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Vincere sempre, anche con le parole

IL 115 08.10.2019

Sofia Goggia

Dopo i trionfi in pista, quello su un altro tipo di podio: è anche grazie al suo discorso ai delegati Cio se ci siamo aggiudicati le Olimpiadi 2026. Sofia Goggia è una miscela di feroce agonismo e intelligenza veloce, capace di passare con disinvoltura da ciò che serve per una sciata perfetta a Philip Roth

Se la conoscevate per la grinta, rivedetevi il suo trascinante discorso in inglese con cui ha sedotto il Cio e contribuito a far assegnare le Olimpiadi del 2026 a Milano‑Cortina. Il carattere della campionessa olimpica Sofia Goggia – la sciatrice italiana più forte dell’ultima decade – è una miscela unica di feroce agonismo, intelligenza fuori dal comune e simpatia irresistibile. Lo si percepisce a ogni risposta.

Partiamo dall’ultima vittoria, per una volta extra-sportiva: sei la nuova ambasciatrice dei prossimi Mondiali di sci alpino a Cortina nel 2021, sei felice?

«È un onore che mi riempie di soddisfazione anche perché Cortina, oltre a ospitare la pista per me più tecnica della Coppa del Mondo (l’Olimpica delle Tofane, su cui ha vinto nel 2018, ndr), è una località bellissima e dal fascino eterno».

In effetti con Cortina hai un legame speciale: il tuo discorso trascinante a Losanna in sostegno della candidatura di “Milano-Cortina 2026” è servito non poco per ottenere i Giochi…

«A ripensarci è stato proprio pazzesco: un’emozione fortissima venire schierata dal Coni in prima linea nella sede del Cio, da parte di una delegazione che ha mostrato tutto il potenziale che abbiamo quando restiamo uniti e si riescono a superare le divisioni ideologiche e politiche».

Un entusiasmo contagioso, il tuo. Eppure, come sappiamo, l’organizzazione dei Giochi comporta anche una responsabilità non da poco, come i costi e l’eredità lasciata al territorio.

«È vero, e anche se c’è il rischio di incorrere in sprechi, sono certa che una gestione intelligente e condivisa, di cui noi italiani siamo capacissimi, avrà ricadute importanti per tutto il Paese. È anche un’opportunità ec-cezionale di rivalutare la nostra immagine nel mondo e smentire lo stereotipo che ci bolla come geniali ma inconcludenti».

Tornando allo sport praticato, nel 2026 avrai 34 anni: ti vedi già come portabandiera e, soprattutto, in gara per una medaglia, forse l’ultima della tua carriera?

«Manca ancora un sacco di tempo: prima ci sono due edizioni dei Mondiali, una proprio a Cortina, e poi anche le Olimpiadi di Pechino del 2022, che mi incuriosiscono molto, ma certo la volontà è quella di esserci nel 2026, e per dare una bella zampata!»

Tornando all’oggi, c’è la nuova stagione che parte a fine ottobre sulle nevi austriache di Sölden: con quali obiettivi la affronti?

«Riparto super motivata: ho lavorato tantissimo sulla parte fisica in estate e poi sulla sciata in Argentina, a settembre. Le sensazioni sono ottime, punto a vincere le “coppette” di specialità, discesa e Super-G, mentre per quella generale è più complicata, visto che Mikaela Shiffrin va forte in tutte le discipline e ha vinto le ultime tre edizioni. Affronterò la stagione gara per gara, sapendo che la velocità è il mio regno».

Tramontata la rivalità con la tua amica Lindsey Vonn, che si è appena ritirata, quella con la Shiffrin è la nuova?

«Sinceramente non guardo alle avversarie, sono in gara solo con me stessa. Lo sci è uno sport particolare, di squadra, ma poi al cancelletto sei sola e dipende tutto da te. E inoltre, al momento, io sono solo settima nel ranking generale: le favorite sono le altre».

Non ti starai nascondendo troppo? In base ai risultati nelle discipline veloci sei la donna-jet più forte del Circo Bianco…

«Beh, potenzialmente sì. Diciamo che il grande obiettivo è arrivare a dominare la velocità».

Ecco la “vera” Sofia, ambiziosa e che non guarda in faccia a nessuno. Che cosa temi di più, magari gli infortuni visto che ne hai avuti a catinelle?

