giornalistica Rai, c’era il network di Radio Popolare. «Noi invece», ricorda Sebastiano Barisoni, oggi vicedirettore esecutivo di Radio 24, e al suo interno sin dai primi istanti di vita dell’emittente, «noi avevamo altri modelli. Guardavamo a France Info in Francia, per esempio». Un prodotto non esattamente di massa, quindi, che però incontrò i favori di una nicchia parecchio più ampia del previsto. «Nei mesi precedenti la messa in onda», ricorda sempre Barisoni, «uno studio di marketing stimò, basandosi sul numero di lettori del quotidiano, una potenziale audience attorno al mezzo milione di ascoltatori. Dopo il primo anno, quando fummo in grado di pubblicare i primi dati di ascolto, eravamo a un milione. Un numero che, onestamente, sorprese noi per primi».

Le ragioni del successo (che continua ancora oggi: 2 milioni e 300mila ascoltatori nel primo semestre 2019) erano diverse, e andavano da un certo rigore “vecchio stile” garantito dal marchio Sole 24 ORE, a una specifica congiuntura favorevole di quel momento storico. «Il biennio 2000/2001», spiega Barisoni, «fu quello dell’ultima grande bolla azionaria, quando la domanda “dove investo i miei soldi?” usciva dalle stanze della finanza per diventare argomento da bar. Sulla scia di alcune rubriche del quotidiano, e con un approccio che potremmo forse cautamente definire “pop”, in quei primi anni ci posizionammo come la radio che spiegava la finanza con un linguaggio accessibile».

Ma anche una radio costruita “attorno” ai fatti di cronaca, come fu chiaro il pomeriggio dell’11 settembre 2001, quando chi era al microfono si trovò a raccontare in tempo reale l’attacco terroristico alle Torri gemelle: «Ci chiamò al telefono Alessandro Plateroti, all’epoca inviato del Sole 24 ORE a Wall Street, e descrisse in diretta lo schianto del secondo aereo». A quella telefonata seguirono 72 ore di diretta non stop, prima vera grande prova “sul campo” della redazione di Radio 24, che molte altre volte in seguito deciderà di riconfigurare in corsa il palinsesto per adattarsi alla cronaca (per esempio nel marzo 2002, per l’omicidio di Marco Biagi, e dopo l’incidente ferroviario di Crevalcore il 7 gennaio 2005).

 

Giuseppe Cruciani, la celebre voce della “Zanzara”, tra i programmi di punta di Radio 24, nato nel gennaio 2006.

La direzione di Giancarlo Santalmassi, tra il 2005 e il 2008 contaminerà il format news & talk con qualche intuizione più classicamente “radiogenica” (a lui il merito o la colpa, a seconda dei punti di vista, di aver portato a Radio 24 Giuseppe Cruciani, che nel gennaio 2006 tiene a battesimo La zanzara), mentre è di quegli stessi anni anche il debutto di Storiacce, rubrica ideata e condotta da Raffaella Calandra (che dall’inizio dello scorso anno trovate anche nelle ultime pagine di IL) e testa di ponte di quell’attitudine a raccontare la contemporaneità “attraverso le storie” che è sempre più uno dei tratti distintivi di Radio 24.

I programmi da citare sarebbero tanti, e tra antichi e recenti ognuno ha ovviamente i suoi preferiti. Limitiamoci a tre che hanno, da qualche settimana, aperto la nuova stagione e anticipato il compleanno della radio: l’avvicendamento di Simone Spetia alla guida dello spazio delle 6.30, 24Mattino (che in ora più tarda è affiancato anche da Maria Latella e Paolo Mieli); Linee d’ombra. Storie dei nuovi vizi capitali ogni giorno alle 15, con il profeta italiano dello “storytelling” Matteo Caccia (che torna a Radio 24 dopo qualche stagione a Radio Rai); e lo spazio dedicato all’attualità internazionale Nessun luogo è lontano, dal lunedì al venerdì alle 16 insieme a Giampaolo Musumeci. Rimane un quesito di fondo: se, cioè, quella politica “circense” vista in scena negli ultimi anni, aiuti oppure complichi il mestiere di fare “bene” informazione. «Involontariamente, e in maniera quasi paradossale», conclude il vicedirettore, «ci aiuta. Quando la politica si basa sui tweet, i follower e le dichiarazioni a effetto su Facebook, ci sarà sempre una parte di opinione pubblica che avrà bisogno di serietà e contenuti. E probabilmente li verrà a cercare qui su Radio 24».

Alessandro Milan, a Radio24 da quando è nata, titolare del morning show “Uno, nessuno 100Milan”

Raffaella Calandra conduce “Storiacce”, che dallo scorso anno è anche un appuntamento fisso su “IL”

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