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Fenomeno podcast, ovvero tutto il bello del “su misura”

IL 116 06.11.2019

Storytelling, giornalismo vecchia maniera, revival della voce... Quindi questa “è la nuova radio”? Un libro tenta una risposta (con qualche considerazione sul modello di business)

Ce lo stavamo chiedendo un po’ tutti da diverso tempo, in effetti: il podcast è “la nuova radio”? È una domanda che periodicamente riaffiora in varie forme (ultimamente, per esempio, si porta molto la tesi per cui i voice assistant sarebbero “la radio del futuro”), spesso a dispetto del fatto che la radio continui a godere di ascolti più che rassicuranti. Una cauta (ma molto articolata) risposta al domandone, prova a darla un libro uscito da pochi giorni per Meltemi: Podcasting. La radio di contenuto ritorna sul web. Già nella prefazione, l’autore Luigi Lupo nota come «il podcast si pone in un continuum con il naturale cammino della radio verso la portabilità, iniziato con l’avvento del transistor e proseguito finora con la disponibilità dei contenuti on demand sullo smartphone» (con in mezzo, aggiungiamo, la mai veramente decollata stagione delle web radio). Lupo allarga poi il quadro chiedendosi se l’innovazione portata dal podcast di poter fruire di contenuti audio a richiesta, slegati dal classico “flusso” della radio, riguardi anche la loro natura.

La risposta sta esattamente nel mezzo: di certo il podcast è figlio di una novità tecnologica, nella fattispecie i device per ascoltare file audio in mp3 (lo stesso nome “podcast” è stato coniato da un giornalista del Guardian, nel 2004, partendo dall’iPod di casa Apple), e la facile diffusione e condivisione di tali contenuti sulla Rete. Ma è anche vero che, praticamente da subito, il podcast ha recuperato (e spesso fatto rivivere) specifici aspetti “minori” della radio: l’indagine giornalistica, per esempio, come dimostrano i casi di Serial (che negli Usa ha fatto numeri quasi televisivi) e il suo equivalente italiano Veleno, che con 200mila ascoltatori a puntata rappresenta l’anno zero dell’era dei podcast nel nostro Paese.

Storytelling, giornalismo vecchia maniera, revival della voce… L’unico lato controverso sembra riguardare (guarda caso) il modello di business, visto che per ogni podcast che riesce a monetizzare cifre a quattro zeri, migliaia di altri (pure in America) si barcamenano nel volontariato. E soprattutto, ammonisce il libro di Lupo, anche se nelle nostre bolle sembra la moda del momento, a novembre 2018 appena il 14 per cento degli italiani aveva “davvero” ascoltato un podcast. Il risultato degli Stati Uniti nello stesso periodo di tempo (51 per cento) fa però ben sperare per il futuro, come molto significativo è l’ingresso di Spotify nel campo della distribuzione dei podcast. Interrogato riguardo a quello che potrebbe essere il prossimo capitolo del suo libro, quello ancora da scrivere, Luigi Lupo è ottimista: «Credo che il podcast non sia un fenomeno passeggero per due ragioni almeno: la sua capacità di adattarsi alle esigenze dell’utente – la sua disponibilità di tempo, la sua mobilità – e la crescente specializzazione rispetto ai contenuti». Un futuro di radio su misura, insomma. E anche «libera veramente», speriamo.

Luigi Lupo

Podcasting. La radio di contenuto ritorna sul web

Meltemi 2019,
128 pagine,
12 euro
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