Sport

Vincere è bello se hai dovuto combattere

IL 116 25.11.2019

Max Verstappen, olandese, 22 anni compiuti il 30 settembre, corre con il numero 33 per la scuderia Red Bull. Il 17 novembre ha vinto in Brasile il suo terzo GP della stagione

Max Verstappen è praticamente nato in pista. Figlio di piloti, fenomeno sui go-kart, è arrivato in Formula Uno quando era ancora minorenne. Poco più di un anno dopo ha vinto la sua prima gara, il più giovane di sempre a riuscirci. Il prossimo passo? Il titolo mondiale. Perché il ragazzo sembra davvero programmato per farcela

Tra gli sportivi di alto livello, i piloti di Formula Uno sono i più difficili da inquadrare. Un tempo visti come eroi romantici ed empatici, pieni di talento e spavalderia, oggi sono percepiti come esseri inavvicinabili, avvezzi solo a discutere di aerodinamica, usura pneumatici, strategie. Sempre più giovani e diversi dai loro coetanei, hanno una concentrazione e una ferocia agonistica difficile da trovare in qualunque altro sportivo della loro età. Non sono frequentatori di eventi mondani e discoteche. Pensano a guidare. E a vincere.

Il più famoso esemplare di questa generazione è Max Verstappen, ventiduenne figlio d’arte (padre e madre sono stati piloti professionisti), prima guida del team Red Bull. Ancora prima di sedere su una monoposto, aveva già fatto discutere: è entrato in Formula Uno nel 2015, da minorenne e senza patente; ma ci è entrato come un predestinato. E, infatti, dopo un breve apprendistato nella scuderia satellite Toro Rosso, già nel 2016 viene promosso in prima squadra, la Red Bull, con la quale il 14 maggio 2016 vince al debutto nel Gran Premio di Spagna: è il pilota più giovane della storia ad aggiudicarsi una gara di Formula Uno.

Che sensazione dà essere diventato una  star così giovane? 

«In realtà non ci faccio troppo caso. Quello a cui penso spesso è quanto sia grandioso il fatto che io ci sia arrivato. Per questo ogni weekend di gare è uno stimolo a a fare del mio meglio in pista».

Però farai caso al muro orange, il colore dei supporter olandesi, che ti segue sugli spalti…

«Certamente è bello vedere che ho così tanti tifosi. Questo però non mi porta a comportarmi come se pensassi di essere il più famoso del mondiale. Il mio lavoro è ottenere il massimo in pista. Poi vedo quello che mi succede intorno e non può che farmi piacere. Detto questo, i miei tifosi mi sostengono e vengono a vedermi correre perché si aspettano che io guidi bene e abbia dei risultati. Devo continuare a fare in modo che sia sempre così».

Qual è l’aspetto migliore dell’essere un pilota di Formula Uno? 

«Facile: guidare una monoposto di Formula Uno! Inizialmente volevo guidare i go-kart ma, dopo aver compiuto 10 anni, ho cominciato a desiderare di entrare in Formula Uno. Ci speravo e correvo ogni gara di go-kart solo con quell’obiettivo in mente».

Come definiresti il tuo stile di guida? 

«Ogni circuito è diverso e per questo devo cercare di trovare sempre la soluzione migliore per la situazione in cui mi trovo. In certi casi la mia guida può essere più aggressiva, in altri invece più fluida. Quindi, alla fine, direi che il mio è lo stile di Max Verstappen… Non saprei come definirlo altrimenti».

Che cos’è per te la velocità?

«Più vado veloce in pista, più mi diverto».

Che cosa provi quando vinci? 

«Vincere è sempre bello, ma dipende da come vinci. Ci possono essere vittorie più o meno tranquille. Quelle che mi esaltano di più sono quelle che arrivano dopo le gare più combattute».

Come ti concentri? 

«Non ascolto musica e non faccio niente di particolare. Ormai rilasciamo interviste in pit-lane anche 10 minuti prima della partenza…».

Quella che terminerà il primo dicembre è la quinta stagione di Max Emilian Verstappen in Formula Uno. Fino a oggi ha conquistato 8 vittorie

Come ti alleni? 

«Viaggio molto, ma quando sono a casa il mio è un lavoro principalmente aerobico: corsa e bicicletta. Non posso aumentare la massa muscolare e prendere peso perché abbiamo limiti imposti dal regolamento della Formula Uno per poter salire in macchina (il peso massimo di un pilota deve essere di 80 kg, pilota più monoposto 743 kg, ndr)».

Come passi il tuo tempo libero? 

«Gioco al simulatore di gare di Formula Uno… E cerco di stare un po’ con la mia famiglia».

Essere un pilota fin da giovanissimo ti ha costretto a sacrificare le amicizie? 

«No, anche perché la maggior parte dei miei amici è nel mondo delle corse».

Le tue performance sono misurate al cronometro, e sei anche brand ambassador di un marchio di orologi come Tag Heuer: che rapporto hai con il tempo? 

«Può essere il mio peggior nemico, ma anche il mio miglior amico. Nel mio mestiere tutto gira intorno al tempo: se in pista ne fai segnare uno buono vuol dire che sei il migliore di tutti».

L’anno prossimo lotterai per il mondiale? 

«Ogni anno può cambiare tutto. Spero di essere tra quelli che avranno più chance di vincere, ma dipenderà dal pacchetto che avrò in dotazione. Se la macchina non è abbastanza buona, anche se sei in un top team, non hai alcuna possibilità di competere».

Di che cosa ha bisogno la Formula Uno per aumentare lo spettacolo? 

«Credo che se avvicini le performance delle macchine in gara, automaticamente migliori la qualità dello show. Spero che dal 2021 gli organizzatori facciano scelte in questa direzione».

Piloteresti una Ferrari? 

«Sono in tanti a sognare quel volante. Io sogno di avere la macchina più veloce. Che sia rossa blu o argento, per me contano le performance: voglio vincere».

Chiudi