«Non ho paura di nulla, neanche di farmi ancora male, anche se ho vissuto momenti di profonda sofferenza; paradossalmente gli infortuni mi hanno resa più forte, insegnandomi a rapportarmi col mio corpo e ad andare oltre i miei limiti: li considero una leva di crescita personale».

Davvero non hai momenti di paura quando ti lanci a 130 km all’ora?

«Quando mi capitano cerco di viverli a fondo senza far finta di niente e poi svaniscono. In fondo la paura è solo una proiezione mentale, non esiste se non dentro di me e quando arrivo a capirlo la supero e ne esco rinforzata. È tutta una questione di testa».

Ecco, la testa: quanto è importante nello sci (e nello sport in generale), la forza mentale?

«Conta tanto, forse tutto. Il mio adorato papà mi ripete sempre che la vera forza nasce dalla conoscenza delle proprie debolezze».

Assomiglia al celebre aforisma socratico: «Conosci te stesso»…

«Sì, mi piace: nulla accade senza uno sguardo interiore acuto e spietato…».

È per questo che il tuo rito prima delle gare sono le “cuffie insonorizzanti”?

«Sì, grazie a quelle stacco da tutto, mi isolo completamente dall’esterno e cerco la massima concentrazione. Le metto anche a casa da sola, so che può sembrare una forma di autismo, ma per me è così. Sono sempre stata una ragazza introspettiva, abituata a guardarmi dentro».

La bergamasca Sofia Goggia, è campionessa olimpica di discesa libera in carica

Lo sci e la velocità sono le tue grandi passioni. O c’è dell’altro?

«In realtà la mia vera passione è la competizione, ma non tanto in relazione alla vittoria: mi piace arrivare al cancelletto con la sensazione di aver lavorato come una matta per esprimere tutto il mio potenziale. La vera felicità è la sensazione di sciare al top e so che quando mi riesce è dura starmi davanti».

Sei di Bergamo, città a cui sei legatissima, ma la tua professione ti porta in giro per il mondo: hai un luogo preferito?

«A parte la Corea, e ovviamente Cortina, ti rispondo di no: mi sento una cittadina del mondo. L’importante è star bene con sé stessi».

Il tuo mondo è quello un po’ folle dello sci alpino. Tu come lo vedi? Resiste, per esempio, una disparità di trattamento tra uomini e donne?

«Sì, ma nello sci in parte è più comprensibile: a Kitzbühel (sede della discesa libera maschile più famosa e difficile del mondo, ndr) vengono 60mila persone per vedere dei matti che si buttano sulla Streif a 150 km all’ora rischiando la pelle…»

A proposito, tu ti lanceresti sulla Streif?

«Ma sei matto? Sarebbe un suicidio! Per sciare su quella pista in discesa libera ci vuole una potenza fisica che le donne non hanno…»

Capito, proseguiamo: al di là dello sci, com’è il “mondo di Sofia”?

«Vastissimo e inesplorato, anche perché viaggiando sempre non ho tempo per conoscerlo completamente io stessa. Amo la lettura, che per una persona introspettiva quale sono mi fornisce gli strumenti per arrivare a capirmi, e poi la musica, di tanti generi. La mia ultima passione sono gli audiolibri, che ascolto in macchina (mentre parliamo sta ascoltando niente meno che Pastorale americana di Philip Roth, ndr). Poi, quando posso, sto con la mia famiglia e con i miei amici, che sono anche più grandi di me, degli “illuminati” con cui mi piace confrontarmi».

E l’amore, c’è?

«Noooo (scoppia a ridere, ndr)… Allenandomi 8 ore al giorno e gareggiando in continuazione non ho tempo! Arriverà spero più avanti, e non sarà uno sciatore, ma uno che mi tiri fuori dal piccolo mondo, a volte noioso, dello sci».

Per chiudere, l’emozione più grande è stata la vittoria olimpica?

«Sì, certo, è stato il coronamento di un sogno enorme, ma se devo dirla tutta, nella gara precedente (il Super-G olimpico, dove si è classificata solo undicesima a causa di un erroraccio nella parte finale, ma dove nella prima parte stava sciando da favola, ndr) ho provato, come dire, un’autenticità nuova e inaspettata. E quello, molto più del risultato, è ciò che conta davvero: la sciata perfetta, espressa dalla perfetta comunione tra corpo e mente».

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