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A scuola di futuro

di Cristina Piotti
fotografie di ALBERTO BERNASCONI per IL
IL 117 19.12.2019

In queste fotografie, gli studenti del corso per operatore delle calzature all’interno del Centro di formazione professionale Artigianelli di Fermo, promosso dal marchio NeroGiardini. si comincia con la lettura del modello, si prosegue imparando il taglio della pelle, l’uso della scarnitrice, l’orlatura, il fissaggio della tomaia: tutti i passaggi per realizzare una scarpa

Nel distretto di Fermo, nelle Marche, un imprenditore illuminato ha inaugurato quasi dieci anni fa un corso professionale che inizia i giovani ai segreti della calzatura. Ora raccoglie i frutti di quella scommessa: rendere l’artigianalità Made in Italy un mestiere altamente qualificato e interessante per le nuove generazioni

«Guarda qui, su questo lato. Sei andato troppo vicino al bordo. Che cosa significa?», interroga la signora Giuliana, esaminando la cucitura che corre attorno a una tomaia in pelle nera. «Che il risultato sarà impreciso», risponde Michele, 16 anni, consapevole di dover rincominciare da capo il proprio lavoro. La signora Giuliana, i capelli chiari, gli occhiali tondi e la medesima giacca da lavoro che indossano i ragazzi che la circondano, è una delle più esperte orlatrici del distretto calzaturiero di Fermo e Macerata. Oggi tramanda la sua conoscenza agli studenti del corso per operatore delle calzature tenuto dal Centro di formazione professionale Artigianelli di Fermo, promosso dal brand NeroGiardini. Gratuito, aperto agli studenti dai 14-15 anni (per il corso triennale) e dai 16 anni (per il corso biennale), permette di ottenere l’apposita qualifica regionale riconosciuta a livello europeo.

Nel laboratorio, insieme alla signora Giuliana, ci sono la professoressa Laura Pasqualini e i due docenti di taglio e assemblaggio, personale qualificato di NeroGiardini che, di fatto, sta formando i propri futuri colleghi. Nelle due stanze colme di macchinari, attrezzi e scampoli di pelle, si muovono studenti impegnati nel complesso iter che porta alla realizzazione della scarpa: «Mai così complesso come le funzioni di matematica delle lezioni del mattino», sussurra Niccolò, del secondo anno. La mattina i ragazzi studiano italiano, storia, inglese, matematica e fisica, diritto, economia, informatica, disegno. Il pomeriggio imparano sul campo le basi per diventare artigiani provetti.

Primo passo, leggere lo schema del modello della scarpa, poi scegliere la pelle, preziosa materia prima da valorizzare nel taglio: «All’ultimo anno i ragazzi imparano a usare il software e la macchina di taglio automatico CAD. In azienda nessuno chiederà loro di tagliare a mano, ma pensiamo che sia fondamentale che imparino tutti i passaggi della lavorazione artigianale», precisa la professoressa. Accanto a lei, un ragazzo segna con una penna argentata la sagoma del pezzo che manca alla sua scarpa, modello 101 del catalogo NeroGiardini. Con il coltellino, poi, incide lentamente, cercando di creare un bordo preciso, netto. «Se non tagli bene, non riuscirai a orlare bene», spiega, concentrato. Poco distante, una sua compagna è alle prese con la scarnitrice, che assottiglia i bordi dei pezzi appena tagliati, perché nell’assemblaggio non ne aumenti lo spessore. Infine, con quelle che paiono enormi macchine da cucire, completa l’orlatura, terminando la tomaia. I passaggi successivi sono la premontatrice, che fissa la punta della tomaia al sottopiede, e la cardatrice, che assicura l’applicazione del fondo della tomaia. I ragazzi si muovono veloci, tutti con le medesime giacche scure fornite da NeroGiardini, come del resto l’attrezzatura, le pelli, i modelli e persino quella maestra d’eccellenza che è la signora Giuliana. Dopo una vita trascorsa a lavorare come orlatrice, racconta, a un passo dalla pensione, ha ricevuto la chiamata di Enrico Bracalente, fondatore di B.A.G., l’azienda di Monte San Pietrangeli (Fermo) titolare del brand NeroGiardini. «Lo conosco sin dagli inizi della sua azienda, quando io lavoravo da casa e lui mi portava le scarpe da orlare, la sera, a bordo della sua Vespetta. Non mi sarei mai aspettata che mi scegliesse come tutor per questi ragazzi».

