Magazine / Cover Story

La Capitale a pedali

di Valerio Millefoglie
fotografie di ALICE FIORILLI per IL
IL 116 01.11.2019

Viaggio lungo il GRAB, il Grande Raccordo Anulare della Bici, un percorso ciclabile di circa 45 chilometri intorno a Roma, che non c’è ancora davvero, ma non è più soltanto uno strano sogno

Una mandria di pecore. Il loro pastore, un viandante dai vestiti laceri, il volto scottato dal sole, che procede aiutandosi con un bastone di legno su un ponticello sopra il fiume Almone. Un uomo d’affari in doppiopetto, con una valigia nera, che spunta da dietro una siepe come da un passaggio segreto che collega alla società moderna. La medaglia di bronzo per il salto triplo alle Olimpiadi del ’68 in Messico che fa ginnastica con un amico sul campo da cricket della Riserva naturale dell’Aniene. Un ponte medioevale dove si dice si siano incontrati nell’800 Carlo Magno e Leone III. Un casale rinascimentale. Il calco dei piedi di Gesù nella chiesa di Santa Maria in Palmis, proprio nel preciso luogo in cui avrebbe risposto alla domanda dell’apostolo Pietro, «Domine, quo vadis?». E noi, dove stiamo andando?

Siamo a Roma e stiamo seguendo il GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, un itinerario di circa 45 km che passa attraverso parchi, ville storiche, mausolei; una macchina del tempo da utilizzare in bicicletta per ritrovarsi poi davanti ad architetture contemporanee, come quella del Maxxi, il Museo nazionale delle arti, o il Ponte della Musica. A raccordare questi punti si susseguono panorami di carrozzerie, pompe di benzina in disuso, scritte sui muri, «Un sogno nato da ste strade, avanti borgata Gordiani!», sottopassaggi popolati da street art e da auto abbandonate, il suono di un ruscello in primo piano che attutisce e affonda quello del traffico urbano.

È dello scorso giugno la notizia del Protocollo d’intesa per il GRAB, sottoscritto tra Roma Capitale e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e approvato dalla giunta capitolina, proprio per creare nuove infrastrutture di collegamento fra le ciclabili già esistenti e chiudere il percorso. Così il GRAB è attualmente qualcosa che c’è, ma che non c’è del tutto. «I romani hanno in testa il GRA e pensano che questa sia una pista ciclabile sul raccordo anulare, quando invece è un anello interno», spiega Marco Pierfranceschi, ideatore di questo itinerario che inizialmente si chiamava GSA, Grande Sentiero Anulare. Ed è proprio con lui che parto in bicicletta alle 9.00 di un giorno feriale per percorrerne un tratto. «Ho acquistato la mia prima mountain bike nel ’92 e ho iniziato a girare i parchi di Roma Sud», racconta. «Sapevo che c’erano anche altri parchi e ville, così mi è venuta la fantasia di unirli in un solo tracciato. C’è voluto del tempo, perché mancavano le infrastrutture, poi sono cominciati ad apparire qua e là pezzetti di ciclabile, andavo in giro aiutandomi con la memoria fotografica». Nell’infinito pedalare prendo anche io appunti a memoria. Ricordo che, scendendo e risalendo alcune collinette immerse nel verde, Marco dice: «Se ci togli i palazzoni lì in fondo, è un bosco naturale. Potremmo essere in Abruzzo». Più tardi, spuntando inaspettatamente in un precipizio che dà sulla Salaria, dice: «Qui hai l’occasione rara, in questo itinerario, di vedere il traffico». Mi segno un’altra frase che dice riguardo ad alcune ciclabili che percorriamo e che «uniscono il niente al niente», e penso che spesso è un percorso fatto di niente, nel senso che ti porta in una Roma non densamente popolata, fatta di una sedia vuota su un pontile di legno che affaccia sul fiume Aniene. E così gli incontri che si fanno sembrano assumere un significato più importante.

Due uomini di settant’anni camminano avanti e indietro su un campo da cricket, all’interno di un’immensa area verde. Visti da lontano sono due punti piccoli, grafici. «Ogni due giorni circa veniamo qui a fare ginnastica», mi dice uno dei due. E poi, indicandomi l’amico, aggiunge: «Ti dico una cosa gratis. Lui è stato medaglia di bronzo nel salto triplo alle Olimpiadi». Giuseppe Gentile, la medaglia di bronzo, dice: «Era il 1968». L’amico biografo aggiunge: «Ha fatto il primato alle qualificazioni, saltando in alto ha salutato gli altri dicendo: intanto mi sono qualificato. Il giorno dopo ha fatto un altro primato, finché non sono arrivati un russo e un brasiliano a saltare più di lui. Io lo guardavo in tv e mi immedesimavo». Gentile mi racconta di essere tornato subito in Italia: «Non avevo voglia di festeggiare nulla». Quello stesso anno Pier Paolo Pasolini lo nota in un servizio di Oggi e lo vuole nel ruolo di Giasone, accanto a Maria Callas, in Medea. «Nonostante abbia ormai 77 anni», mi confessa, «ancora non ho risolto il problema tecnico di quelle Olimpiadi. Non c’è un momento in cui non ci pensi. In tutto questo tempo la rabbia non è sbollita mai».

«Time is out of the joint», si legge sulle scalinate della Galleria nazionale d’arte moderna che citano un verso dell’Amleto di Shakespeare. Il tempo corre fuori dai binari e ci porta al Giardino zoologico. Ai Parioli Marco rievoca una pedalata fatta all’indomani di un Capodanno. «Negli altri quartieri trovavi per strada bottiglie di spumante, qui era pieno di bottiglie di champagne». Uno dei momenti più belli è la discesa al Tevere. Stanco di ore di pedalate mi lascio trasportare dalla strada inclinata che porta alla banchina. Incontriamo per caso un’altra ciclista, Isabelle, amica di Marco. Rievocano l’amicizia elencando le biciclettate fatte insieme: 50 km e 5 gelati, «classificammo anche le gelaterie», 30 piazze per 30 all’ora, «raccontando a ogni piazza un aneddoto», alla ricerca del maritozzo perduto, «che poi non trovammo». «Il GRAB ti fa scoprire le bellezze nascoste»,  spiega Isabelle, «ti ritrovi dai Fori Imperiali ai nuovi quartieri residenziali come Torrino Mezzocamino, che va verso Ostia». Scopro che Mezzocamino è il quartiere dei fumetti, la toponomastica celebra autori e personaggi illustrati. Circumnavigando la rotatoria di piazza Andrea Pazienza si sfila fra le copertine di Zagor, Dylan Dog, Zanardi. E tramite viale Hugo Pratt e viale Luigi Bonelli si arriva al parco Corto Maltese, provvisto di ciclabile. Più tardi, con alle spalle il Museo delle Mura, passiamo accanto a un’insegna, «Cactus piante grasse da collezione». Marco mi dice: «Qui entrerà il GRAB». Proseguiamo in attesa del futuro.

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