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Anche al business piace fare TikTok

02.12.2019

Un set per selfie e video allestito da TikTok per le celebrazioni del Capodanno 2019 davanti a Palazzo Daming, a Xi'an (Cina)

Sulla piattaforma social in cui si condividono brevi video, sono sempre più numerose le aziende che lanciano iniziative di marketing a base di “sfide”

C’è di tutto: il ragazzino che doppia la canzone del momento con il labiale e il gruppo di amici che imita gli Avengers pubblicando un video di pochi secondi in cui, con le immagini che scorrono al contrario, sembra davvero che tutti volino come Thor e Capitan America. Ma TikTok non è soltanto svago e divertimento. Il social network cinese ha 500 milioni di utenti mensili medi ed è attivo in decine di Paesi in tutto il mondo: un bacino non da poco per le aziende che possono così sperimentare strategie di advertising diverso, sfidando i clienti stessi a creare contenuti originali. Così ognuno di loro diventa un micro-influencer.

Fondata in Cina da ByteDance, che possedeva già la piattaforma Musicaly.ly, TikTok è la nuova piazza dei giovanissimi: a differenza della prima della classe, Instagram, e dell’ormai datato Facebook, questa piattaforma punta tutto sulla creatività degli utenti, dando loro la possibilità di montare video della lunghezza di 15 secondi da combinare con animazioni e musiche. Basta un tormentone o un motivetto, qualche mossa e il labiale che ripete le strofe e – a volte – il successo è garantito. Ma, in tutto questo, che ruolo possono ricoprire le aziende? Come muoversi su una piattaforma abitata dalla Generazione Z?

Molte sono partite dalle cosiddette “hashtag challenge”, ovvero sfide lanciate agli iscritti per il video più bello, ovvero quello in cui il prodotto fornisce l’ispirazione iniziale di un contenuto che ha l’implicita missione di diventare il più virale possibile. Tra le prime è arrivata McDonald’s: in Malesia, la catena di fast food ha ispirato la #bigmactiktok, generando un traffico di 11,9 milioni di visualizzazioni grazie ai tanti giovani alle prese con la preparazione virtuale dell’hamburger tra grafiche e balli.
Su TikTok sono le aziende che chiedono i contenuti direttamente agli utenti. Guess, ad esempio, ha lanciato la challenge #inmydenim: quasi 40 milioni di visualizzazioni con tantissime clip dove i protagonisti compaiono vestiti male e poi, grazie a un sapiente montaggio, sbucano da un frame all’altro con indosso i jeans all’ultima moda.

«TikTok è un’app interessante per la pubblicità perché ingaggia e richiede l’abilità degli utenti», spiega Vincenzo Russo, docente di Neuromarketing e Psicologia dei consumi all’Università IULM di Milano. «Spinge le aziende a un supplemento di creatività: invece di coinvolgere un influencer per fargli pubblicizzare un prodotto, fanno qualcosa di diverso lanciando sfide che possano coinvolgere il maggior numero di persone». Come ha fatto un’altra catena di fast food, Chipotle Mexican Grill: quasi 280 milioni di visualizzazioni con una delle sue challenge #ChipotleLidFlip. Ma come si chiama questo modo di interagire tra marchi e clienti? «È un tipo di pubblicità che fa parte del filone dell’advergame, una fusione tra advertising e game», conclude Russo. Insomma, il trucco è sponsorizzare divertendosi.

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