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Piccola impresa con vista sull’Egeo

IL 116 04.11.2019

Andare all’estero? Anche no: la scelta dei giovani greci che affrontano la crisi reinventando le economie locali in modo innovativo

Dall’inizio della crisi a oggi quasi mezzo milione di persone ha lasciato la Grecia. Un esercito di migranti che, secondo i dati di Cambridge Analytica, ha toccato il picco più alto nel 2016. Di questi, 300mila sono giovani. L’hanno chiamata “generazione perduta”, sebbene la migrazione, il senso di perdita e la nostalgia siano, da sempre, parte del Dna di questo popolo. C’è anche chi, però, di fronte alle difficoltà, ha deciso di intraprendere una strada diversa, optando sì per il cambiamento, ma restando nel proprio Paese d’origine. È la storia  di Ena Karo, che produce saponi con oli essenziali delle Cicladi; di Manos Lipakis, fondatore di Helleo, il brand di cosmesi a base di olio d’oliva di Creta; o di Sofia Passa, che assieme al padre ha recuperato le vigne abbandonate nel villaggio di Tripotamos e ne ricava vino biologico.

I trentenni cresciuti all’ombra della recessione, che hanno fatto il viaggio a ritroso nelle isole natìe o nei borghi dell’estremo Peloponneso, abbandonando centri urbani duramente colpiti dalla crisi, stanno reinventando l’economia locale con un approccio innovativo. «La generazione che sceglie le isole e crea delle imprese non è quella che torna dall’estero», ci avverte Maria Fragkouli, traduttrice e attenta osservatrice delle sottoculture locali. «La migrazione interna è appannaggio di chi è stanco delle poche opportunità delle nostre città e vuole cambiare stile di vita. Negli ultimi anni si sono sviluppate tante micro imprese “Made in Greece”, piccole produzioni non ancora preparate ad affrontare il mercato dell’export in maniera strutturata. Giovani coltivatori, imprenditori, artigiani che realizzano prodotti di qualità, come la birra artigianale Septem di Evia, un caso di studio, e possono finire, come Apivita e Korres, eccellenze nella cosmesi, nelle mire delle multinazionali».

La crisi è stata una straordinaria molla culturale per i creativi, che hanno unito le loro energie e animato una vivace piattaforma di idee e connessioni transnazionali. «Documenta 14 (la storica art week tedesca, che dal 2017 ha duplicato il progetto in Grecia, nda) conferma la regola che ogni volta che c’è una crisi economica, la creatività ne beneficia».

È la teoria di Georgia Karampelou, pittrice, che, dopo aver lasciato Atene e il ministero delle Finanze dove era impiegata, ha scelto Tinos, guidata dall’istinto, dalla luce del Mediterraneo e dalle tracce degli scultori del passato che qui hanno fondato la Scuola di Belle Arti, il cui metodo è Patrimonio dell’Unesco.

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