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Il carburante segreto

IL 116 26.11.2019

Praticità, libertà di movimento e la giusta dose di attività fisica. È la ricetta di manager e professionisti che, per andare a lavorare, decidono di spegnere i motori e scelgono la bicicletta

Il leader di una delle grandi dinastie industriali italiane, l’amministratore delegato della principale multiutility del Paese, il fondatore di uno degli studi legali più rampanti della “nuova” Milano e l’ideatore di quello che oggi è il primo fondo di private equity europeo focalizzato sulla sostenibilità. Ad accomunare quattro personaggi all’apparenza distanti l’uno dall’altro non sono soltanto i vasi comunicati della finanza, ma anche l’appartenenza all’esercito sempre più nutrito e prestigioso dei commuter urbani. Quelli che preferiscono la leggerezza e la libertà della bicicletta al rombo dei motori, a due o a quattro ruote.

Carlo Pesenti, consigliere delegato della Italmobiliare, holding dell’omonima famiglia bergamasca un tempo proprietaria della Italcementi e oggi più focalizzata sull’investimento in eccellenze italiane (a partire dagli scarponi da sci Tecnica e dalle cialde del Caffè Borbone), sintetizza la magia della bicicletta in due parole: melting pot. «C’è passione e c’è rigore, unisce libertà e dedizione. Ovunque vada la porto sempre, di recente sono stato in Cina e tornando ho caricato in aereo la bici che ho usato lì per spostarmi», spiega. Secondo Pesenti, per girare a Milano «è l’alternativa migliore perché permette di vivere una città frenetica in modo più lento e di limitare gli effetti dell’inquinamento urbano».

Catena e pedali sono come la ratatouille cucinata dal topino Rémy per il critico gastronomico Anton Ego: fanno riaffiorare vecchi sapori e antiche emozioni. «Sono cresciuto in un piccolo centro in provincia di Roma e saltare in sella per raggiungere gli amici dopo avere finito i compiti era la normalità», sottolinea Valerio Camerano, dal 2014 ceo di A2A, multiutility da 6 miliardi di fatturato. «Mi piace spesso cambiare percorso per recarmi in ufficio: la bici ti regala scorci di città che in auto difficilmente vedresti. Inoltre, utilizzo il bike sharing ogni volta che posso, la crescita vertiginosa delle popolazioni urbane impone a tutti di ripensare il concetto di mobilità». Tra coloro che lo hanno fatto con abbondante anticipo c’è Alessandro Giovannelli, fondatore e managing partner di Giovannelli e Associati, studio legale milanese nato nel 2013 e specializzato, tra l’altro, in diritto societario e operazioni straordinarie. «Appartengo a una generazione in cui a 14 anni dovevi avere la Vespa e a 16 anni lo Zündapp (la famosa moto 125 associata anche al mondo dei paninari, ndr), poi con la maturità professionale ho sentito l’esigenza di essere meno frenetico negli spostamenti e ho virato sulla bicicletta», spiega l’avvocato.

Pedalare consente di disegnare itinerari belli, veloci e riflessivi, aggiunge Giovannelli, che non nasconde un sogno: concludere la metamorfosi da motociclista a commuter approdando alla bici da corsa. Nino Tronchetti Provera, invece, è fondatore e managing partner di Ambienta sgr, il primo fondo europeo specializzato in investimenti sostenibili. Per lui, la bici a Milano è un must da sempre: «Prima ancora che il mezzo più ecologico è anche quello più pratico per muoversi in una città come questa, piccola e senza dislivelli». E poi, fa notare, aiuta a mantenersi in forma. Fitness, spirito green e un pizzico di romanticismo: ecco il carburante segreto (e sostenibile) che muove i commuter della grande finanza milanese.

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