Da anni l’imprenditore sognava una scuola che formasse personale giovane per le aziende del distretto, ma la svolta è arrivata nel 2010, complice l’incontro con padre Sante Pessot, preside dell’Artigianelli, Centro di formazione professionale fermano che, quell’anno, era a un passo dalla chiusura: «Ero appena stato nominato direttore, ma ero piuttosto un curatore fallimentare: avevamo pochissimi iscritti, l’unico corso attivo era quello di termoidraulica», ricorda padre Sante. «Quando il signor Bracalente si è presentato dicendomi che voleva mettere in piedi un corso per la calzatura, a sue spese, ho pensato che fosse il solito imprenditore in cerca di visibilità». Così non è stato: «Ho subito spiegato che volevo formare i ragazzi per inserirli nelle mie aziende», spiega Bracalente. «Questo è uno dei distretti della calzatura più importanti a livello europeo. Fin dagli anni Novanta, quando ho deciso di continuare a produrre in Italia, senza delocalizzare, sapevo che dovevo lavorare al passaggio generazionale, per formare l’eccellenza del domani». Controcorrente nella scelta di restare in Italia, ha aperto una scuola di qualità nonostante l’avvento della crisi e ha da poco messo in piedi un polo logistico avveniristico, rifiutando però di considerare l’e-commerce, spiega, per tutelare i commercianti con cui lavora. «Mi prendevano per pazzo perché non ho delocalizzato, invece ho avuto ragione. Allo stesso modo, la scelta di investire nella formazione oggi mi ripaga in termini di professionalità». Muovendosi per lo stabilimento produttivo si incontrano le stesse macchine viste in classe: «La tecnologia avanza molto rapidamente e cerchiamo di restare sempre al passo. Quando cambiamo un macchinario con un nuovo modello, lo inviamo alla scuola». All’orlatura è seduta una ex studentessa, Antigona, 19 anni. Dietro di lei si trova proprio la sua ex professoressa, la signora Stella, che era stata tutor del suo anno e che ancor oggi è il punto di riferimento professionale per la ragazza.

Enrico Bracalente (fondatore di B.A.G, l’azienda di Monte San Pietrangeli titolare del brand NeroGiardini) con i figli Alessandro e Gloria

«Negli ultimi anni è prevalsa l’idea, sbagliatissima, secondo la quale quella dell’artigiano sia una carriera di serie B. La società ha dimenticato che nelle mani di un bravo artigiano c’è del genio. Che se un giovane si realizza in modo dignitoso, imparando un mestiere e creando qualcosa con le sue mani, si sarà assicurato il successo personale», continua Bracalente. I numeri gli danno ragione. Le classi piene e i tanti iscritti provenienti dal territorio sono il segnale del cambiamento di mentalità a livello locale. Uno stipendio in ingresso di 1.200 euro, che può arrivare nel tempo a 2.500, certifica un valore: «Il nostro è un settore estremamente artigianale, per competere in un mercato globale bisogna distinguersi con l’alta qualità tipica del Made in Italy. Nel creare una scuola d’eccellenza ho pensato prima di tutto al futuro della mia azienda e del territorio. So che i miei competitor chiedono a padre Sante dei nominativi, per future assunzioni. Non posso che esserne felice: la percezione dell’artigianato cambierà nei prossimi 10 anni e le nuove generazioni lo stanno capendo».

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