Appendice

Maurizio Marsico, il mutante

06.11.2019

Un finto autoscatto Polaroid di Marsico negli anni Ottanta

Una vita fuori dagli schemi, una personalità creativa multiforme che riassume al meglio i formidabili anni della New Wave italiana. Eccessi e colpi di genio raccontati da una biografia che fotografa un'epoca d'oro

Se nel 1985 mi avessero detto che un giorno avrei scritto la biografia di Maurizio Marsico sarebbe stato un flash. Avevo tredici anni, appassionatissimo di musica e fumetti, e Maurizio era un eroe di culto a cavallo tra quei due mondi, o meglio, l’avanguardia di quei due mondi. Faceva dischi con tanti pseudonimi tra i quali il principale era Monofonic Orchestra, e quell’anno appariva in televisione il mercoledì sera su Rai Uno nel programma di Paolo Giaccio che succedeva al mitico Mister Fantasy e si chiamava Obladi Oblada, uno strano telegiornale postmoderno con scenografie disegnate da Massimo Iosa Ghini e un mix di reportage dal mondo e video musicali (alcuni fatti ad hoc, per esempio un Michelle dei Beatles di Andrea Pazienza). La trasmissione era presentata da una esordiente Serena Dandini, spalleggiata dal Marsico in persona, anzi il “Maestro Marsico” come veniva chiamato, figura a dir poco esuberante con il suo frac bianco, l’imponente fisicità a tratti cartoonesca, lo sguardo psycho e le sonorizzazioni con cui punteggiava il programma, operate dietro un sintetizzatore e una postazione da deejay, con stacchetti in cui improvvisava surreali canzoni al vocoder.

Avevo incrociato il suo nome nello stesso periodo sulle pagine di Frigidaire e Alter Alter, le riviste di fumetti e immagini più incredibili uscite in Italia. Marsico aveva in particolare un legame con la prima, era uscito anche un suo disco chiamato Invito a cena allegato al giornale, e lui aveva collaborato a una serie di progetti tra musica, performance e fumetto con pilastri frigidairiani come Stefano Tamburini, Tanino Liberatore e Massimo Mattioli – oltre a essere buon amico di Andrea Pazienza. In quel contesto, per esempio, nacque nel 1983 il leggendario Rap’n’Roll a nome Frisk The Frog, un fumetto di Mattioli che Marsico tramutò in un disco rap che farebbe impallidire i rapper di oggi.

Negli anni ebbi modo di esplorare la discografia ricchissima e irregolare di Maurizio, che, uscito dal conservatorio, si era calato nella scena milanese qualificandosi come un outsider assoluto, il diamante pazzo della New Wave che tra fine Settanta e primi Ottanta esplodeva anche in Italia, un mutante capace di passare con disinvoltura da pagine ostiche e sperimentali e colte a pezzi dance allora ancora visti in cagnesco, in un registro dove l’illuminazione del genio conviveva con cazzeggi e disimpegni, e spesso le pagine apparentemente più leggere erano quelle più geniali.

C’era un elemento di pazzia in lui piuttosto palpabile, un indomabile registro di sfaccettature che rendevano difficile circoscriverne il carattere, e che lo hanno tenuto felicemente fuori dal circuito autoreferenziale degli addetti ai lavori o dal marketing delle scene musicali. E che poi ha reso possibile che lui, retroterra negli anni Settanta politicizzati, surfasse l’onda del riflusso degli edonistici Ottanta vivendoseli fino in fondo, sapendone leggere le possibilità creative (video, teatro, performance, multimedia, tanto che Alessandro Mendini lo chiamò per alcune collaborazioni), diventando, tra mille eccessi, anche un protagonista piuttosto pericoloso della vita notturna milanese di quegli anni in club come il Plastic.

Con ghetto blaster e fondale ispirato al fumetto “RanXerox” di Tamburini e Liberatore

Copertina di “Silver Surfin'”, singolo di Monofonic Orchestra del 1982

Poi una mattina, primi anni del Duemila, ricevo una telefonata: «Ciao, sono Maurizio Marsico». Che flash. Era già entrato in un’altra vita, dopo essersela salvata in extremis tra boxe e riabilitazioni, si occupava di giornalismo, in quel periodo dirigeva un mensile dedicato alle serie TV chiamato Series e mi proponeva di curare una rubrica musicale. Manifestata la sorpresa di ricevere una telefonata dal mitico, che disse di essere lettore delle mie cose su Blow Up, accettai la collaborazione ed ebbi la possibilità di conoscerlo. Series durò quattro anni, poi Maurizio entrò in un’altra fase, lavorando come creativo nell’ambito della pubblicità. Ma rimanemmo in contatto, il mio tentativo fu di ricordargli come quel suo passato musicale e artistico, che allora lui tendeva a considerare come un capitolo chiuso, fosse un patrimonio importante, su cui bisognava ancora fare piena luce, e che avrebbe potuto addirittura riaprirsi. Prende quindi forma nel tempo l’idea di questa biografia sulla quale non ci mettiamo fretta, e infatti è appena uscita, si intitola Life On Marsico, e dall’intuizione iniziale sono passati un tot di anni, dieci, o quindici forse.

Nel libro Maurizio parla molto e ricorda un sacco di cose, e mi sembra che, oltre a uno spaccato non solo milanese dei differenti colori di quegli anni Settanta e Ottanta, emerga un racconto umano esuberante ma sincero, senza menate o sensi di colpa, che non fa segreto delle dipendenze da cocaina, alcol e sesso che rischiarono di farlo sbandare, e che restituisce – anzi, riesce – a rintracciare il rush anche rocambolesco di quel bisogno di ultrastimolazione che, per qualche stagione, lo aveva sul serio reso simile a un fumetto o a un cartone animato. Riesce a farlo senza ipocrisia, senza rimuovere l’eccitazione che in prima istanza lo aveva portato a esplorare quelle strade – prima che l’accelerazione diventasse folle e impossibile da gestire senza sbandare.

Nel libro c’è anche il dopo, l’oggi. Maurizio nel frattempo e dopo mille peripezie è stato salvato dall’amore per Silvia oltre che dalla sua determinazione e da un nuovo approccio, più spirituale, alla vita. È tornato a fare musica, sono usciti e stanno uscendo tanti dischi nuovi, come la raccolta dei suoi spericolati anni Ottanta intitolata The Sunny Side Of The Dark Side o il nuovo album della Monofonic Orchestra, Post_Human Folk Music. La cosa incredibile è che il suo non è il classico status da sopravvissuto, che dal punto di vista creativo al massimo può tornare sui suoi passi: sta davvero vivendo una nuova ispirazione e camminando lungo nuove strade, con la genialità e la passione di sempre. Riuscendo anche – miracolo – a preservare il lato meno distruttivo della sua follia dentro questa sua nuova saggezza.

L’autore di questo articolo

Christian Zingales scrive di musica dagli anni Novanta e collabora al mensile Blow Up dal 1998. Ha scritto libri come House Music, Italiani brava gente, Battiato On The Beach, Prince – The Jamie Starr Scenario, Aphex Twin – The Music Maker, e ha appena pubblicato Life On Marsico, la biografia di Maurizio Marsico (Goodfellas, 207 pagine, 14 euro).
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