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Tu sparala grossa, vedrai che qualcuno ci crederà

IL 116 25.10.2019

Chiamandole in inglese abbiamo pensato che fossero una novità di oggi, ma le fake news sono antiche quanto il mondo. Da Nerone “il piromane” alle dicerie su Carola Rackete, passando per la Donazione di Costantino e i Protocolli dei Savi di Sion: la fabbrica dei falsi non chiude mai. Vogliamo davvero provare a debellare le bufale? Incominciamo a leggere qualche buon libro di storia

Le bugie hanno le gambe lunghe. Condizionano le idee, determinano le azioni, mettono in moto la storia. Oggi le chiamiamo «fake news» ma esistono da sempre, sotto nomi diversi. Una delle fake news più famose è stata, per esempio, quella che attribuiva all’imperatore Costantino un decreto che accordava alla Chiesa il dominio sull’Italia e sulla parte occidentale dell’impero. Non era vero, il decreto non è mai esistito: ma senza il sostegno del (falso) testo che ce lo ha trasmesso, probabilmente i Papi avrebbero fatto molto più fatica a imporre il loro potere temporale e a difendere l’autorità ecclesiastica dalle mire imperiali. E, senza quel testo, probabilmente anche i nostri Capodanni sarebbero diversi. Secondo il falso decreto, infatti, Costantino aveva attribuito tutti i privilegi e i poteri a un papa di nome Silvestro. I documenti storici lo delineano come una figura poco significativa. Ma, anche grazie alla leggenda della Donazione di Costantino, Papa Silvestro è stato fatto santo: quel santo che ancora oggi celebriamo nei veglioni di fine anno, il 31 dicembre, giorno della sua morte nell’anno 335.

La falsa Donazione di Costantino ha fatto la storia dell’Occidente anche dopo che il grande umanista e filologo rinascimentale Lorenzo Valla, nel 1440, la smascherò come un falso clamoroso. Ancora nel 1493, all’indomani della scoperta dell’America, Papa Alessandro VI – lo spregiudicato Rodrigo Borgia, papà di Lucrezia – infischiandosene del Valla e della filologia, ritirò fuori la Donazione di Costantino. Sostenendo che, poiché l’imperatore aveva concesso alla Chiesa il dominio su tutte le terre a occidente di Roma, era ovvio che nel lascito era compresa anche l’America, la quale doveva dunque essere consegnata all’autorità del Papato. La forza del falso, insomma, è invincibile: superiore, di gran lunga, a quella della verità e dei fatti. Inutile affannarsi a smentire e a portare prove contrarie. Si crede a quello che è più suggestivo e che fa più comodo. Una bugia detta una volta resta per sempre. Si pensi a un altro caso clamoroso, quello dei Protocolli dei Savi di Sion, una spudorata invenzione della polizia zarista che attribuiva agli ebrei un perfido complotto per il dominio del mondo. Ci credeva Adolf Hitler. Ma ha mostrato di crederci ancora, nell’anno di grazia 2019, un senatore del Movimento Cinque Stelle, Elio Lannutti, che ha citato i famigerati Protocolli per sostenere che gli ebrei, tramite le banche, controllano il mondo. L’ennesima riedizione del complotto giudo-pluto-massonico, altra bufala, di mussoliniana memoria, che non passa mai di moda.

I nostri tempi, per certi versi, ricordano quelli della tarda antichità, quando prosperavano le riletture fantasiose della storia. Ma le notizie false, sul passato o sul presente, sono funzionali soprattutto alla politica: sono strumenti di propaganda, clave da brandire negli scontri tra fazioni. Se devo screditare Marco Antonio dirò, come facevano i fedelissimi di Ottaviano, che è un pazzo ubriacone succube di quella malafemmina di Cleopatra. Se sono un senatore romano e non mi piace Nerone, che governa con piglio troppo autocratico, sosterrò che ha dato fuoco a Roma e, per millenni, tutti ci crederanno. Oggi, si parva licet, si può attaccare Carola Rackete, capitana della nave Sea Watch, affermando che ha ricevuto dal governo tedesco l’ordine di attaccare l’Italia a colpi di sbarchi di migranti o addirittura che in realtà è un uomo e si chiama Daniel. Quest’anno è stata diffusa la notizia che la società Open AI, fondata dal vulcanico imprenditore Elon Musk e specializzata nel campo dell’intelligenza artificiale, ha creato un software, segretissimo, che produce automaticamente fake news assolutamente credibili. Può darsi che anche queste siano fake news. Ma non c’è bisogno di intelligenze artificiali: basta spararle grosse, qualcuno ci crederà.

Pierre Omidyar, fondatore di eBay, ha a sua volta proposto un software per smascherare le bufale. E, pochi giorni fa, il capo di Apple, Tim Cook, d’intesa con l’Osservatorio Permanente Giovani-Editori diretto da Andrea Ceccherini, ha proposto un piano straordinario di alfabetizzazione informatica per debellare le fake news. Ma forse basterebbe diventare più consapevoli di come, da sempre, vengano fabbricate notizie false per scopi politici. Aveva iniziato già Ulisse, al tempo del mito, inventando una lettera per screditare il suo più temibile rivale, il greco Palamede: nella finta corrispondenza, Palamede scriveva a Priamo, il re dei nemici troiani, offrendogli i suoi servigi. Nel V secolo, a.C., grazie a un altro falso carteggio, anche il generale spartano Pausania fu condannato a morte con l’accusa di avere contatti segreti con la Persia.

Una lettura molto istruttiva sull’argomento può essere quella dell’ultimo libro di Paolo Mieli, Le verità nascoste. Trenta casi di manipolazione della storia, appena pubblicato da Rizzoli. I casi raccolti e discussi da Mieli dimostrano come più di una volta documenti manipolati e notizie inattendibili abbiano condizionato non solo l’interpretazione del passato, ma anche, di riflesso e congiuntamente, le vicende del presente. Anche Mieli risale fino all’antichità. Sottolineando, per esempio, come un’interpretazione deformata della figura di Spartaco sia stata importante anche per l’epoca moderna, che dello schiavo ribelle, da Garibaldi al movimento comunista, ha fatto spesso la sua bandiera. Ma si spinge poi verso tempi più recenti: analizzando, per esempio, la leggenda politico-storiografica che vanta l’onestà vigente ai tempi di Mussolini in contrapposizione alla corruzione dei politici di oggi. Marcello Veneziani, intellettuale schierato a destra, ha scritto: «L’unico periodo in cui la corruzione non prevalse sull’onestà e il merito fu il fascismo». Peccato che, come si evince anche dal libro di Mieli, neppure i fascisti sapessero di essere così onesti, visto che si rinfacciavano a vicenda le peggiori ruberie. Insomma, per debellare le bufale non servono i software. Basta leggere qualche buon libro di storia.

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