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La mia giornata con gli incursori della marina

IL 117 02.12.2019

In queste pagine, il racconto fotografico della giornata speciale di addestramento che si è svolta presso la base del Comando raggruppamento subacquei e incursori “Teseo Tesei” (Comsubin), organizzata dal brand Panerai in collaborazione con la Marina Militare

La traversata con i gommoni d’attacco, la sessione di tiro con i mitragliatori, il salto nel vuoto con la zip line. Nella base del Comsubin, per cimentarsi con l’addestramento del nostro reparto d’élite. “Muro del pianto” compreso...

Stavo passando un’estate tranquilla: mare, riposo, libri in arretrato finalmente tra le mani. Intorno a metà agosto, però, mi rendo conto che il tempo comincia a stringere. Tornato a casa, infatti, avrei affrontato un’esperienza eccezionale: l’addestramento degli uomini del Comando raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei”, meglio conosciuto come Comsubin, un corpo d’élite con mansioni estremamente specializzate che vanno dal controterrorismo navale alle infiltrazioni in territori ostili. L’opportunità è arrivata dal brand di orologi Panerai, che mi ha invitato ad aggregarmi al drappello formato da quei clienti, provenienti da tutto il mondo, che hanno acquistato uno dei 33 esemplari dello speciale modello professionale Submersible Marina Militare Carbotech 47 MM (con l’incisione dello stemma del Comsubin sul fondello), garantendosi così la partecipazione a un’esperienza unica.

Una settimana dopo il ritorno dalle vacanze, eccomi sulla banchina del porto di Marina di Carrara, pronto – diciamo così… – alla missione, mentre dal mare sopraggiunge una squadriglia di super-gommoni d’attacco Zodiac Hurricane. Sui volti dei partecipanti non ci sono segni di preoccupazione, solo grandi sorrisi. Lo stesso vale per me.

Salgo su un Hurricane e mi viene chiesto di indossare un giubbino salvagente e di inforcare i fermapiedi. Mi aspettavo una navigazione veloce ma piacevole, che mi permettesse di guardare il panorama prima di arrivare alla base militare, dove un tempo si trovava l’antica Fortezza del Varignano, sul promontorio del golfo di La Spezia. Piacevole lo è, anzi divertentissima, certo non turistica. Il nostro pilota non fa sconti, va spedito come se fosse in una vera missione, e noi ci ritroviamo a fare salti di qualche metro sulle onde, restando più volte sospesi nel vuoto per pochi, interminabili e adrenalinici secondi, prima di atterrare con una certa violenza sull’acqua. Prendo il volo e ricado temendo per la tenuta della mia schiena.

L’orologio Submersible Marina Militare Carbotech 47 MM, in edizione limitata a 33 pezzi, con l’incisione dello stemma del Comsubin sul fondello

Raggiunta la base, ci raduniamo davanti a una tenda da campo per il brief sulle prove che affronteremo. Mentre le slide si susseguono sullo schermo, prendo nota mentalmente di quali saranno le mie tappe da incursore: inizio soft con visita a una nave da guerra, poi percorso agilità con i suoi ostacoli, quindi l’immersione con le bombole, una sessione con le armi e, infine, il salto nel vuoto con la zip line.

Per quanto riguarda il percorso agilità penso di farcela senza grandi problemi, ho cominciato a metà agosto ad allenarmi… Ma il giorno dopo mi renderò subito conto di quanto mi stia sbagliando. Non vedo l’ora di cimentarmi nell’immersione, che non ho mai provato in vita mia. Senza brevetto, dovrò limitare la mia discesa nella profondissima piscina usata per l’addestramento, ambiente più protetto e sicuro del mare aperto. E poi, la prova di tiro… Ecco, da “reduce” del servizio civile, quest’esperienza con le armi mi inquieta un po’. Domani vedremo.

Terminato il brief, da un mezzo militare un soldato urla il nostro nome e ci lancia le nostre sacche. Per fortuna le prendiamo al volo, ed evitiamo la prima figuraccia. Ormai ci siamo. All’alba, alle 6 del giorno successivo, comincia la vestizione: t-shirt verdone, divisa militare camouflage e scarponcini anfibi. Non posso fare altro che guardarmi, soddisfatto, allo specchio…

Ritorniamo alla banchina da cui siamo partiti il giorno precedente e si parte sugli Hurricane. Questa volta l’atmosfera è meno scherzosa, più silenziosa. Ricominciamo a “volare” e al nostro fianco appare la Nave Cabrini, prima unità navale ad alta velocità della Marina Militare, che compie un tratto di navigazione insieme a noi. Dopo la visita alla nave – con vista sui sottomarini ancorati a qualche metro di distanza – veniamo condotti al percorso agilità.

Il sole picchia forte. Affronto i primi ostacoli (saltare negli pneumatici, proseguire strisciando in un tunnel e poi sotto una rete) senza eccessive difficoltà, poi i miei sogni di gloria si infrangono sul Muro del pianto. Ci arrivo correndo, e mentalmente preparo le mosse da compiere: puntare il piede sul muro, fare leva con la gamba, appoggiare le braccia, tirarmi su e sbucare in corsa dall’altra parte. Facile, in un mondo ideale e con 20 anni di meno; impossibile, oggi e nel mondo reale. L’agonia continua con altri esercizi. Con la testa bassa e dolorante mi riparo all’ombra di un container di fianco a un militare che potrebbe avere la mia età. Gli dico: «Ma come si fa?». La sua saggia risposta: «Mica ci riescono tutti, non per niente lo chiamano Muro del pianto…». Le sue parole mi rincuorano e mi fanno affrontare con una certa fiducia la prova successiva: l’immersione.

Mi metto l’attrezzatura e un istruttore mi spiega che cosa fare una volta sott’acqua. Tutto fila liscio. Mi diverto molto, e svolgo anche una serie di compiti come svitare bulloni o chiudere portelli che fanno parte delle mansioni tipiche degli incursori. Alla fine, il verdetto: «Sei portato», mi dicono, «sembra che tu l’abbia già fatto». Dopo la batosta del percorso agilità, esco da quella prova a testa altissima.

Quando arriva il momento del rancio, mangiamo insieme a tutti i militari della caserma seduti in lunghe tavolate. Dopo pranzo, si va all’eliporto. Un velivolo ci porta (tre alla volta) in cima, di fronte a una vecchia fortezza abbandonata. Sentiamo spari provenire dall’interno. L’idea di sparare mi mette a disagio… Ma sono qui, e non posso tirarmi indietro. Dobbiamo usare due diversi tipi di mitragliatori e, sorpresa, mi faccio valere: la mia unica esperienza con la mira è relativa ai tempi in cui giocavo ai videogame, eppure faccio sempre centro (davanti a testimoni!).

Infine, il salto nel vuoto con la zip line. Quella corda tesa sopra lo strapiombo mette i brividi. Mi imbrago e mi lancio, sorpreso di come la forza di gravità mi porti comodamente a destinazione. Una jeep ci attende per condurci alla base. Mi sento come un vero militare che guarda fuori dai finestrini pensieroso, una volta finita la missione, stanco, ma soddisfatto. L’esperienza si conclude nel migliore dei modi, a cena tutti insieme, godendosi il “riposo del guerriero”.

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