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In Green We Trust

IL 116 07.11.2019

In questa pagina, alcune immagini tratte dal documentario del 2016 “Before the Flood” in cui Leonardo DiCaprio discute con vari interlocutori di cambiamento climatico

«Nella battaglia per il clima, i politici hanno fallito», dice a “IL” Leonardo DiCaprio. La sua risposta? L’impegno personale. A partire dai film. E dalle due ruote

Un tempo, gli attori simbolo di Hollywood, i maschi alpha riferimento globale di stile, li vedevi fotografati – con la fidanzata di turno o meno – a bordo di auto o moto sportive. Oggi, qualsiasi scatto rubato in città li coglie cavalcare una bici. È solo un piccolo gesto, ma il pianeta si difende anche così, rendendo cool un modo di spostarsi – e di mostrarsi – diverso e sostenibile. In testa a tutti, Leonardo DiCaprio, da tempi non sospetti grande attivista nella battaglia globale per la salvaguardia dell’ambiente e testimonial sincero del servizio di city bike di New York, tanto da essere stato da poco paparazzato con la fidanzata, la modella Camila Morrone, in giro per la città in perfetto stile due cuori e due biciclette. E non è la prima volta.

Ma Leo, come lo chiamano gli amici, non si ferma a questo. Anzi, sempre da New York, in occasione del recente 2019 Global Citizen’s Festival, che si prefigge di porre limite alla povertà estrema entro il 2030, si è espresso apertamente contro chi ha attaccato – più o meno frontalmente – la sedicenne attivista svedese Greta Thunberg dopo il suo discorso all’United Nations Climate Action Summit, primo tra tutti Donald Trump: «Bisogna combattere in prima linea. E coloro che sono al potere, ai vertici politici del governo, e ignorano sia il problema sia le giovani generazioni che cercano di agire e cambiare le cose, non dovrebbero stare in quella posizione». Chiaro e diretto, Leo, che non avrà finito gli studi – lavorava già a tempo pieno – ed è cresciuto in una dura realtà di ghetto, dividendo la strada con prostitute e junkie, ma è un accanito lettore e un uomo colto, con un genuino amore per gli animali, la natura e l’ambiente, coltivato fin dall’infanzia. «Tutti coloro che hanno reagito con commenti negativi alle azioni di chi sta lottando per la sopravvivenza del pianeta dimostrano di voler pensare unicamente ai propri interessi immediati anziché al futuro. I giovani sono una forza fondamentale e importantissima nella storia dell’umanità e altrettanto lo è il loro impegno», ha ribadito convinto.

Una difesa che si somma alle tante iniziative della Leonardo DiCaprio Foundation, che accetta e offre costantemente supporto a progetti a tema ambientale o indirizzati alla tutela della cultura indigena (chiunque, da qualsiasi Paese, può inviare proposte: www.leonardodicaprio.org), e a un’intensa produzione di documentari. Il primo, The 11th Hour, risale al 2007, e l’ha portato in giro per tutto il pianeta per vedere di persona alcuni dei più grandi disastri ambientali e per intervistare personaggi come Stephen Hawking e Mikhail Gorbaciov. Il più recente è di quest’anno ed è stato presentato al Toronto Film Festival questo settembre. S’intitola And We Go Green e racconta le vite dei piloti di Formula E, la competizione automobilistica equivalente alla Formula 1, ma con motori elettrici.

Lei è vegano ed è sempre stato un grande attivista in campo ambientale, ma negli ultimi tempi il suo impegno su questo fronte sembra essersi intensificato. 
«È un problema al quale penso ogni giorno e si è pian piano trasformato in una missione personale. I fatti parlano chiaro – come hanno dimostrato diversi scienziati e professionisti del settore – e a meno che non si decida di vivere in una realtà alternativa oppure in un universo egoista che si focalizza solo sugli interessi del presente, non c’è più tempo per negare l’evidenza. Il riscaldamento climatico, come tante altre catastrofi che si susseguono di continuo, è un segnale d’allarme importante».

