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Lasciamo spazio al caso

IL 117 19.12.2019

In questa immagine, Milovan Farronato durante la lettura dei Tarocchi di Stromboli in occasione di Art Montecarlo 2017

Giocare con l’imponderabile come si gioca con il destino (o è il destino che si prende gioco di noi?). Si può raccontare la storia dell’arte con un mazzo di tarocchi. E anche prevedere il futuro ai lettori di “IL”, se a farlo è l’ideatore della rassegna che trasforma il vulcano di Stromboli in un oracolo della creatività più recente

Spigolosi banchi di ghiaccio sgomitano imprigionando tra le pieghe dettagli di un relitto incagliato. Sembra un tutt’uno. Prevale l’iceberg su un orizzonte cupo e tinto di gelo. È un inverno che non tramonta nella foschia senza tempo che lo avvolge. La spinta dell’uomo a oltrepassare i limiti, a sfidare la vita, la morte; la fortuna si arresta di fronte alla vertigine della natura. Scelte talvolta senza ritorno. Come quella dell’artista olandese Bas Jan Ader, che nel 1975 tentò, da solo e con una piccola barca a vela, l’attraversamento dell’Oceano Atlantico come parte della performance In Search of the Miraculous. Non fu mai più ritrovato. Con Il mare di ghiaccio (conosciuto anche come Il naufragio della Speranza) Caspar David Friedrich tra il 1823 e il ’24 realizza un capolavoro che insieme a Il monaco in riva al mare (1810) costituisce una delle più celebri rappresentazioni del sublime. Non più scenari armoniosi e ideali, i luoghi ameni, ma i temporali, gli uragani indomabili, i vulcani minacciosi e le tempeste implacabili.

Talmente attuale questo dipinto – i ghiacciai intendono sciogliersi in questa nostra epoca di fuoco – che due artiste contemporanee ne hanno realizzato una loro versione. Nel 2011 Katharina Grosse presso il MASS MoCA (Massachusetts) invade lo spazio espositivo con la sua pittura tridimensionale. Grosse non ama i confini e tanto meno le cornici. Il gesto deve essere libero ed epico. Ogni presenza diventa supporto pittorico: il pavimento, le pareti, anche il soffitto; invade le finestre e incorpora elementi eterocliti come arredi, indumenti e ogni possibile preesistenza. In One Floor Up More Highly inserisce volumi in polistirene che riecheggiano lo scenario apocalittico del quadro del suo compatriota romantico. Nel 2005 l’italiana Monica Bonvicini nei Giardini della Biennale di Venezia chiede a un gruppo di prestanti muratori di scolpire un’enorme cubo di mattoni YTong ricreando a memoria i volumi di ghiaccio del dipinto, precedentemente sottoposto alla loro attenzione. Imbragati, fregiati di elmetti di protezione, lavorano senza sosta sulle impalcature che circondano il cubo per le canoniche ore di lavoro giornaliere e sono attrezzati degli arnesi facenti parte di quel corredo professionale stereotipicamente mascolinizzante – motoseghe, flessibili, trapani e picconi – che l’artista ha spesso usato in installazioni e sculture per mettere in discussione le dinamiche di genere ed evidenziare le gerarchie e i feticismi patriarcali.

I Tarocchi di Stromboli disegnati da Nicolò Bruno, per la rassegna Volcano Extravaganza

Sono loro i performanti autori en plein air della nuova edizione del Mare di ghiaccio, della suggestione dell’abisso e della mortale resa a ogni ambizione d’Altrove. Durante i tre giorni di vernice della 51esima Biennale di Venezia un pulviscolo fastidioso agita l’aria. La polvere dei mattoni sfregiati si sparge e deposita per poi essere trasportata dai passi della gente lungo i viali e dentro i Padiglioni, parte integrante di un’opera rumorosa che naufraga come un’epidemia. Due lavori distinti e diversi, quello di Grosse e Bonvicini, che in comune non hanno solo il riferimento visivo al quadro di Friedrich, ma anche una simile attitudine: lasciare spazio al fortuito, al caso. La Dea Fortuna compie l’ultimo atto creativo, completa l’opera. Come avere un canovaccio, ma non un copione. Anche Grosse, come gli operai di Bonvicini, si muove su impalcature e indossa un apposito armamentario completo di maschera per non respirare gli effluvi della pistola spray con cui “imbratta” l’ambiente che la circonda. Ricordo un suo titolo molto eloquente: Un altro uomo ha fatto sgocciolare il suo pennello (2008), riferimento ironico, immagino, a tanta Action Painting e a una visione machista di certa pittura del passato e del presente. L’esito non è incerto né tanto meno tremolante, il corpo performante dell’artista possiede memoria dell’esperienza passata per governare il momento, ma un significativo margine di rischio resta presente, insieme al desiderio di superare i limiti di certo perfezionismo tecnico. Il desiderio di un corpo eccitato che agisce in diretta, invocando la possibilità di un autosabotaggio creativo. Penso si tratti di volersi sorprendere o di credere nella possibilità dell’errore qualificante. Cercare di confinare una predisposizione in un attimo, sullo stimolante precipizio del fallimento.

Anche la pittrice inglese Celia Hempton, da tempo, espone le sue abilità cromatiche e la sua idea di armonia e composizione a un processo frenetico. Scegliere di rappresentare, dal vivo, un atto o un momento che si compie velocemente, che ha un apice e poi una quiescenza, sia che si tratti dell’erezione auto-erotica di un amico o dell’eruzione di un vulcano. Una questione di climax per cui l’ultimo atto, quello risolutivo, è la punta dell’iceberg di un sommerso fluttuante sempre rimesso in gioco. L’esito è comunque espressionista e spesso surreale: un orifizio ritratto da vicino può diventare un’eclissi e un genitale si può accendere di tinte febbricitanti o pacarsi in un gelido inverno. L’ho personalmente accompagnata in cima a Iddu (come gli strombolani chiamano il loro vulcano) e l’ho vista compiere il gesto pittorico. La tela riceve la benedizione delle ceneri libere che si depositano sulla materia.

Stromboli, luogo strano dalle potenti alchimie. Un posto remoto, benevolo e malevolo. Un triangolo nero che emerge dal mare. Paesaggio sublime, arcaico, in costante agitazione. L’unico attracco offerto è nel punto più esposto alle correnti e al maestrale. Omero la chiamava la “fortezza di ferro” dove risiede la reggia di Eolo. Karin, il personaggio interpretato da Ingrid Bergman in Stromboli, terra di Dio di Rossellini, cerca di abbandonarla in ogni modo e si arrende solo alla fine, forse. Marina Abramović vi ambienta una strana Pietà, mentre l’artista dell’Arte Povera Giovanni Anselmo studia per anni la proiezione della sua ombra lungo la Sciara del fuoco. La scorsa estate, la Bbc l’ha battezzata l’isola più pericolosa del mondo. Io ci sono arrivato nel 2008 insieme a Nicoletta Fiorucci – collezionista, patron e mia costante supporter. Pellegrini ermetici, eravamo in cerca di uno scenario carismatico per progetti che da allora scandiscono ogni estate con eventi effimeri che si accendono e spengono nel volgere di qualche alba e altrettanti tramonti. Ogni accadimento, grazie al suo, più o meno evidente, dialogo con questa terra così magnetica, esposta a tutti gli elementi, ha assunto spontaneamente un aspetto profondamente simbolico, un valore epifanico, oracolare, quasi profetico. Qualche anno fa ho voluto raccontare la storia dell’arte recente prodotta su questa isola attraverso un mazzo di carte che attinge ai significati degli arcani dei Tarocchi. Sono state però sostituite le immagini della tradizione con le visioni degli artisti che abbiamo invitato negli anni (Camille Henrot, Haroon Mirza, Kenneth Anger, Maria Loboda, Paulina Olowska, Andro Wekua, per citarne alcuni). Il nome dell’autore è stato omesso, conosciuto e nominabile solo da chi legge le carte, ma sopravvive un riferimento temporale e il titolo dell’opera che dà nome all’arcano.

E per tutti gli artisti che ancora si affacciano al precipizio lasciando spazio alla Fortuna e a tutti i lettori che hanno ancora uno spirito romantico, vorrei ora estrarre qualche carta dal mazzo e vedere cosa racconta. Se vi immagino, non posso fare a meno di pensare a Quick Fix Remix. Ardito, folle, sciocco, sei alle pendici del vulcano e credi di poterlo imitare. Tra la sabbia nera fai colare materiale fuso che subito raffreddi con l’acqua salata del mare. Aspetti il tramonto in modo che il procedimento scintilli. Raphael Hefti il 19 luglio del 2015 ha effettivamente realizzato questo processo e ha poi issato – come un trofeo o un’offerta – sulla spiaggia di Forgia Vecchia le lance di metallo pesante immediatamente ossidato. Hai un rimedio per tutto. Mai problemi, solo soluzioni. Non hai paura del confronto e credi di poter controllare ogni cosa. Il titanismo per te non è solo letteratura. In realtà, la carta estratta a rappresentare la tua persona e il tuo temperamento è Abstracting Attraction: due figure danzano e si confondono l’una nell’altra in cima al vulcano. Rischio e precipizio restano, ma anche grazia e attrazione. C’è bilanciamento, sei in meditazione, guardi il mondo da prospettive diverse che solo la metà che ti completa tiene in equilibrio. La carta rimanda alla performance di Mathilde Rosier, una danza accompagnata dal declamare della frase: «Io sono questo abisso. Il fondo della mia anima ha così tanta profondità che né gioia né tristezza lo può raggiungere. Sono in estasi». Nel tuo presente arriva un coro sconnesso: sotto la guida dell’artista Thomas Zipp una processione di figure mascherate e in divisa suonano strumenti senza una partitura. Sei ancora parte di un gruppo, ma non vuoi sincronizzarti. Voce fuoricampo, preferisci trovare l’armonia della cacofonia? Nel tuo futuro la processione diventerà una passeggiata: Acqua Viva incita a una narrativa senza spina dorsale, ti invita a percorrere sentieri mai esplorati. Joana Escoval il 20 luglio del 2016 lungo una mulattiera che conduce verso la vetta dello Stromboli decise improvvisamente di farci cambiare strada, girare a sinistra nella fitta vegetazione. Un percorso nuovo, nuovi incontri e accadimenti. Immersi nella foresta la cima scompariva così come il mare e per la prima volta quel luogo misterioso si è rivelato una montagna. Datti il tempo e il lusso del mutamento, cambia strada per vederti e vedere il mondo secondo un diversa morfologia.

Sono certo che durante la lettura di queste pagine e di queste carte avrai formulato in te una domanda, qualcosa da chiedermi. La risposta te la offre Dying on Stage: recita il tuo ruolo. Dissimula, non dichiarare! Confondi con altro, le confessioni non sono permesse. Fingi di fermarti, sei ancora su un palcoscenico. L’ultima carta contiene un prezioso consiglio: rischia di nuovo, giocati tutto. Throw of the Dice, recita il tarocco di Lucy McKenzie, un chiaro invito a estremizzare, a spingerti oltre. E che il rischio sia la tua miglior captatio benevolentiae per l’anno a venire o la più congrua damnatio memoriae di quello che sta per concludersi.

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