Non è la prima volta che si esprime in questi termini, prevedendo conseguenze catastrofiche, se non si cambiano le cose. 
«Sono trascorsi quattro anni dagli accordi di Parigi e le promesse dei nostri leader non sono decisamente state mantenute. Il pianeta continua a riscaldarsi, provocando siccità e disastri ambientali. I nostri leader politici dovrebbero tutelarci, ma hanno fallito, quando addirittura non negano l’evidenza. Tutti i governi dovrebbero impegnarsi per far raggiungere al più presto ai loro Paesi le emissioni zero. Eppure, nella maggior parte dei casi, paiono non curarsene affatto. Quello che mi riempie di speranza sono i giovani, che hanno deciso di protestare e di far sentire la loro voce in tutto il mondo».

“Before the Flood”

Barack Obama è stato il Presidente migliore, in questo senso. L’ha detto lei.
«E lo confermo. È il leader politico che si è impegnato di più per cambiare le cose. L’ho sempre ammirato molto e adesso siamo anche diventati buoni amici».

La sua decisione di schierarsi in prima linea in difesa dell’ambiente risale a quando incontrò un altro democratico alla Casa Bianca: Al Gore, nel 1998. 
«Sì, proprio quell’anno ho deciso di creare la mia fondazione e ho iniziato a studiare e a documentarmi tantissimo. Perché voglio essere informato personalmente su tutto. È per questo che viaggio in prima persona: per vedere con i miei occhi i problemi che il nostro pianeta è costretto ad affrontare. E mi tengo costantemente in contatto diretto con molti scienziati».

Ha voluto con sé il produttore di “The Cove”, il regista e attore Fisher Stevens, per dirigere sia “Before The Flood”, nel 2016, sia “And We Go Green”, quest’anno. 
«Per il primo, abbiamo viaggiato insieme per tre anni per tutto il mondo, osservando di persona la terribile devastazione di molte aree del pianeta e rendendoci conto di come diverse zone rischino di essere sommerse dall’acqua… Ci siamo incontrati per la prima volta alle Galapagos insieme a un oceanografo. Quanto alle automobili elettriche, personalmente le ho usate fin dal principio e sono convinto che siano un elemento importante e innovativo, da sviluppare sempre di più e da rendere più accessibile a tutti».

“Before the Flood”

Poi c’è “Sea of Shadows”, il documentario che ha prodotto insieme al National Geographic e che ha vinto il premio del pubblico all’ultimo Sundance Film Festival. Racconta quasi come un action thriller la salvaguardia della vaquita (la balena più piccola al mondo, ndr) nel Mare di Cortez, il tratto di mare tra la Baja California e il Messico. Una vera guerra contro mafia, corruzione, bracconaggio.
«Il mio intento è creare storie che raggiungano un pubblico che sia il più vasto possibile, per diffondere consapevolezza. Metto il cuore e l’anima in tutti questi progetti».

Sostiene anche la causa di Jane Goodall, della quale è molto amico. È stato anche invitato a scrivere il suo profilo per l’edizione di “Time” del 2019 dedicata alle persone più influenti del pianeta. 
«L’ho sempre ammirata moltissimo, ancora prima di incontrarla di persona. E da tempo collaboriamo a progetti congiunti (insieme al Jane Goodall Institute ha lanciato, per esempio, la linea di moda Don’t Let Them Disappear, per supportare la protezione degli scimpanzè, ndr)».

Il suo profondo amore per gli animali, però, risale all’infanzia, come mi ha raccontato tempo fa…
«È vero. Da bambino ero terribilmente affascinato dal mondo degli animali. Fin da piccolissimo sfogliavo interi volumi, specie enciclopedie, su di loro, poi sono passato a leggere tutto quello che potevo sulle loro abitudini. Il mio sogno era di diventare un biologo marino o uno scienziato… Erano quelli i miei eroi, allora. E in fondo lo sono rimasti».

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